La neonata nel caffé


Un papà al bar una mattina di febbraio alle dieci con il casco in una mano e il telefonino nell’altra.

Un papà che risponde orgoglioso del risultato dell’inseminazione della sua vacca:
“Come sta Giulia?”
“Bene, è già a casa con la bambina, 3punto620, un amore.

Mi giro meglio verso il papà con il casco in mano e il telefonino nell’altra perché voglio vedere la faccia di questa bilancia automatica dotata di spazio nel cervello per ricordare pure i decimali del peso della sua piccola topa; non può essere, non deve farlo, sta per farlo, ecco che parte. Sorride e passa il telefonino alla barista:

“Ecco, qui siamo ancora in sala parto, è appena uscita”
“Ma che carina!” Come una barbabietola rossa immersa nell’aceto

La voce di lui echeggia dal telefonino, si! Ha messo il vivavoce, casomai avessimo intenzione di perderci le scoregge di sua moglie direttamente dalla sala parto.

“Ludovicaaa, guarda appapà, brava! Ludovicaaaa, Ludovica! Ciao, Ciao, Ciao”

La barista sta ripassando il telefonino all’inseminatore, quando il mio sguardo si posa sul dispaly, che passa a 10 cm dalla mia faccia. No, non dirlo, no non farlo, caro il mio papà. Lo sta facendo, lo sento…

“Vuol dare un’occhiata anche lei?”

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