Olop


L’ha detto, me lo aspettavo. Non sbagliava una parola, infilava tre parole inglesi ogni tre italiane, infarciva di acronimi e sorrisi.

Poi è arrivata all’esposizione del concetto chiave che fa muovere il mondo degli addormentati stimolati dalle benzodiazepine assunte in quantità sesquipedale da troppo tempo.

“Dobbiamo insegnare alle persone a diventare imprenditori di se stesse”.

Incrocia il mio sguardo perplesso, cui segue uno sbadiglio. Certo come capetto del personale dovrei appoggiare, sposare la causa. Il mio annuire sarebbe il modo migliore per lavarsene le mani, prendere un bel luogo comune, quello che il dipendente diventa più produttivo se gli si lascia la libertà di responsabilizzarsi, abbracciare la causa che in fondo in fondo l’azienda gli offre la possibilità di realizzarsi come persona.

Ma sbadiglio, sto zitto, la riunione si fa imbarazzante.

Triste è la vita imprenditorializzata, maschera di facile applicazione per visi invasi di immagini esangui e sfuggenti, per anime incapaci di costruire un’identità che sorvoli il mutevole crescere di un bisogno di riconoscimento e commercio.

FINE.

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