La finta povertà d’Italia


Il problema non è la povertà, ma sono i consumi sbagliati. In Italia oggi ci si sente poveri se non è possibile permettersi i consumi stolti che hanno contraddistinto la vita fino a ieri ma questa, se vogliamo chiamarla povertà, è solo povertà di spirito. In Italia viviamo la contraddizione di un paese in cui l’unico insegnamento che passa è: devi regalarti il lusso di qualcosa, del biscotto vellutato, della lingerie diamantata, dell’auto slanciata, della crema ambrata, della banca rinnovata, dell’anima scaricata.

Lo so che oggi sono molte le famiglie che non possono permettersi di mangiare tutti i giorni, oppure le case in cui non si pagano le bollette, i conti correnti in rosso perenne.  Ovunque mi giri sento gente che lamenta il carovita, ma poi cosa vedo: carrelli della spesa con dentro quattro salti in padella, insalata lavata in sacchetto, pane congelato e brioches e qualcuno mi dice anche che con i pochi soldi rimasti non ci si può permettere più niente. Abitudini al consumo sbagliato: questo è il problema. Grande problema.

Siamo stati educati a consumare male, per questo oggi ci si sente poveri. Da un lato perché effettivamente si è poveri, ma a causa di comportamenti d’acquisto poco assennati portati avanti per anni sull’onda di pubblicità martellante e cultura orientata al consumo e non al risparmio. I nostri padri hanno risparmiato, noi no. Perché? Perché le cose costano di più o perché è scomparso il piacere del rimandare a domani quello che posso ottenere facilmente oggi. Questo ci è stato inculcato nelle teste: godi oggi, domani si vedrà. Dall’altro lato si è poveri perché si fa fatica a cambiare modello di consumo, ma a cambiarlo radicalmente, intendo. Non voglio fare della sociologia da quattro soldi, ma c’è qualcosa che non va se ci ostiniamo a non cambiare arrabbiandoci con un governo perché non ci sono più soldi.

L’invito al consumo, fatto dal nostro Presidente del Consiglio, è legittimo ma io farei finta di non sentirlo e comincerei a mettere i soldi sotto il materasso. Chi l’ha detto? Mica è saggio per il solo fatto di essere il presidente del consiglio! Facciamoci un giro al cimitero, oggi. Anziché andare per regali, andiamo a parlare coi morti e cerchiamo di capire dal nonno Salvatore come ha fatto a costruire la casa dove oggi teniamo al caldo le chiappe .

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Un pensiero su &Idquo;La finta povertà d’Italia

  1. Condivido Fulvio.
    Ci sono i poveri, quelli veri, che il carrello non lo riempiono, fanno pane e pasta in casa, mangiano tante patate e zero brioches. Limitano tutto, dal riscaldamento a qualsiasi altra “comodità”. E poi ci sono quelli impoveriti…perchè non possono più comprare la tele nuova senza finanziamento, perchè non hanno i soldi per due o tre vacanze l’anno, perchè non possono andare al ristorante almeno una volta alla settimana e così via.
    Il guaio è che ci siamo storditi ben bene di “diritto alle cose” e quindi qualsiasi rinuncia è non solo un dramma ma anche un’ingiustizia sociale.
    Insomma viviamo male, malissimo. Scontenti e arrabbiati. Invidiosi dell’erba del vicino. O del tutto annoiati e privi di capacità di pensiero e di una vita che non giri intorno alle cose…
    D’altra parte è anche vero che viviamo dove molti ricchi non “meritano” la ricchezza e dove il divario è tanto doloroso perchè assurdo e disumano, forse.
    Irene

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