Stronggrond tra i pomodori


Eccomi lì, seduto tra i filari di pomodori, che mi sbrodolo e mi gongolo. Vedo la mamma, la nonna, il papà, il nonno, la zia, lo zio e i cugini, sono là seduti che ridono, lontani, anche con la mente. Ho 3 anni, 2 anni forse 1 con la maglietta rossa e la faccia rossa mangio mangio mangio, tutti questi pomodori che amo: sono un pò verdi un pò rossi e nessuno mi vede. Mi hanno perso di vista, senti come ridono, sentili.

Chi pensa più al povero stronggrond che è scappato tra i pomodori? Neanche le galline che scorazzano, neanche il cane che si lecca il sedere o il gatto che vuole acchiappare la mosca. Ci sono sempre troppe mosche a casa mia: e loro, la mamma il papà e la tutta la compagnia di sgambettanti grandi, che anche adesso le cacciano con le mani. 

Mi sento abbandonato e felice, in mezzo ai filari di pomodori, piccolo con queste piante un pò odorose che mi sovrastano e un pò mi pungono: ho tutto quello che serve intorno a me, posso prendere toccare vedere. Il fango dell’innaffiatura recente mi fa spronfondare, cerco di alzarmi ma ricado giù e allora decido di restare lì per sempre e di sdraiarmi completamente, di riempirmi le mutandine di fango, le scarpe di fango, così resterò terra  e farò crescere in me i miei pomodori

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