Il terzo lago


Per raggiungerlo bisogna passare per una pietraia pullulante di vipere, stare in equilibrio scendendo una scarpata scoscesa, poi all’improvviso si apre alla vista un paesaggio fiabesco. L’acqua è profonda fino a sette metri, è pulitissima, trasparente e inconiciata da rocce tondeggianti, modellate dalla forza del torrente nei mesi primaverili. C’è una cascata di acqua calda e tanti comode pietre dalle forme ergonomiche dove adagiarsi sentendo il calore del sole sulla pelle. Vi arrivano solo i più corragiosi, al terzo lago. Quelli per i quali le difficoltà sono solo un passaggio verso il piacere. Bagnarsi al terzo lago è un’espereinza rigenerante, trascorrere un giorno sdraiato sulle sue rocce permette di rientrare dentro il proprio corpo, di riappropriarsi delle sensazioni, di ritrovare la posizione giusta dalla quale guardare il mondo. Quando ero ragazzino venivo qui in motorino, impiegavo un’ora e mi sentivo come in un altro mondo, toccando le sue acque. Incontravamo Moana Pozzi, i miei amici ed io e sapevamo chi era, ma al terzo lago eravamo tutti uguali e anche lei era l’anima in cerca di pace, come tutti noi. Anime selvagge, libere solo nel guardare la roccia riflessa sull’acqua, nel toccare la pianta di timo cresciuta tra due sassi, nello spiare la vipera veloce sulle pietre.

Sono tornato ieri al terzo lago e oggi mi sento un’altra persona.

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