Ma lo sai che mi devo legare una mano altrimenti vengo lì mentre stai mettendo a posto le bottiglie d’olio e ti do una pacca sul sedere. Ah, caro addetto all’insalata, ma dentro quei jeans le tue carni scoppiano, parlano, guardano. Ogni volta che entro spero sempre che tu ci sia, addetto all’insalata, solo per guardarti, s’intende. Non potrei certo abbordarti, al supermercato poi, tra un carrello e una cassa, ma tu addetto all’insalata, ci sei e mi basta.
Magari un giorno ti sfiorerò con il carrello e tu mi guarderai, penserai: però carino questo qua, guarda come mi sorride. Io abbasserei subito lo sguardo per il timore dell’insulto o dello sguardo di indifferenza – Certo a te piacciono le donne, addetto all’insalata! Ti si legge in faccia, o mi sbaglio? Mi sbaglio, si forse mi sto sbagliando, Oddio cosa fa, si avvicina. Succo di pomodoro, allora si questo mi serve. Si avvicina ancora, sorride un poco, di più. Che fai, maschio etero, mi prendi per il culo, guarda che potrei…crederci e poi innamorarmi. Ma che cavolo dico innamorarmi, a me basta una scopata di là nel retro, tu che mi dici – scusa ma tu per caso lavoravi in via valtellina? Si certo, ecco dove ti ho visto! Dai vieni che ci facciamo una birra di là. Dai si vengo.
Io che neanche so dove sia via valtellina.
In silenzio. Tic tac tic tac tic tac tic tac, l’orologio fa tic tac ed io sento la sua mano che stringe la mia testa, tic tac tic tac tic tac.
Giù