Pessimi lavoratori


Difendo a voce spiegata l’imprenditoria, con un pregiudizio forte sulla malafede di molti lavoratori, che oggi più di ieri sopravvivono a spese dello Stato e del datore di lavoro. La mia posizione è chiara, limpida, decisamente di parte, non aspiro all’imparzialità del giudizio e mi innervosisco di fronte ad una cosa, soprattutto: l’anacronismo. Quello di chi vive ancora nel passato delle lotte sindacali, in una realtà – quella odierna –  in cui il sindacato è ormai una macchina per fare soldi, peggiore delle aziende, un sindacato che lusinga l’imprenditoria, quando si spengono le luci del giorno. Sono stato spesso attaccato, talvolta in modo scorretto, da chi vanta un’esperienza del mondo certamente più significativa della mia, ma spero con franchezza di arrivare a cinquant’anni ed avere abbastanza lucidità e serenità per comunicare saggezza e non pillole di acidità e qualunquismo.

Ed entro nello specifico della mio disappunto, quando mi sono sentito punto nel vivo del mio impegno quotidiano: il lavoro interinale  o come oggi si dice la somministrazione di lavoro non piace a molti lettori e scrittori di blog. Perdonate l’insistenza e la mia difesa ad oltranza, ma non accetto l’ignoranza in materia di chi oggi fa, come si dice, di tutte le erbe un fascio, di chi urla al precariato, mettendo tutte le tipologie di lavoro insieme e shakerando il cervello riesce a malapena a fare uscire uno slogan dalla bocca. Il menagramo di turno conosce i diritti di un lavoratore interinale? Sa che ha il lavoratore interianle ha diritto al pagamento della malattia, dell’infortunio, del permesso per lo studio, per i problemi familiari, per la donazione del sangue, delle ferie, della maternità, delle ore di allattamento, del permesso per lutto, del permesso elettorale, ha diritto alla tredicesima, alla quattordciesima laddove prevista dai contrattim collettivi? Ha diritto a percepire una retribuzione definita dal contratto collettivo dell’azienda presso cui presta il proprio servizio – azienda utilizzatrice, si chiama – sa che non può essere inquadrato in modo diverso rispetto allo stesso dipendente assunto dall’azienda  utilizzatrice. Sa che riceve un trattamento contributivo come qualsisi altro lavoratore dipendente (leggi, per i non addetti ai lavori: l’azienda paga i contributi del lavoro dipendente) Ma queste cose, gli apocalittici di turno le sanno, quando urlano al precariato, quando condannano le agenzie per il lavoro, quando non sanno distinguere. Che brutta cosa, non sapere distinguere! Precariato è un contratto a progetto a 800-1000 euro per lavorare come impiegato, barista, operaio: questa è la vergogna vera del nostro mercato del lavoro. Ma, d’altronde, il libro bianco sul lavoro, scritto da Marco Biagi, che certo filoimprenditoriale non era, ha fatto il solito pasticcio con le ex co.co.co: con un linguaggio degno del migliore sindacalese ha fatto in modo di dire tutto e niente.

Pessimi lavoratori sono coloro che non abbassano la testa per lavorare, che trascorrono buona parte del tempo lavorativo in malattia, finta malattia ovviamente, che aspettano il lunedì per fingere un infortunio sul lavoro dopo che la domenica hanno preso una storta sugli sci, pessimi lavoratori sono coloro che – stranieri in italia –  dichiarano figli immaginari per cui chiedono prestazioni allo Stato Italiano e l’imprenditore non solo non può dire una parola, ma deve anche anticipare i soldi per conto dello Stato. Pessime lavoratrici sono quelle che appena ingravidate se ne stanno a casa, pagate, con la scusa della gravidanza a rischio e poi le ritrovi tranquillamente a sgambettare in discoteca, a fare jogging al parco.

Firmato: caporale di turno!

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10 Pensieri su &Idquo;Pessimi lavoratori

  1. Caro Fulvio, su questi blog se esprimi qualche considerazione non di sinistra, ma comunque o forse proprio per questo, su certi temi, ragionevole, nessuno commenta.

  2. Caro Max, forse non hai letto bene il post, o almeno lo hai letto a modo tuo. Io ho appunto scritto che la vera vergogna dell’attuale mercato del lavoro sono i finti o veri contratti a progetto, che mascherano dietro il progetto lavori da dipendente. Il lavoro interinale è diverso, sottolineo diverso, è lavoro dipendente a tutti gli effetti e quelli che io ho enumerato come diritti non sono affato gentili concessioni ma sono diritti dei lavoratori. Quando si parla di precariato, non si deve citare il lavoro interinale come fonte di privazione dei diritti dei lavoratori perché cosi’ non è, a meno che per diritto dei lavoratori tu intenda un lavoro a tempo indeterminato.
    Sei molto bravo a far dire agli altri quello che non hanno detto, sei molto bravo ad esplicitare i soliti argomenti quando però non c’entrano molto con il tema. Certo sarebbe più onorevole elaborare un pensiero autonomo…e critico.
    Le aziende chiudono? Perché, tu mi insegni, c’è sempre una colpa, una e una sola? Per caso hai mai sentito parlare di concause? Certo è più comodo attribuire le colpe all’imprenditore spregiudicato, al dirigente menefreghista, al manager da cuore d’acciaio.
    Io, indottrinato? Magari lo fossi, almeno avrei un mondo in cui le cose stanno in un ordine preciso e invece il mio mondo è pieno di caos e nel caos trovo la mia ragione di vita.

  3. Caro Fulvio,
    Io ho vissuto esperienze diffrenti. In un’agenzia di stampa tutti co.co.co. super sfruttati con gente che lavorava 10 ore e pagata 4. Ad un certo punto, da un giorno all’altro, mi chiesero (perché ero il responsabile) di lasciare a casa una persona. Per un anno abbiamo lavorato in 4 con 3 stipendi.
    Precedentemente però ho lavorato per un’azienda di moda. Persone assunte che si facevano mesi interi a casa in malattia e poi le incontravi in giro la sera a divertirsi. E tutte le donne con gravidanze difficili a casa 3 anni. Tutte!
    Collaboro attualmente con un’azienda che, appunto per l’intervento dei sindacati, non ha potuto licenziare un tipo che per vedere siti porno ha infettato il computer nel quale vi erano giornate di lavoro (montaggi video).
    Credo che il sindacato, una volta prezioso, attualmente produca soprattutto danni. Sarà probabilmente per ignoranza dei lavoratori, ma con questi contratti molti datori sfruttano la gente. Ritengo che la giustizia stia un po’ nel mezzo.

  4. Ciao Guizzo.
    Infatti… i sindacati hanno responsabilità enormi. Riguardo i comportamenti dei sindacati ne avrei da raccontare…
    L’onestà ed il senso dello stato dovrebbero essere fondamentali per tutti.
    Q….Q….(Qwait? No non ce lo vedo coi carburanti…uhm Quantas?? Boh non ce lo vedo sugli aerei…)

  5. Max sei molto vicino…alla soluzione. Bravo! L’onestà, hai detto bene, ma non basta. Occorre una condivisione dello sviluppo, che passa attraverso il sacrificio e la dedizione al lavoro, sia da parte dei datori sia da parte dei lavoratori. Guizzo, condivido il tuo punto di vista, si, possiamo pure raccontarci che la giustizia sta nel mezzo, ma un maggior spazio di manovra del datore di lavoro, ONESTO, consentirebbe la crescita delle aziende italiane in Italia. Devo ammettere, è vero, che anche il lavoro interinale è talvolta usato in maniera impropria, per evitare alle aziende di accolarsi i costi del personale in modo permanente, ma un utilizzo corretto dello strumento consente sicuramente la sopravvivenza dell’azienda. Sui Contratti a progetto, invece, non ho nessuna remora: sono una stupidaggine e una presa in giro. Vediamo se il neoministro riesce a mettere un freno.

  6. Me ne sono accorto, Marco. Mi dispiace, ma a me piace raccontare la vita come la conosco, vorrei avere risposte da chi la pensa diversamente. Se non ci sono, significa semplicemente che è meglio stare zitti, perché non vale neppure la pena rispondere, così nessuno vede, nessuno sente, nessuno parla.
    Grazie, comunque è sufficiente che scriva le solite cazzate pseudoerotiche per far muovere i bloggers. Ma che ci vuoi fare, mi son fatto la doccia fredda che mi hai consigliato ed ora la fantasia è tornata dal basso ventre al cervello!!!Ciaoooo

  7. Fulvio
    Mi sembra evidente che tu faccia parte di quel gruppo di “intellettuali” che hanno cercato di far credere che i posti di lavoro non si creano investendo su idee, nuove tecnologie, piani concreti. No. Niente di tutto questo. I posti di lavoro si creano ricattando chi lavora.
    La formula appare di una semplicità disarmante: io ti impiego per un “progetto”, tu fai invece quello che dico io altrimenti tra 3 mesi te ne torni a casa e perdi anche quella misera paga che ti veniva concessa.
    Mi sembra evidente che tu faccia parte di quel gruppo di “intellettuali” che andavano in giro a dire ai poveri disgraziati senza occupazione che se proprio non riuscivano a lavorare era semplicemente perché il lavoro non riuscivano ad inventarlo. Era perché, poverini, loro erano dei cretini che aspettavano la manna dal cielo. Oltre il danno anche lo sbeffeggiare dei cretini.
    Mi sembra evidente anche che tu appartenga a quel gruppo di allegri qualunquisti che credono che le fabbriche chiudano perché gli operai non lavorano e certamente non per strategie sbagliate decise da dirigenti ed imprenditori spesso di mezza tacca che dietro le loro camicie linde che sanno di lavanderia di albergo spesso decidono strategie fallimentari costringendo al dramma della disoccupazione persone (dico persone, gli operai sono persone) che si sono spaccate le mani per una vita addosso ad una macchina e che nessuno riciclerà mai come si riciclano i loro ex dirigenti che con le loro decisioni folli spesso decidono i destini di tanti salvo vederli poi “ricicciare” puntualmente in aziende diverse a godere dei loro benfits e stipendi esagerati.
    Poi, nel tuo post, passi a fare l’elenco di una serie di diritti dei lavoratori interinali enfatizzando il tuo elencare come se questi non fossero diritti elementari di chi lavora bensì come fossero delle gentili concessioni di quella imprenditoria che tu “difendi a voce spiegata”.
    Infine incolonni le caratteristiche dei “pessimi lavoratori” come a dire che fino ad ora l’Italia è stata mandata avanti da appartenenti a questa classe di disonesti che, nella tua fantasia, sembrerebbe rappresentare la regola e non l’eccezione.
    Caro Fulvio, credimi, i nostri parchi non sono pieni di donne gravide che fanno jogging invece di andare a lavorare e non è poi cosi facile trovare gente che và a sciare denunciando immaginarie slogature. Nelle praterie del nostro quotidiano, invece, a far attenzione, ci potresti scoprire tanti imprenditori furbetti che invece di investire nella propria attività investono i barche da 40 metri, SUV e villoni con 4 piscine alla faccia della nsima fabbrica chiusa.
    Tu, mi pare di capire, dovresti essere uno di quelli indottrinato a dovere riguardo la favola secondo la quale i cattivi, quelli che rovinano il nostro paese per intenderci, dovrebbero essere quelli che “non sono flessibili”. Allora io ti dico, caro Fulvio, che qui la flessibilità la si chiede solo ed esclusivamente a chi lavora. Il sistema, invece, continua nella sua rigidità. Vuoi un esempio? Prova ad andare in banca a chiedere un mutuo e presentati con uno dei contrattini “flessibili” che ti pagano per appioppare ai malcapitati e poi vedi se il direttore di filiale è altrettanto “flessibile” da concedertelo.
    Stammi bene.

  8. ciai racione che ti prendi con quegli che fanno la marinazione del lavoro che ci trovano le scuse per non andarci io ci dico chè segià ci fano la pietà di darli un lavoro bisorrebbe chè questi operai selo tenghino stretto e non ci facino le boicottazioni bravo chè pensi bene chè si vede che sei uno di noi vivva silvio forza itaglia forza milan

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