La scuola che insegna a diventare bravi lavoratori


Questo commento di Avvenire mi ha fatto incazzare alquanto…

Forse un sogno
«I have a dream», io ho un sogno diceva Martin Luther King nel suo discorso più famoso. E quella frase è diventata un introibo per parlare di ogni cosa giusta, che si può solo sognare (com’era, al tempo, la fine della disuguaglianza tra bianchi e neri). E c’è oggi un sogno che i genitori italiani, preoccupatissimi dell’inserimento dei figli nel mondo del lavoro, inseguono? Sì. Che la scuola li faccia cominciare a lavorare. Sissignore, la scuola. Avviando forme di parziale sperimentazione del lavoro nell’ambito dei corsi. Per colmare il gap tra istruzione e vita, astrazione e realtà. Inserendo i ragazzi nelle collettività lavorative, facendo svolgere loro dei ministage sul campo, che comportino già piccole responsabilità, si tratti di rispondere al telefono o di fare le fotocopie, di digitare sulla tastiera di un pc o di usare uno scanner, di fare una fila alle Poste o di prenotare una visita per anziani al Cup. Responsabilizzandoli progressivamente. Portandoli al rispetto delle regole. Insegnando loro a stare, lavorativamente, tra gli altri. Dando loro dei compiti da assolvere, non solo dei compiti in classe o dei compiti da fare a casa. E pagandoli. Certo. Facendo loro meritare la piccola incentivazione e rimandandoli a casa contenti, per dimostrare che stanno facendosi grandi. La funzione sociale e formativa sarebbe altissima. Basterebbe una settimana il primo anno. Poi due, tre, quattro. Magari è un sogno, ma «I» anzi «We», noi, «have a dream».

Ma la scuola non aveva un altro scopo? Tremendo, triste, inutile, conformista, pericoloso…questi non hanno capito nulla. Collegare la scuola al lavoro? Ma che cavolata è? Che la scuola pensi a formare degli uomini, non dei lavoratori!!! Che la scuola pensi a fornire la capacità di essere indipendenti, sicuri, curiosi, felici!! Questo è il mio sogno. Qui siamo di fronte ad una prospettiva di vita tristissima.

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2 Pensieri su &Idquo;La scuola che insegna a diventare bravi lavoratori

  1. Ancora una volta condivido pienamente. Il commento di Avvenire è in linea con il pedagogismo di sinistra che concepisce la scuola come un contenitore in cui metterci di tutto e di più, terreno delle più strane sperimentazioni. Già la stessa battaglia fatta a suo tempo per la scuola a tempo pieno quando la Gelmini è stata accusata di volerlo eliminare, rivela una concezione della scuola come servizio sociale e non come un’istituzione preposta a formare degli uomini..

  2. OUT OF TOPIC
    Grazie di cuore per il tuo commento al mio post sull’intervista a Cecchi Paone. Io non sono di Milano, vivo a Somma Lombardo, zona aeroporto Malpensa, circa 45-50 Km da Milano centro. La tua situazione è quella che io ho sempre sognato. Non chiedevo di più dalla vita che andare a vivere da solo in Milano, causa lavoro, e poi qui, grazie all’indipendenza e al fatto di trovarmi in una città piena di possibilità di incontro per i gay, trovare il compagno della mia vita e andarci a convivere. Forse se avessi potuto fare questi passi, anche i miei l’avrebbero presa come i tuoi. Invece, come spiego nel post, essere stato costretto (per non avere trovato il lavoro che speravo, a Milano, ma “sotto casa”) ad “invertire” questa sequenza, cioè avere fatto il coming out quando ancora ero a casa con i miei, mi ha “tagliato le palle” come si dice..

    Grazie ancora. Mi piacerebbe conoscerti!

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