Stronggrond non va in piscina


Le urla, i pianti, le botte forse. Sono quelle che arrivano dalla casa di Luca, che sta chiedendo alla mamma di portare il piccolo Stronggrond a fare un bagno nella piscina della Grande signora di Campagna.

Stronggrond, No!

Sono seduto sugli scalini del palazzotto borghese e sento tutto, mi tormento la mano destra, quella con il piccolo segno che mi accompagnerà tutta la vita. Lo so già, non mi vogliono, non sono all’altezza. E’ questo che sento urlare alla mamma di Luca, che ha una colpa: non sa riconoscere gli amici. Anche questo gli dice la mamma. Temo il momenbto in cui Luca scenderà e mi dirà: no, mia mamma non vuole. O forse mi dirà: non andiamo più in piscina, devo andare via con mia mamma.

E allora gli facilito la cosa, scappo io da solo, corro via, non sopporto che mui sia a disagio nel dirmi quello che io non voglio sentire. Dove vado? Torno a casa? Non posso, mia madre resterebbe troppo male, perché saprebbe che non mi hanno voluto e so che lei starebbe male per me, ma io non voglio. E allora dove vado? Per ora mi fermo qui, dietro questa macchina, mi siedo qui per terra e aspetto, anche se c’è il sole e fa caldo, ma da qui vedo e loro non mi vedono. Dopo dieci minuti escono Luca e la sua mamma, con gli zoccoli e gli occhiali da sole e Luca ha il suo salvagente in mano ed io mi sento davvero male.

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