Non è libertà di parola


In nome della libertà di parola non si può consentire ad un uomo di distruggere la sensibilità di altri uomini.

Mi auguro che le radio si rifiutino di trasmettere quella canzone, che le grandi catene di distribuzione si rifiutino di vendere quel disco.

Quanti ragazzi e ragazze si sono sentiti male di fronte alla tv, sentendo quella canzone. Quanti di quei quindici milioni di telespettatori sono piombati nel silenzio della sofferenza, hanno abbassato lo sguardo, hanno pensato: ma allora non sono normale, ma allora è colpa di mia madre, ma allora mio figlio è stato traviato, ma allora è colpa di mio marito.

Non è vero che la libertà di parola è sacra. La parola deve costruire, non distruggere, la Parola è verbo, che crea, quel verbo attraverso il quale l’uomo è oggi qui.

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3 Pensieri su &Idquo;Non è libertà di parola

  1. Mi verrebbe da darti ragione visto il peso che si attribuisce ad una canzone piuttosto che a vita, libri, pensiero… Nello stesso tempo la canzone narra una storia. Non La Storia. Quindi forse è troppo amplificarne così portata, senso, effetti.
    E d’altra parte, Fulvio, secondo me dovremmo “censurarne” parecchie di canzoni allora. Se questa fa sentire male i gay, altre fanno sentire male i malati, quelli che non sono bulli, le brutte, gli innamorati, quelli che hanno qualche fragilità psicologica. O offendono l’uomo e la sua intelligenza perchè sono il trionfo dello sprezzo, della banalità, dello squallore.
    Dovremmo ritrovare tutti il rispetto della parola. Concordo su questo, sempre.
    Ma se facciamo il processo solo in questo caso non basta e non è giusto…
    O no?!
    Irene

  2. Non sono d’accordo Irene. Una canzone vale più di dieci pareri illustri.
    Che ne dici di una canzone che racconta “una storia” di un uomo che stupra una donna e poi pentito, canta al mondo la sua giustificazione, ovvero che la donna però aveva la minigonna e lo guardava con desiderio?

  3. Intendiamoci Fulvio. Anch’io ho sottolineato il peso di una canzone. Ed è odioso che si sbandieri la libertà di parola proprio quando questa offende o è sciocca o non è corretta. Sono d’accordo, insomma.
    Come ho scritto in qualche mio post.
    Direi però che se questo passa e vale occorre non limitarlo a questo caso.
    Ok, prendiamo il tuo esempio…beh, insomma non saranno proprio stupri ma hai visto che video musicali circolano? E nessuno si indigna, nessuno si accorge dei ragazzi incollati allo schermo e ipnotizzati da quelle immagini…
    Io ricordo che avevi scritto qualcosa anche l’anno scorso quando un altro vincente del festival sapeva tutto dei matti…beh insomma giustamente c’era da dubitarne. Ma tutti ne parlarono un gran bene senza chiedersi cosa ne pensassero e cosa provassero a quelle parole matti e famiglie.
    Comunque francamente quello che mi irrita di più nell’uscita di Povia è il momento. Perchè ora? E’ ancor peggio credere che non sia solo una sua discutibilissima idea ma un tormentone che ben si addice all’andazzo del periodo.
    Scusa se mi sono dilungata troppo.
    Ciao Fulvio
    Irene

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