Piccoli Italiani Crescono


In una pizzeria della brianza s’accomodano ai tavoli tanti brutt’italiani: il tavolo è a ferro di cavallo e ovunque guardo vedo solo facce spente, ravvivate dal trucco, dal luccichio di orecchini, dai colori delle felpe. Sono uomini e donne con i bambini e in bocca a ciasun pargolo stombazza una trombetta: è Halloween, si fa festa! Le facce dei piccoli sono malamente truccate, loro saltellano, urlano, le madri strette nei jeans e nelle maglie aderenti parlano ondeggiando le chiome rosso tinte, i padri stravaccati sulle sedie commentano i sederi delle cameriere lisciandosi le code di cavallo.

Ma c’è una cosa che mi rattrista: sono tutti seduti separati. Le madri occupano un’ala del tavolo, i bambini un’altra, i padri un’altra. Divisi così mi fanno pensare al branco di bestie e i bambini continuano a gridare, strombazzare a mangiare patatine fritte, solo patatine fritte. Ma cosa abbiamo fatto di male per meritarci tutto ciò? Per meritarci queste sottospecie di esseri umani con la faccia evocante l’espressività di una mucca, la voce echeggiante il suono di un grugnito, il cervello assopito dai sonniferi di Maria de Filippi?

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