Dietro di me, alle mie spalle è il mio gelsomino, ma ne sento il profumo e stasera non andrei più a dormire. Suona Tenco Vedrai vedrai…ho letto molto, oggi. Sulla sdraio che ho rimesso a posto io, con queste mie mani che adesso scrivono, la sdraio di cui ho inchiodati i legni, ho cucito la stoffa, facendo quel punto con il filo giallo e viola che tanto mi piaceva.
Intorno a me sono tutte le mie piante, le mie mie mie, lo vorrei ripetere cento volte. Sono soddisfatto del risultato, dopo giorni di lavoro: ogni anno c’è sempre un grande amore da distribuire a fine inverno, tra un rinvaso, un recupero, una potatura drastica. E Tenco ora canta Ognuno è libero di fare quello…boh, ho perso il filo. Ah…questa terrazza, eterno motivo di discussioni. C’è chi la vorrebbe chiudere parzialmente e farne una fascinosa veranda (mia suocera), c’è chi la vive come una piacevole spiaggia dove prendere il sole come mamma l’ha fatto (il mio compagno), c’è chi viene a fare delle grandi mangiate e a ballare ubriaco d’estate godendosi Milano dall’alto e la luce della Madunina che brilla (gli amici) e c’è chi qui vive, che sono io.
Mi sento vivo, in questo grande caos di piante e di fiori, li conosco tutti uno per uno, anche le erbacce, che non sradico, perché voglio vedere cosa fanno di bello Qui. Gli uccellini vengono a mangiare il pane che lascio la sera. La mattina salgo per fare colazione, alle 6 rinasco qui, con il mio latte e nescafe freddo. Domani mattina c’è la torta con la farina di castagne, le mele e l’uvetta, me l’ha fatta lui oggi.
Io, questa terrazza un pò selvaggia, un pò me, la vorrei lasciare sempre così. Vincerà la suocera?