PACS Per Amare Con Superficialità


Ecco a cosa servono, i Pacs. E lo dico da persona con cognozione di causa, essendo nella situazione in cui, secondo una certa opinione pubblica, sarei avvantaggiato dai Pacs. Mi sono chiesto perché, da dove deriverebbe il mio beneficio e non sono riuscito a trovare una risposta, o meglio risposte ci sono, ma sono così banali che non riesco a capirle. Forse la solidarietà e la civiltà hanno bisogno di un patto? Forse l’energia spesa per promuovere un vincolo burocratico sarebbe meglio utilizzata se rivolta a far conoscere un amore alle persone che ti stanno vicino. I diritti che i Pacs dovrebbero difendere sono così importanti, più importanti dell’amore e ad esso dovrebbero sopravvivere? Perché i Pacs si preoccupano del dopo, di cosa succederà quando l’amore finisce. E quando l’amore finisce, quando uno dei due coniugi muore, cosa resta dell’amore? Resta moltissimo, se è stato costruito molto, resta nulla se nulla è stato dato all’amore. E non sarà un vincolo legale a far sopravvivere l’amore. I Pacs sono un estremo tentativo di applicare la ragione, la tecnica, la legge – chiamatela come volete – all’amore. Ma è utile? Tanto per usare i soliti esempi che i sostenitori dei Pacs hanno tanto a cuore…

Se uno dei due sta in ospedale e l’altro non può andare perché la famiglia glielo impedisce forse i due avrebbero fatto bene a spendere qualche energia per risolvere prima il problema con i famigliari, forse avrebbero fatto meglio a parlare dell’amore, anziché chiedere che una Legge imponga un comportamento corretto.

Se uno dei due muore e l’altro non può più stare nella casa coniugale in affitto, è bene che se ne cerchi una nuova, così dimentica anche prima e soffre meno, se i famigliari si prendono tutto il patrimonio, ritorniamo al discorso di cui sopra. Era meglio pensarci prima e dedicare il tempo a far crescere l’amore e a farlo conoscere piuttosto che a fare inutili battaglie cosiddette di civiltà.

La forza della diversità è la ricerca della dimensione di vita più consona a sostenere la complessità del proprio essere e non credo che un PACS aiuti. Lo so, ci sono i problemi concreti, che poco hanno a che fare con le mie idee astratte. Ma forse non sono problemi per me o sono superabili per altre vie. Per le coppie eterosessuali c’è il matrimonio, e se due persone non possono impegnarsi subito in questo senso, aspettano o rinunciano e vivono intensamente quello che la vita dona loro. Per le coppie dello stesso sesso il discorso è diverso. Su un piano puramente pratico, escludendo ogni richiamo al concetto di amore o di divino, non è vero che sono la stessa cosa della coppia eterosessuale. La labilità della coppia è molto più alta, la facilità con cui nascono e muoiono le unioni omosessuali non giustifica alcun impegno da parte dello Stato nell’assicurazione di diritti – ripeto, l’acquisizione di alcuni dei quali è talvolta superflua, di altri raggiungibile in altro modo – di prestazioni a sostegno del reddito, di facilitazioni nell’accesso alle abitazioni popolari, di acquisizione di diritti patrimoniali. Se un impegno deve esserci, da parte delle Istituzioni, in modo particolare verso l’omosessualità ma non solo, allora è quello di promuovere una cultura della complessità, una cultura che esprima la capacità di convivere con un elevato grado di ambiguità, la cui ricchezza deve essere condivisa da tutti.La forza della diversità è la ricerca della dimensione di vita più consona a sostenere la complessità del proprio essere e non credo che un PACS aiuti. Lo so, ci sono i problemi concreti, che poco hanno a che fare con le mie idee astratte. Ma forse non sono problemi per me o sono superabili per altre vie. Per le coppie eterosessuali c’è il matrimonio, e se due persone non possono impegnarsi subito in questo senso, aspettano o rinunciano e vivono intensamente quello che la vita dona loro. Per le coppie dello stesso sesso il discorso è diverso. Su un piano puramente pratico, escludendo ogni richiamo al concetto di amore o di divino, non è vero che sono la stessa cosa della coppia eterosessuale. La labilità della coppia è molto più alta, la facilità con cui nascono e muoiono le unioni omosessuali non giustifica alcun impegno da parte dello Stato nell’assicurazione di diritti – ripeto, l’acquisizione di alcuni dei quali è talvolta superflua, di altri raggiungibile in altro modo – di prestazioni a sostegno del reddito, di facilitazioni nell’accesso alle abitazioni popolari, di acquisizione di diritti patrimoniali. Se un impegno deve esserci, da parte delle Istituzioni, in modo particolare verso l’omosessualità ma non solo, allora è quello di promuovere una cultura della complessità, una cultura che esprima la capacità di convivere con un elevato grado di ambiguità, la cui ricchezza deve essere condivisa da tutti.

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5 Pensieri su &Idquo;PACS Per Amare Con Superficialità

  1. Non mi sembra proprio che le coppie omosessuali e lesbiche abbiano le stesse problematiche delle coppie eterosssuali : come si fa a parlare a queste coppie di amore, mentre tra di loro vi è solo appagamento fisico e qualche volta ideologico: non vi è nulla che li leghi seriamente e c’è da sperare che non si arrivi MAI in Italia ad un fenomeno del tipo “deriva Zapatero”, viste le conseguenze che ci sono in Spagna … Se questa viene cocepita come una “società in piena trasformazione” allora sono orgoglioso di essere nato 44 anni fa da un padre ed una madre, cioè da una coppia NORMALE a tutti gi effetti, che mi ha dato e mi dona ogni giorno il vero significato della parola AMORE : dono di sè all’altro !

  2. Concordo sulla tua definizione dell’amore che, per l’appunto, significa darsi all’altro. Non concordo affatto sulle mezze verità circa il fatto che tra coppie di partner dello stesso sesso non ci sia amore, ma soltanto “appagamento fisico e qualche volta ideologico”. Ma da dove verrebbero queste certezze? Specifico che anch’io sono nato da una coppia normale, nel mio caso 49 anni fa. Specifico inoltre che non sono omosessuale. Ma sta di fatto che la difesa di quel che sarebbe normale, rasenta spesso e volentieri la fobìa. A parte ciò, ho imparato che la libertà di chi è diverso da me, è anche la mia libertà. E di libertà stiamo parlando e non di quant’era bello il mondo 44 anni fa, quando le donne morivano per gli aborti praticati clandestinamente, quando l’omosessualità era un tabù che in non pochi caso portò al suicidio, quando comunque il diverso era costretto a vivere ai margini della società. Vogliamo tornare a questo nel nome della normalità?

  3. Capisco l’angoscia che può derivare dal fatto che lo stato mette il suo naso anche in rapporti finora non sanciti dalla legge. E ammetto la mia ignoranza in materia, nel senso che non so bene quando si diventi PACS (che formula orrenda comunque!) e quando no, perché, a mio avviso, anche questo è un punto fondamentale.
    Senza voler entrare nel merito di una guerra di religione che si profila all’orizzonte, va detto però che il disegno di dare alle coppie di fatto uno statuto in termini legali, sembra più che legittimo. Quanti rapporti si protraggono per anni, con uno dei due partner (quasi sempre l’uomo nelle coppie eterosessuali) che non vuole sapere di matrimonio e che, al momento opportuno, se ne va in punta di piedi? Quali problemi nascono dal fatto che in Italia ci sono tre anni di attesa per ottenere il divorzio, una volta ottenuta la separazione legale, quando ognuno dei coniugi o anche uno solo si è rifatto da tempo una vita? E sono soltanto due tra tante domande…
    Personalmente credo che si annuncia ancora una battaglia tra mondo religioso e mondo laico, simile a quelle su diverzio ed aborto. Sono convinto che lo stato debba dimostrare la sua piena autonomia rispetto ai condizionamenti intentati dalla chiesa. E se si pensa di regolamentare le coppie di fatto, allora non è da vedere per quale motivo ciò dovrebbe valere soltanto per le coppie eterosessuali nel momento in cui la vita di coppia e le problematiche relative sono identiche (o quasi) anche nelle coppie omosessuali e lesbiche. Spiegare tutto quanto con il solo disegno divino o, viceversa, con il solo concetto dell’amore, non dà alcuna risposta alle domande che scaturiscono da una società in piena trasformazione.

  4. Difficile fare commenti su tanta convinzione. Ho speso troppe energie in passato per dialogare con chi ha troppi steccati culturali. Le porto un esempio terra terra del perché certe leggi si “devono” fare: Finché i proprietari dei cani non usciranno tutti con sacchetto e paletta per raccogliere gli escrementi degli amati(sic!) animali, dimostrando civiltà, sempre più Comuni applicheranno sanzioni imponendola per legge. Per il rispetto di tutti, cani in primis.
    Le auguro di ampliare i suoi orizzonti provando a mettersi anche nei panni di chi, nel tempo, ha sentito il bisogno di ricorrere a delle leggi per vedere sanciti i loro diritti di cittadini che si trovano ancora oltre gli steccati di cui abbiamo parlato.

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