Il lavoro divora


L’ho sentito al meeting di inizio anno dell’azienda: voi dovete vivere per l’azienda, perché anche la vostra famiglia riceverà lustro dal prestigio che conquisterete ogni giorno con i vostri successi in azienda.

Ho avuto il desiderio di consegnae subito la lettera di dimissioni, mi sono anche vergognato perché a pronunciare la frase è il presidente dell’azienda ed io sono la faccia delle risorse umane.

Mi dispiace e vorrei dire a tutti i miei dipendenti che non è così, che la vita è fuori e che grazie a quello che è là fuori, ai successi e alle soddisfazioni che la vita di ciascuno offre, solo grazie a questa le aziende crescono. Mi dispiace sentire queste parole pronunciate da un presidente che è la voce di una cultura, quella asiatica, che sta imponendo la propria visione della vita a tutti noi, che l’accettiamo supinamente perchè l’unico metro per misurare il successo di un’azienda, di una cultura di uno stato è la capacità di produrre ricchezza, per pochi.

Mi rattrista ascoltare l’entusiasmo neanche troppo nascosto con cui si inneggia alla grinta dei paesi asiatici, sia da parte dei mass media sia da parte di autorevoli esponenti del mondo politico. Se vogliamo sostenerlo, possiamo farlo, ma allora ammettiamo anche che non sono servite a nulla anni di lotte per i diritti dei lavoratori, e lo dice uno che da sempre è aziendalista, pro azienda e contro il lavoratore.

Il lavoro in quella cultura è sinonimo di vita, la vita si esaurisce nel lavoro. Ad onore del vero anche la nostra cultura occidentale si è abbeverata a lungo alla fonte del lavoro fine a se stesso, ma ha sempre mantenuto una faccia di tolleranza, ha sempre invitato al sacrificio, ribadendo la necessità di un impegno, ma la vita privata, la famiglia, l’individualità hanno sempre rappresentao un fine per tutti.

Non mi piace essere catastrofico, ma pensiamo bene prima di innalzare sul piedistallo culture o paesi, senza consultare le statistiche dei morti a causa di stress da lavoro. 

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6 Pensieri su &Idquo;Il lavoro divora

  1. concordo pienamente con quanto perfettamente espresso, mi viene tanto in mente il film” il diavolo veste Prada”, purtroppo se non si raggiungono degli equilibri fra attività lavorativa e vita privata il rischio gravissimo e’ di essere talmenti assorbiti dagli impegni ,che si suggeguono senza tregua, che ci si ritrova con vite personali disastrose. Alla fine se dovessimo fare un bilancio tra quello che abbiamo e abbiamo perso e che non riusciremo piu’ riavere risultera’ che ci siamo rovinati la vita creando tanta aridità attorno a noi, tanta solitudine….le conseguenze poi potranno essere infinite ma non saremo mai Felici anche se in apprarenza dimostremo sempre il contrario, xche’ in questa società si vive ormai solo di apparenza, tanta apparenza che sembra realtà ! che tristezza !

  2. Leggo: “L’ho sentito al meeting di inizio anno dell’azienda: voi dovete vivere per l’azienda, perché anche la vostra famiglia riceverà lustro dal prestigio che conquisterete ogni giorno con i vostri successi in azienda.”
    mi domando: ma in che azienda lavori? Questo ero uno slogan anni 80…

  3. da un punto di vista economico, questo presidente ha detto cose pazzesche perchè la vita delle aziende è basata sui consumi, se la gente non consuma l’aconomia va in tilt, i consumi ( escluso quelli di soppravivenza)possono avvenire solo se c’è tempo per la vita, quindi bisogna trovare un giusto equilibrio tra tempo di vita e tempo di lavoro. Agli asiatici gli va bene perchè vendono da noi i loro prodotti, con i loro consumi asfittici non potrebbero reggere.

  4. Mi sembra di capire che la nostra vita gira intorno all’azienda e questo può anche andarmi bene,visto che devo vivere e per vivere ho bisogno del salario. ma purtroppo quando non servi più le aziende non ci pensano 2 volte a buttarti sulla strada,anche con la complicità delle leggi e del silenzio sindacale
    Pensano solo al profitto quanto odio il capitalismo e questa gente che si spaccia per imprenditori

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