Maestre per amore


Insegnare: che arte! Che piacere vedere una persona che cresce insieme a te, che scopre un’emozione ascoltando la tua voce, che si sente amata nella sua vulnerabilità e sostenuta nel suo rafforzamento.

Gli insegnanti dovrebbero pagare per avere l’onore di provare tale piacere, un onore per chi veramente sente la voglia di insegnare. Lamentarsi per il posto di lavoro? Ho molti dubbi sull’onestà di tali manifestazioni. Quanto basta per sopravvivere è lo stipendio necessario ad un insegnante: non vorrà per caso paragonarsi ad un impiegato qualunque? Ma tanti anni di studio, di amore per la cultura avrebbero dovuto insegnare qualcosa? Oppure no?

Ma cosa sono diventati gli insegnanti, che ora si preoccupano delle ingiustizie sociali nell’accesso alla scuola?  Che si preoccupano dei tagli alla scuola, ma che sono diventati: contabili col pallino del controllo di gestione! Si preoccupino di trasmettere l’amore per il sapere, di far crescere bene i ragazzi italiani e non pensino a salvare il mondo dal presunto razzismo, dal presunto spreco, dal presunto cattivo investimento. Cominciando ad educare gli italiani forse avremo l’opportunità d spiegare loro l’amore per il diverso. Ma l’educazione non passa attraverso un bel minestrone in nome dell’uguaglianza, dove tutti stanno insieme e respirano la stessa aria continuando a non capirsi. Una stalla.

Il problema c’è, sostengono a sinistra. E continuano –  il problema c’è, ma non si può risolvere facilemente. Ecco continuiamo a non risolverlo, così la sinistra continuerà ad avere un argomento di cui parlare

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19 Pensieri su &Idquo;Maestre per amore

  1. Naturalmente ci sono sempre quelli che con bassa demagogia scrivono post come questi ed io mi sono stufato di leggere queste cose assurde.
    parlate perché non siete mai entrati in un’aula.
    per favore, astenetevi di parlare di cose che non conoscete.
    Filadelfo Giuliano

  2. E se siamo insegnanti di che cosa ci dovremmo preoccupare se non delle sorti della scuola dove aiutiamo a crescere i ragazzi? Mi pare che il minestrone l’abbia fatto Lei.
    Milinovich Patrizia

  3. Bassa Demagogia? Perché ne esiste una alta? Non mi astengo dal parlare, lo so che piacerebbe a Lei, Sig. Filadelfo. Ma credo di essere consapevole delle mie parole e proprio in virtù del fatto che occorre trasmettere sapere, vorrei vedere meno manifestanti e più serietà nell’interpretazione del proprio ruolo. In aula sono entrato, ho la sensazione che per non perdere nessuno, in nome di non so quale principio di egualglianza, stiamo uccidendo la cultura. Ecco tutto. La cultura italiana, l’identità italiana. Non è difendendo l’itlianità che si diventa razzisti, ma annullandola, come pare vogliano fare studenti e insegnanti un pò perdigiorno che s’inventano le lezioni in piazza.

  4. Apprezzo il suo sforzo di parlare correntemente italiano, ma vedo che procede per frasi fatte e slogan. E’ sicuro di non avere frequentato troppi cortei di sinistri personaggi?

  5. Sinceramente mi pongo spesso il problema di cosa debba fare un ministro dell Pubblica Istruzione, in Italia, per far passare una qualsiasi riforma.
    Ciao!

  6. Chi non e’ mai entrato a scuola come insegnante dovrebbe tacere come del resto la Gelmini che parla senza sapere di cosa.
    Persona assolutamente da rimandare a casa.

  7. Il bello di tanti docenti è quello di poter concepire la loro professione come un’arte.
    Un artigianato, per l’esattezza.
    E’ una cosa bella, giusta, forte, che da la sensazione di poter incidere, di essere utili, di “continuare nel futuro che non vedremo”.
    Ma è solo una parte del lavoro del docente e non lo si vuol capire.
    In realtà, esiste un bel 50% che non è artigianale, è INDUSTRIALE, perchè tale è la società in cui viviamo.
    Gli alunni non sono solo dei singoli, ma anche dei gruppi e come tali agiscono e si relazionano all’interno.
    I lavoratori (i docenti) sono sempre scontenti perchè lavorano in ambienti pessimi (stress) e con regole lasche (ansia).
    E’ dai tempi di Palo Alto (ormai 70 almeno) che si sanno ‘ste cose.
    La valutazione deve essere rigida e “selettiva”, perchè siamo ormai alla seconda generazione di “ammessi alla classe successiva per aver conseguito gli obiettivi minimi” e gli effetti si vedono.
    La gerarchia serve, è indispensabile, dato che è l’unico modo per allocare decisionalità, individuare responsabilità, semplificare alla bisogna.
    Lo spirito di gruppo allontana “di per se” le mele marce e le persona inadeguate: se un gruppo molto coeso verso l’esterno tollera abitualmente abusi e negligenze, non resta altro che scioglierlo, dato che è totalmente inaffidabile a qualunque scopo.
    Un bicchiere mezzopieno e mezzo vuoto, alla fine dei conti è un bicchiere vuoto e basta: la sua misura non è colma, lo scopo non è stato conseguito.
    Come sia potuta sfuggire di mano la situazione, non lo so.
    Di sicuro, c’è voluto un impegno ed una protervia unica, visto come siamo conciati.
    Vedi i bimbi/ragazzi che passano direttamente dalla zona di sbarco dell’aeroporto alla classe piena zeppa di italiani, che, con la Sanità, è tutto quello che gli verrà dato dal nostro “generoso” popolo.
    Italia: l’accoglienza intesa come un permesso di soggiorno, una sedia, un banco ed una corsia in ospedale.
    Vogliamo parlare dei risultati, che sarebbe meglio chiamare danni collaterali?
    Vedi quelli (tantissimi) che vanno fino al diploma senza aver imparato le tabelline, senza piazzare un accento o una virgola e, soprattutto, senza che qualcuno (un docente, ad esempio, che avrebbe la responsabilità del successo formativo) abbia provato a fermarlo (si, fer-mar-lo) e dirgli “Fratello mio, così non vai da nessuna parte, meglio che resti qui e riprovi d’accapo”.
    Quanti luoghi comuni di oggi passano intonsi nei corridoi delle nostre scuole, dopo la cancellazione di un genio come la Montessori ed il rifiuto di innovare della categoria?
    Quante solte s’è sentito dire, da insegnanti,: “Una laurea mica da qualcosa in più”?
    Oppure, da persone che, ad ogni starnuto, invocano “l’alta specifità del loro mini-progetto da 20 ore” sentir dire frasi come “Ma cosa vogliono questi delle SISS (ndr. le Scuole di Specializzazione)?
    Quei corridoi dove sentiamo scorrere cose che farebbero sobbalzare qualunque docente “democratico” di qualunque paese.
    Si parla ancora di “alunni con lacune”, di “casi familiari” e di “sostegno” invece che di “telefono azzurro” e di “assistenti sociali””.
    Si continua a non dar compiti a casa e a dar per scontato che calcolo, lettura e scrittura si imparino così. Peccato che siano delle “abilità” e come tali necessitano di pratica ed esercizio.
    Questo riguardo le “maestre”, inclusa la questione delle “pari opportunità” dei bimbi, che di “maestri” ne hanno uno per edificio, se va bene.
    Ce ne sarebbe tant’altro per i prof, naturalmente, e per questioni simili.
    Una volta la chiamavano “deotonlogia” e serviva ad essere rispettati da se stessi, dai colleghi e dalla gente.
    Oggi, pochi rispettano gli insegnanti, chissà perchè?
    Dunque, compimenti per il post, ma apriamo le finestre e facciamo passar un po’ d’aria fresca?
    Ciao.

  8. Grazie Demata, mi rende lieto leggere le sue parole.
    Non sono un insegnante, non ho figli, ma ho una grande passione per l’insegnamento. Avrei voluto fare l’insegnante, forse perché dall’esterno vedo le cose belle dell’arte d’insegnare. I miei commenti nascono proprio dalla conoscenza, indiretta, che ho dell’insegnamento e dalla difficoltà reale in cui si trvano oggi gli insegnanti e gli allievi, per colpa di una classe politica impreparata a gestire la complessità.

  9. Fulvio la sua ultima frase centra il problema, al di là delle polemiche ideologiche, quanto mai sterili.
    Io sono convinto che l’impostazione Gelmini dimostri l’incapacità della classe politica nel gestire la complessità. Non parlerei nemmeno di riforma ma solo di tagli senza una strategia di miglioramento. Ho letto il Piano di Programmazione e non ci trovo niente di finalizzato al miglioramento della qualità ma solo al risparmio. Il che non è una politica saggia per un Paese che cerca di rimanere al passo di quelli più avanzati e non retrocedere.
    Si può discutere sulla buona fede di molti di quelli che protestano ma non si può asserire che si tratti di una riforma che miri a migliorare le cose. Nè a breve nè, tantomeno, a lungo termine.

  10. Leggo:
    Ma l’educazione non passa attraverso un bel minestrone in nome dell’uguaglianza, dove tutti stanno insieme e respirano la stessa aria continuando a non capirsi. Una stalla.
    scusi, mi spiega sto concetto? Forse sono io che non afferro…
    poi leggo:
    I miei commenti nascono proprio dalla conoscenza, indiretta, che ho dell’insegnamento…
    pure qui, mi scuso ancora, non capisco cosa significhi.
    Ma come costruisce le frasi, i concetti? Boh… mi sa che Lei ha idee un po confuse.

  11. Ma che sorpresa! Il Sig. Giordani Max! Mi mancava il suo commento…
    Mi sorprende che non capisca, mi sembra di avere scritto in Italiano.
    Glielo spiego con parole più semplici: non credo che alcuno tragga beneficio da una classe mista di allievi di nazionalità diverse, a meno che non ci sia una base comune di partenza, almeno di comprensione e espressione nella stessa lingua, cioè in italiano. Il miniestrone lo fanno quegli insegnanti che si beano di vedere davanti a sé tanti colori e tante facce dalle fattezze diverse dalla propria, forse perché pensano che insegnare in una bella classe multietnica significhi avere una mentalità aperta. E aggiungo io: allora andate a fare le hostess, se volete sentirvi nel mondo globale.
    L’esperienza dell’insenamento non è diretta per me: infatti non sono un insegnante, ma ho un’opinione. Le pare strano? Tra le mie frequentazioni sono molti insegnanti, i quali, anziché consumare la voce in corteo, chiacchierano del più e del meno, pensando al futuro dei ragazzi italiani.

  12. ah…capito.
    Quindi unire razze diverse in un unico contasto sarebbe da animali? (la stalla).
    Mi faccia capira signor “sono gli amori diversi”, unire in uno stesso contesto eteressuali e gay sarebbe, anche in questo caso, creare una unione di animali? (la stalla)??? Le mancavano i miei commenti? faccio fatica a commentare i suoi…uhm..come li chiamiamo..post?? Le parole hanno un peso… si controlli e pensi meglio. Questa e’ la mia opinione che riguarda il suo modo di esprimersi. Per il resto è libero di pensarla come vuole.

  13. Sono un insegnante ed ho l’impressione che molti non hanno idea di cosa parlano. Si parla di sinistri e di destri. Ma i sinistri sono queli che hanno tra i neuroni del cervello che non rispettano la precedenza del pensiero. Mentre Destri è un comune in provincia di Cosenza. La scuola improvvisamente sembra essere diventata il Male assoluto di questa società. In cui si aggirano loschi figuri che cercano di traviare fanciulli innocenti. Bhe io ci lavoro, con passione, rabbia, impotenza. Il problema è esattamente il contrario. E’ questa società il male assoluto della scuola. Se ragazzi di 14 anni hanno in mente solo i cellulari, gli scooter, le scarpe di una certa marca, i personaggi del Grande Fratello o di Amici o dell’Isola dei Famosi, a casa non leggono neanche un fumetto, sono liberi di uscire e rientrare a qualsiasi ora del giorno o della notte, per loro vale solo la legge del più forte, del più furbo… Tutto questo è colpa della scuola? E’ la scuola che dovrebbe insegnargli il valore della vita? La scuola può solo collaborare, ma è la famiglia e la società in generale che dettano le regole. Mi viene in mente un episodio de “I Mostri” in cui un Ugo Tognazzi accompagnava il figlio a scuola “insegnandogli” i trucchi della vita: parcheggiare in divieto di sosta, pagare una pasta al bar quando ne avevano mangiate tre, imbrogliare sul resto, ecc. L’episodio finisce con un titolo di giornale: “Figlio uccide il padre per rubargli la pensione”. E’ un’iperbole, ok. Ma nella realtà questo comportamento è la regola: parcheggiare in doppia fila, cercare di fare il furbo nelle file agli sportelli, se possibile evitare di pagare (il parcheggio, le tasse, ecc.). Insomma tutta quella serie di comportamenti che rendono tristemente famosi gli italiani. Nella sala d’aspetto del mio medico c’è un foglio con su scritto: “I bambini imparano ciò che vivono”. Appunto. La scuola non riesce ad imporre regole se poi la società le disattende. Se rimproveri un ragazzo e chiami un genitore stai pur sicuro che, al contrario di quel che succedeva a me, prenderà la sua difesa. E’ il professore un incapace che non ha capito che suo figlio è un angioletto candidato al premio Nobel. Se poi persino i nostri rappresentanti politici fanno ricorso contro le bocciature dei figli… E farsi bocciare all’Esame di Stato dopo essere stati ammessi, vi assicuro che è un’impresa improba.
    Insomma, ma avete presente cosa è diventato il Parlamento (a destra e sinistra)? Insulti, parolacce, schiamazzi, festini a base di droga e prostitute, corruzione. Questo esemplare impiego è remunerato con circa 15.000 euro al mese da persone che dovrebbero essere un esempio. Lo stipendio annuo di un preofessore che dovrebbe rimediare ai danni che provocano anche con il loro comportamento. Poi, al di la di questo, la scuola va riformata. Ma riformare non significa tagliare, risparmiare, discriminare. Significa mofificare, investire meglio e in misura maggiore (per l’istruzione nell’Europa occidentale meno di noi spendono solo Spagna, Grecia e Portogallo. Fonte Eurostat). Vi siete mai chiesti perchè nelle scuole private la percentuale di promossi è altissima (ancor più della scuola pubblica)? Perchè gli insegnanti sono bravissimi? Bhe ne conosco alcuni e vi assicuro che non lo sono. Però lì si paga e io non pago per vedermi bocciare il figlio, altrimenti non lo iscrivo più. La scuola pubblica ha subito lo stesso ricatto. Se è troppo selettiva i ragazzi non si iscrivono più e le classi non si formano. I professori perdono posto e l’anello si chiude. Se si vuole la selezione bisogna fare in modo che il posto di lavoro non sia legato al risultato di questa selezione, altrimenti è ovvio che i risultati prima o poi saranno falsati.
    Comunque un invito a tutti: guardate il problema scuola con un occhio meno damagogico. Non è una questione politica, è una questione di futuro.

  14. Certo che per insegnare ci vuole amore e certo che io sono disposta a pagare per poter avere questo privilegio: pago in salute andando a scuola anche senza voce(persa a ripetere in mille modi diversi gli stessi concetti per cercare di far capire e arrivare tutti, anche i ragazzi figli di genitori simili a lei, signor Fulvio,che di scuola ne sa poco o niente ma ciò non la esime dal dire la sua), pago in concreto per recuperare i materiali (libri su cui continuare a studiare, penne con cui dare consigli e indicazioni oltre che voti e giudizi, cartoncini con cui far costruire biglietti d’auguri per insegnare ai miei alunni che la creatività può essere usata anche per esprimere un concetto antico -la riconoscenza verso chi ci ama- e non solo per inventare i cori da stadio).
    Pago ancora, ma sempre volentieri, di tasca del mio amor proprio, fin dai tempi delle Magistrali, perchè scegliere di diventare un insegnante non crea consenso ma ironia e continuare ad esserlo, di questi tempi, garantisce difficoltà economiche e futuro incerto. Eppure è l’unico mestiere che voglio fare ma non per le sue sdolcinate ragioni, anzi, proprio per quelle che lei consiglia di lasciar perdere: io voglio proprio insegnare ai miei alunni che l’italiano (la mia disciplina) è uno degli strumenti da utilizzare per capirci, per costruire un ponte anche con chi è diverso.
    Avere davanti a me facce, occhi, capelli e cuori delle più svariate sfumature non mi fa sentire in una stalla (anche perchè immagino che nella sua , di stalla, ci sia posto per un’unica bestia)ma mi permetto di preoccuparmi se mi impongono di dover “accudire” fino a 30 bestioline senza poter condividere il peso della loro istruzione con colleghi più specializzati di me in matematica o in storia e geografia.

  15. Uh…ma che acredine!! Signora AXI! Scrive cose anche piacevoli, ma quanta boria…mi dispiace se nasce dalle mie parole, non era intenzionale. Sono semplicemente preoccupato per il futuro dei giovani italiani. Degli altri allievi mi interessa meno, se interessarsi a loro significa indebolire le opportunità educative che posso offrire agli italiani. Non credo sia cultura il far convivere nello stesso ambiente scolastico (ho scritto scolastico…badate bene prima di accusarmi di razzismo) persone che hanno difficoltà a capirsi, che hanno storie e religioni diverse. Se da queste mie affermazioni, ovvero opinioni, si deduce che io sia un brutto stupido ignorante razzista xenofobo, allora occorre tornare tutti un pò sui libri per chiarici le idee su cosa significhi educare. Signora AXI, io non sono neppure genitore, ciò che lei scrive mi imressiona positivamente e mi fa riflettere, ma continuo a non capire dove sia il male nei tagli drastici alla scuola, dove sia il male nell’ipotesi di classi non più così miste. Non ne faccio una questione di destra o sinistra, Lorenzo. La mia preoccupazione è proprio il presente della scuola, il presente che sta dentro le teste dei ragazzi. Non capisco perché, ma mi sembra che oggi la scuola sia ampiamente difesa, nel suo status quo, da un gruppo politico preferibilmente, dalla sinistra. E mi risulta anche un pò noioso parlarne, ma è così. Ma non ho mai sentito da alcun esponenente politico di sinistra alcuna proposta di soluzione, tranne l’affermazione che c’è un problema. Da anni, ormai c’è un problema, con la scuola. Il problema è l’ignoranza cronica che ormai caratterizza il sistema educativo, nei contenuti e nelle forme. E invece, di cosa ci preoccupiamo? Di condividere il “peso” di una classe con molti insegnanti. Ma è peggio licenziare gli insegnanti o tagliare il futuro ai bambini di oggi?

  16. Proverò ad essere meno acre, signor Fulvio, ma lei cerchi di essere più ottuso (senza offesa, ma proprio come l’angolo: aperto un po’ di più).
    Lei dice di preoccuparsi per gli apprendimenti dei piccoli Italiani (che sarebbero quelli nati in Italia da genitori nati in Italia? No perchè ci sono anche quelli nati in Italia ma figli di stranieri, per esempio io in classe ho un alunno con padre tedesco e madre francese: è straniero abbastanza secondo lei? Per i suoi compagni naturalmente no, visto che lo hanno eletto loro rappresentante nel consiglio di quartiere e mandato a rappresentarli a Roma in Parlamento la settimana scorsa).
    Tagliare il futuro a un bambino con genitori italiani ma nato e vissuto in Etiopia fino a 7 anni, a un’altra arrivata l’anno scorso da Kiev, a un paio figli di coppie miste e ad un ultimo, piccolo tifoso della nazionale in cui aspira ad entrare appena potrà scegliere tra le due nazionalità -bosniaca ed italiana- che ha ricevuto come regalo, questo invece non la preoccupa?
    In questa mia bella classe ci sono altri 17 alunni dei quali lei prende le difese: bene, le assicuro che i problemi maggiori (di apprendimento come anche di comportamento) me li creano i figli di Italiani, a cui è stato insegnato che è giusto bruciare gli accampamenti Rom ; che essere italiani significa avere più diritti degli altri anche scordando il nonno che tanto italiano non si potrebbe considerare, visto che l’impero austro-ungarico dalle mie parti ha reso quasi tutti molto stranieri fino a meno di 100 anni fa.
    Noi insegnanti, che accettiamo allegramente il peso di coltivare in tutte queste testoline l’idea che gli esseri umani hanno e devono avere uguali diritti in ogni parte del mondo (e non è proprio quello che lei si aspetta da noi, signor Fulvio, quando ci dice di occuparci dell’ignoranza di CONTENUTI e di FORME non vuol forse indicarci che la nostra “Missione” è quella di insegnare ad usare sistemi -grammaticali, logici,espressivi, cioè le “forme” per poi diventare fruitori e produttori di saperi,ed ecco qua i “contenuti”).
    Poi però non capisce che per far bene proprio questo non si può essere da soli, perchè i saperi hanno bisogno di confronti, tra alunni diversi e tra insegnanti diversi.
    Sembrerebbe molto più comodo non doversi incontrare, confrontare e scontrare con persone che hanno idee, modalità e competenze diverse dalle nostre. Eppure, lei che è uomo di mondo, di sicuro conosce la tecnica del Brain storming,la tempesta di cervelli che fa nascere idee e apre la mente a concetti visti da angolazioni diverse…Ed eccoci di nuovo agli angoli da cui siamo partiti,come vede ha ragione la Gelmini: potrei insegnare benissimo anche matematica, cosa sono questi capricci delle maestre di sinistra che in questi vent’anni di insegnamento con i moduli (l’unica riforma scolastica degna di questo nome)hanno reso la SCUOLA ELEMENTARE ITALIANA QUINTA NEL MONDO per risultati!
    Senza acredine
    Axi

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