Le pillole del direttore


Avete mai lavorato con un capo che passa dall’euforia alla tristezza nel giro di 5 minuti, che da del tu o del lei a seconda dell’inquadramento contrattuale della persona che ha davanti, che si stampa tutte le mail, le legge, le archivia e poi per rispondere scrive prima su un blocco di carta e dopo trascrive su una pagina word, che passa sotto scanner e quindi invia? Non sto parlando di un ultra settantenne, ma di un tranquillo 45 enne che disgrazia vuole mi sono ritrovato sopra nell’organigramma aziendale.

Quando gli parli, lui non sente anche se ti guarda in faccia e appena finisci di parlargli, lui ti racconta la sua disgrazia quotidiana, se c’è un’urgenza, una decisione da prendere, dice: poi ne parliamo. Se deve incontrare qualcuno che non vuole incontrare, appena odora l’arrivo della persona si mette al telefono e ci sta per ore, secondo me non telefona neppure ma sta semplicemente con il telefono attaccato all’orecchio anche per 20 minuti e con la testa bassa sul block notes fino a che il malcapitato se ne va dall’ufficio mio di anticamera.

Se provi a suggerire un modo per riorganizzare il lavoro, entra in agitazione e ti accusa di essere un sobillatore in preda all’ansia. Poi apre il cassetto e tira fuori una pillolina. “Tenga”, mi dice (mi da ancora del lei, anche se sono un quadro aziendale, perché quando ho avuto il passaggio di livello mi sono rifiutato di accettare il “tu”, dovuto alla promozione. Fanculo). “Tenga, fanno bene, sa. Io le prendo da venta’anni”

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