Mi sento l’uomo senza, a Mykonos.
Prima grave mancanza: sono senza borsa da spiaggia. Mi presento sulla spiaggia sciccosa con uno zainetto anonimo, grigio e rosso con due grosse tasche laterali di rete, tipo da passeggiata in montagna d’estate con la zia.
Ma che ci metti i pesci, lì dentro…La prima topolina squittisce.
Ma ti ci sta tutto lì dentro…La seconda topolina asserisce perentoria con leggera interrogazione sdegno
La terza topolina abbandona la lettura di Vanity, volge lo sguardo, si alza e accarezza il morbido Emporio Armani, come a dire: quello zainetto non ti avrà mai!.
Sento la voce che arriva da sinistra: ma sì, dopo tutto a Mykonos c’è posto per tutti. Una faciullina del gruppo chiosa la fine – quella che pensa essere la fine – del malinteso.
Concessomi l’onore di restare e di mescolarmi alle topoline topolone, pregusto il godimento. Estraggo dallo zainetto il mio telo mare giallino sbiadito con le palme che erano verdi ma sono diventate grigie. Imbarazzo, schifo,tensione. Il clima si fa rovente di rossori e non sono quelli provocati dalla ceretta sul petto. Affondo ancora di più e ….via. Mi tolgo pantaloncini e mutande, restando nudo con il pisello peloso al vento e la faccia dentro lo zaino alla ricerca del costume.
Ma dai ma non potevi mettertelo a casa ma mettiti un telo ma cambiati nella cabina ma cos’è sta roba.
Trovo il mio costumino blu anonimo e lo infilo sballottando bene il pisello e le palle, per togliere qualche residuo di sabbia. Qualche topolina alla vista di tanto trionfo di pelo sta per avere un conato, che assecondo, cominciando a spalmicchiare una crema densa sul petto. Poi mi stendo e…adesso devo andare ad innafiare. Ne riparliamo dopo.