Faccio finta di avere vinto.
Preparo la valigia domani mattina e prendo un volo per Cipro, poi affitto un’auto e vado a Salamina, dritto dritto al Mimosa Hotel.
Sto lì giorni e giorni, faccio colazione con la ricotta ed il miele, le pere e il latte, il pane fresco e la marmellata di fichi, sto li giorni e giorni, ma non lo dico a nessuno.
Sto lì insieme al mio compagno, dopo anni di vita insieme sempre a seguire le disgrazie altrui che si sono abbattute sulle nostre vite, sto lì con lui per capire che possiamo ancora sorridere insieme.
Non lo so se ho vinto, ma camminando con la borsa della spesa pesante in una mattina di pioggia a Milano, ho incrociato lo sguardo di un ragazzo e ho capito che era felice. Di vivere e basta, di tutti i soldi del mondo non sa che fare, il ragazzo che incontro.
Forse non ne ho bisogno neanche io, so quello che mi fa bene, l’ho capito. E visto che mi voglio bene, presto l’otterrò. Non sono quei soldi però, quelli sarebbero solo il paravento per fare altro. Ho molta paura di tirare fuori tutti i quaderni, sono anni che non leggo più quelle pagine, le ho scritte quando stavo molto male. Le mie mani già tremano al pensiero di aprire quella scatola, ma me lo devo. Molte pagine sono finite dentro l’intercapedine del muro, le ho nascoste lì dentro per essere certo che non le avrei più lette, che non sarebbero più esistite.
Non lo so quanto resiterò ancora, in apnea.