Voglia di paratassi


Leggo gli incipit del Premio Gnomo 2009 e noto le nostre Paratassi.

Cominciamo col dire che il Premio Gnomo è un concorso letterario organizzato nel Principato di Monaco. I partecipanti devono scrivere un "Incipit" cioè un inizio di romanzo e la giuria, di cui sono membro, valuta gli elaborati e esprime dei giudizi mediate voto da uno a dieci. Tutti i partecipanti ricevono un premio per il proprio elaborato, generalmente un libro, gentilmente offerto dall’organizzatore. Trattasi di libro direttamente sottratto alla sua immensa biblioteca, quindi trattasi di libro usato e già letto, che il mecenate sceglie e offre in dono. La particolarità del premio Gnomo è che la giuria e i partecipanti coincidono: tutti scrivono il proprio incipit e tutti votano quelli degli altri, senza sapere ovviamente chi sia l’autore.

Il risultato è che in questi giorni mi trovo con centinaia di Incipit da leggere e valutare e mi rendo conto che…è tutta una paratassi. Mai come quest’anno gli incipit sono pieni di paratassi, che non è una malattia ma un modo per dire che non siamo più capaci di articolare il nostro tempo. La paratassi è quella cosa per cui uno scrive facendo frasi brevissime, con periodi semplici, con punti fermi ogni riga e tante "e" a  tenere insieme le idee. A volte riemerge il linguista che dorme in me, quindi vi offro anche la defizione ufficiale: è una strutturazione sintattica per cui in un periodo le proposizioni vengono coordinate, risultando in tal modo equivalenti tra loro e non interdipendenti. È tipica del linguaggio semplice e popolare, e crea l’effetto stilistico di velocità e immediatezza comunicativa (made in wikipedia). La paratassi, questa sconosciuta! Il suo contrario è l’ipotassi ovvero la strutturazione sintattica per cui in un periodo le proposizioni vengono ordinate secondo un rapporto di subordinazione, vale a dire di dipendenza logica o temporale. L’ipotassi ha lo scopo di mettere in evidenza, in modo più o meno esplicito, le relazioni logico-temporali che intercorrono tra le varie proposizioni. È questo il modo di periodare elaborato dalla prosa: il risultato è un taglio stilistico elaborato, lontano dal livello colloquiale (sempre Made in Wikipedia, grazie).

Allora quest’anno scriviamo in paratassi, ma non è solo una specifica caratteristica del Premio Gnomo e dei suoi partecipanti, me ne rendo conto sempre di più, anche sfogliando le pagine dei libri, degli acclamati romanzi sugli scaffali delle librerie.

Certo il libro scorre via veloce come le immagini di un film, ma nell’anima resta nulla, se non la sensazione di aver provato emozioni. Ma le emozioni svaniscono dopo poco. La dipendenza logica temporale che l’ipotassi sostiene produce un effetto duraturo, perché semplicemente ci aiuta a costruire il tempo e a collocarci in esso, è come un esercizio fisico che allena i nostri muscoli ci fa stare in piedi sicuri.

E non è solo da quest’anno, ma da alcuni anni, che ci siamo abituati a scrivere in paratassi e a leggere in paratassi. Grazie TV, per averci fatto imparare a scrivere in paratassi, perché il problema sta tutto lì: scriviamo romanzi come messaggi pubblicitari, scriviamo romanzi come sceneggiature di fiction, evochiamo ma non diciamo, creiamo immagini con le parole, ma non raccontiamo. Laggiù nel nostro cervello si accendono le lampadine che vorticosamente si agitano e ci fanno sentire vivi, importanti esseri pensanti e parlanti, che illuminano il reale chiamandolo con voce intermittente.

L’effetto della Tv su di noi è anche questo. E se fosse soprattutto questo? Perché sappiamo che le nostre strutture linguistiche sono ciò con cui pensiamo il mondo, allora significa che l’affondo della cultura televisiva, ma non solo televisiva, direi più della cultura massmediatica odierna è riuscito: annullate le nostre capacità di vedere il mondo e i suoi nessi causali, pensiamo che tutto accada oggi e subito, che non ci siano cause o responsabili, che un’emozione possa finire ma un’altra possa arrivare, che nulla è certo che tutto può accadere, che occorre accontentarci oggi della piccola luce concessa ad illuminare un nostro ragionamento.

Un romanzo rispecchia il mondo che lo ha prodotto, soprattutto nelle strutture linguistiche che lo sostengono. Teniamoci le nostre paratassi, inoculate bene e dormiamo un sonno leggero perenne…

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7 Pensieri su &Idquo;Voglia di paratassi

  1. Eh cavolo questo post me lo stampo e lo conservo per i momenti duri nella mia grande cartella degli scritti confusi, in divenire, in corso, in embrione e chissà cosa altro ancora.
    Io che facevo “soffocare” chi leggeva nelle ipotassi mi sentivo tirare le orecchie…alleggerisci, semplifica, accorcia, rendi immediato il concetto! Adesso per i post sparo sulla tastiera qualche paratassi per “modernizzare” la mia prosa complessa e prolissa…Ma, appunto, le emozioni più che sullo schermo, mi restano dentro.
    Grazie, ci voglio riflettere un pò su 🙂
    Irene

  2. Anche Hemigway e Jan-Claude Izzo usavano la paratassi e non mi pare che abbiano subito gli influssi della tv.
    Paratassi o ipotassi sono scelte stilistiche.
    Grazie per la lezione di grammatica. Comunque non se ne sentiva la necessità.
    FG

  3. Certo magari occorre avere forse un pò di spirito critico in più, Caro Fino.
    Mi permetta di farle notare che mi riferivo a romanzi scritti oggi da scrittori viventi e contemporanei. E mi riferivo ad una tendenza abbastanza diffusa che forse trova una spiegazione (forse ripeto, visto che non penso di avere la chiave di interpretazione del mondo e visto che mi piace fornire degli spunti di riflessione, magari lei non si pone la domanda o non la ritiene interessante) nell’influsso dei mass media. Scelte stilistiche: ovvero?

  4. Caro amico, quando io utilizzavo nello scrivere, agli inizi, l’ipotassi(formazione umanistica la mia), autorevoli direttori di riviste mi dicevano che “pensavo e scrivevo in latino”!
    Che dire?
    Concordo con te.
    Marianna di Jambo Africa

  5. Il mondo cambia, il modo di comunicare pure. Che sia la TV od il modo anglosassone di strutturare la frase, poco importa. Anche la cafoneria dell’SMS e’ un modo di oggi di trasmettere comunicazione. Bisogna accettare che i paradigmi di vita e di comunicazione non siano piu’ gli stessi. Dico questo ma io preferisco leggere i clasici che non un Pulo Coelho. E ascoltare Cotrane e non Mariah Carey. Ma che il modo di comunicare e’ cambiato, dobbiamo accettarlo e ce lo teniamo com’e’. Pure con gli “swoosh” di tanti film/serial TV che trovo tanto odiosi. Pulsante Rosso in alto destra, unica soluzione.

  6. Complimenti per l’analisi, è esattamente come hai evidenziato tu. L’ipotassi è ormai questa grande sconosciuta, e ciò porta ad una frammentazione del sentire non solo letterario, ma soprattutto umano. Le modalità in cui si struttura un periodo, infatti, non sono altro che il riflesso del momento storico in cui si vive. La lingua non è certo slegata dalla nostra vita quotidiana, e la velocizzazione ( e semplificazione)dei rapporti non può che tradursi in una quasi assenza di interdipendenza anche a livello linguistico. Fuggiamo dal tempo, e si vede.
    Peccato che tu sia una sorta di vox clamantis in deserto, o quasi…
    Un saluto e ancora complimenti
    Giusi Meister

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