Rumore attutito, tonfo profondo, urla.


La tapparella alzata, la finestra chiusa, la coperta addosso.

La nostra coperta è una vecchia coperta militare cui abbiamo cucito un pezzo di lenzuolo bianco per renderla più lunga, la finestra è quella della cucina, da dove si vede la ferrovia e poco più in là quella casetta con una grande serra. La tapparella è rimasta alzata ieri sera perché come sempre ho fatto tardi e mi sono dimenticato di tirarla giù.

Tra poco si sveglia anche l’amore mio e mi rimprovera. Ma dolcemente, magari con un bacio e intrecciando le gambe calde attorno alle mie mi dirà sei un piccolo disastro.

Che folle paura di non essere più capace di sentire il calore della sua pelle: questa sarebbe la più grande punizione, più grande di me. Mi spezzetterebe, mi ha spezzettato. Rotto, frantumato, disarticolato ho provato ancora a nascondermi con la testa tra la nebbia, sono sceso dall’auto in un campo ai bordi della tangenziale ed ho urlato per quietare le gambe tremanti. Rumore attutito, tonfo profondo, non è ancora neve, ma dentro è ghiaccio, dentro me.

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