E’ arrivato il momento: le mie dimissioni


Domani è il grande giorno: basta, adesso basta davvero. Non sono né incavolato, né preoccupato, forse solo incosciente. Lascio un posto di lavoro ben pagato, un contratto a tempo indeterminato, una multinazionale che va a gonfie vele, un mare di persone buone e qualche stronzo.
Una nuova vita ricomincia a 36 anni, chissà cosa diventerò?

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8 Pensieri su &Idquo;E’ arrivato il momento: le mie dimissioni

  1. I miei complimenti per questa scelta, scelta che farò anch’io quando sarò pronto. Sai già cosa farai o sei aperto alle sorprese?

    Ciao

  2. ‘‘Fino a che uno non si compromette, c’è esitazione, possibilità di tornare indietro e sempre inefficacia. Rispetto a ogni atto di iniziativa (e creazione) c’è solo una verità elementare, l’ignoranza uccide innumerevoli idee e splendidi piani. Nel momento in cui uno si compromette definitivamente, anche la provvidenza si muove. Ogni sorta di cose accade per aiutare, cose che altrimenti non sarebbero mai accadute. Una corrente di eventi ha inizio dalla decisione, facendo sorgere a nostro favore ogni tipo di incidenti imprevedibili, incontri e assistenza materiale, che nessuno avrebbe sognato potessero venire in questo modo. Tutto quello che puoi fare, o sognare di poter fare, incomincialo. Il coraggio ha in sé genio, potere e magia. Incomincia adesso. ’’

    (Wolfgang J. Goethe, Faust)

  3. Certo…la scelta.
    Respinte al mittente, le dimissioni! Non solo: avendo illustrato le vere e candide ragioni che mi spingevano a farlo (giovane, senza famiglia, con l’intenzione di godersi di pù la libertà dal lavoro e di scalare la marcia….) hanno sospettato un’offerta “misteriosa” di qualche competitor e mi hanno rifilato un lauto aumento di stipendio e nuovi progetti all’estero. Per la mentalità della mia azienda non è neppure immaginabile l’idea di scalare marcia, anzi hanno percepito nella mia serenità la sensazione che avessi in mano un’offerta forte. Ho provato a dire che non era vero, che volevo veramente andarmene per fare altro. Nulla da fare. Mi intasco i soldi e rifletto. Rimandato a dicembre, a quel punto, memore del momento dirò che ho deciso di sposarmi con il mio compagno e andare a vivere nel quartiere gay di San Francisco. Vediamo chi la vince.

  4. Beh.. mi sembra letteralmente giusto! Leggi qua:

    “Una corrente di eventi ha inizio dalla decisione, facendo sorgere a nostro favore ogni tipo di incidenti imprevedibili, incontri e assistenza materiale, che nessuno avrebbe sognato potessero venire in questo modo.”

  5. Si lo so, non mi allettano. I soldi.
    Ma se un’azienda te ne da molti di più di quelli che prendevi, nonostante tu dica che non hai intenzione di restare e più dici che vuoi dedicarti ad altro e loro aumentano la posta…! Cosa fare? Non si può neppure dare la dimissioni tranquillo. Ho sbagliato, perché avrei dovuto andare via sbattendo la porta, invece, come è d’abitudine, ho spiegato candidamente le ragioni. Ma sapete cosa vi dico, ben vengano i soldi. Mi serviranno per il futuro, spero vicino, quando ci riproverò. Per il momento l’azienda si deve accontentare di uno cui ha dato molti soldi per restare. E il mio restare significa fare dieci volte di più i cavoli miei nei prossimi mesi.

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