Mi chiamava mi pimpolin, mi diceva moro mou, mi infilava un dito in bocca e mi toccava la lingua.
Mi prendeva il membro tra le mani e mi diceva andiamo là dietro che ti bacio
Mi guardava con gli occhi blu e mi diceva ho 44 anni, ma in realtà ne aveva solo 38.
Mi portava a cena sulle alture e mi scostava la sedia per farmi accomodare.
Mi spezzava il pane per darmene un pezzo e mi versava il vino dalla caraffa di latta blu
Mi diceva cosa leggi ma poi si voltava verso il mare e diceva andiamo a far l’amore.
Alle otto il sole non c’è già più e lui mi porta dietro un agave spezzata all’ombra di un pino marittimo solitario. Mi dice I want to be your umbrella. Poi continua a succhiare fino in fondo. Mi guarda ancora e ripete I want to be your umbrella. I want I want I want to be to be to be. Now: eccoti servito. Devi prendere tutte le gocce che cadono, non perderne neppure una. Sei o non sei la mia umbrella? No, non lasciarle cadere, fai in modo che siano le tue labbra a raccoglierle.
E che sia la volta buona che Gabriel sparisca.