La normalità e i suoi pegni


Pago il pegno di una vita normale, ma solo adesso me ne rendo conto, dopo aver raggiunto l’equilibrio precario di un’esistenza sempre ai limiti del paradosso. A cosa è servito parlare, dire, raccontare, farsi accettare, se poi il risultato è il rischio di una deriva nella normalità con i suoi tentacoli di noia, con la mamma che fa il regalo al tuo fidanzato per il compleanno, con il dubbio di dove passare il Natale, con la famiglia dell’uno o dell’altro, con la vita che procede tra matrimoni degli amici e feste di compleanno, dove non sai mai se sei invitato perché ti vogliono bene o perché sei un esempio di coppia moderna.

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7 Pensieri su &Idquo;La normalità e i suoi pegni

  1. Scusa Fulvio ma perchè “deriva nella normalità” ? Si può serenamente non abbracciare il conformismo brutto e insulso delle convenzioni soffocanti anche tra una festa di compleanno e un natale se rimani fedele a quello che sei, a quello in cui credi, alla vita che desideri…O no ?
    Certo quando scrivi che non sai se ti invitano per affetto o come esempio di coppia moderna…beh allora mi prende un pò un nodo alla gola. Diciamo che le mie considerazioni valgono in rapporti umani autentici…
    Ciao Fulvio
    Irene

  2. Sai cos’è, che spesso pensi che la vita “normale” sia quella che vuoi, se sei gay. E poi ti accorgi, quando l’hai avuta, che preferivi l’altra vita, quella doppia, quella dove potevi essere “normale” di fronte agli altri. Perché è così, se oggi sei un gay dichiarato, risolto e felice, per la società diventi un esempio di gay risolto, dichiarato e felice. E non un uomo normale.
    L’essere “normale” per uno gay è solo un avanzo di normalità: non potrai mai esserlo veramente, ma assaporarne solo l’esteriorità nello sguardo altrui.

  3. Personalmente quando alle mie cene vengono amici gay accoppiati, penso che sono amici come altri. Nessuna etichetta.
    Se succede a me può succedere anche gli altri.
    In molti casi forse l’etichetta esiste sola nella testa dei “gay-risolti” cioè si auto-etichettano.
    E’ un altro punto di osservazione :)))

  4. Eh Fulvio è acutissimo e profondo quello che scrivi…Non so da una parte mi verrebbe da rispondere come Genny, francamente per me non esittono etichette. Però sai la tua risposta è “folgorante”, chissà forse da parte tua quello che avverti è proprio uno strano senso di avanzo di normalità…
    Comunque Fulvio a me il fatto di essere risolto e felice non sembra poco…
    Un abbraccio

  5. Genny! Le etichette non mi entusiasmano, ma volente o nolente, accetto che è questo il modo in cui comunichiamo. Forse non hai compreso, però, il mio tema di riflessione: ciò che intendo sottolineare è il fatto che, quando hai raggiunto la stabilità, l’equilibrio, la serenità ti rendio conto che non potrai mai avere tutto quello che hanno due persone eterosessuali che stanno insieme. Non raccontiamocela dicendo che ci sono tante altre cose che una “famiglia” gay può fare, perché non è vero. In questo senso allora penso che forse era meglio prima, quando mi sentivo diverso perché facevo una vita diversa, ai limiti della società, ai margini, dove non condividi con gli altri nulla di rispettabile.

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