Ogni volta che uso la mia macchina da cucire il tempo sembra non finire mai: ieri sera ho accorciato un paio di jeans, ho finito la scollatura del tubino per Sara, ho trasformato una camicia a manica lunga in una a manica corta, con inserimento del polsino all’altezza del bicipite. Il mio compagno dice che sembra un pò camicia della nonna per la prima comunione del nipote, ma vedrete che la indosserà, eccome se la indosserà. Una bella camica a righe bianca e azzurra che lui ha strappato ed io ho prontamente riparato con ausilio di creatività, gessetto, forbici, filo e ago. Me lo vedo già gironzolare per Milano, con il suo bicipite abbronzato che esce dal polsino aperto a metà braccio. Riparare gli abiti è davvero divertente, mi fa risparmiare tempo, cervello e soldi, mi permette di pensare, toccare, riconquistare la mia manualità.
Quello che un pò mi turba è che il cucito è proprio un passatempo da finocchio ed io certo, lo sono finocchio, ma sono anche ancora un pò represso in questo senso: se mi fosse venuta la passione per le riparazioni dell’auto o del cesso, magari sarei andato in giro con il cartello sono un meccanico e sono idraulico e sono finocchio, ma invece sta passione dela taglia e cuci mi crea qualche imbarazzo. Non dovrei? Forse. Fa troppo luogo comune, quella del finocchio cui piace cucire, fa un pò vecchia zitella finocchia, neanche stylist o fashionchecazzoneso, ma proprio vecchia zia. Rischio pure l’allontanamento dei fashion group starnazzanti della Versilia se mi presento con il cesto per il cucito e il ditale! Ops…infingardo.