fai finta che non sia successo niente


Cercavo di pulirmi, di lavare via ogni segno, facevo scorrere l’acqua sulla pancia, mentre le lacrime stentavano ad uscire. Chiuso in bagno, dentro la vasca, una notte di 16 anni fa, una notte di fine giugno. La sua voce, la sua faccia, il suo respiro sono ancora qui, dentro di me. Quella notte di ritorno dall’isola d’Elba, da solo sul treno, avevo 16 anni.

La mia curiosità, il mio desiderio, mi distraggono dai Malavoglia. Lui sta in piedi, appoggiato al finestrino, indossa pantaloni bianchi, ha una mano in tasca, nell’altra una sigaretta. Mi accorgo di qualcosa, sento caldo, i miei occhi guardano fissi quella mano, in tasca. Ormai mi dimentico di tutto, sono solo, con lui che guarda. Poi lui rientra nello scompartimento ed io allungo la mia mano, come per toccarlo, ma subito mi accorgo di quello che sto facendo. Vorrei tornare indietro, ma non posso più, ormai. Si sbottona e mi tiene fermo, mi costringe con la forza ed io non riesco neanche più a parlare, a gridare per farmi sentire dal controllore. E’ buio, riesco a divincolarmi, mi blocca e mi costringe a restare, a guardare.

Il treno si era fermato a Genova, dovevo scendere per cambiare, lui mi guardava dal finestrino.

Ciao pulcino, fai finta che non sia successo niente.

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