La lettera che scotta


Ho passato otto buche delle lettere, con la busta in mano, a cavallo della mia bici per le strade di Milano. E’ una sera d’estate, sono le sei, il sole è ancora alto in un cielo azzurro limpido e io voglio spedire quella lettera ma non riesco, ho paura perché la mia vita potrebbe subire una svolta, una svolta non immediata. Devo aspettare qualche giorno, il tempo utile affinché la lettera giunga al destinatario, devo aspettare e ubriacarmi per non sentire il tempo che passa. Questa è l’ultima buca, poi lì c’è la mia casa, quella dove ogni sera sono rientrato nei giorni precedenti, senza immaginare che l’avrei guardata con occhi nuovi stasera. Ho la busta in mano, sono fermo davanti alla cassetta rossa: città o altre destinazioni. Altre destinazioni. Deve fare cento chilometri, la lettera, per arrivare a casa, a quella casa dove sono cresciuto. La mia mano trema, ma lo voglio, lo devo a me stesso. Flec…è andata.

Lascio cadere la bici, mi siedo al tavolino di un bar e aspetto.

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2 Pensieri su &Idquo;La lettera che scotta

  1. se la lettera contiene il messaggio che io immagino capisco la tua inquietudine. Il post è davvero bello proprio xchè te la fà vivere questa inquietudine. Oramai quel messaggio arriverà comunque. Hai fatto bene a mandarlo. Chi lo riceve capirà ne sono sicuro. Auguri di cuore.
    Max

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