Carlo Erba a Milano, per stare insieme.


Abito da queste parti a Milano, vicino alla Torre Carlo Erba, che poi altro non è se non la ciminiera di una fabbrica – la Carlo Erba appunto – oggi sostituita da palazzi ultramoderni per uffici inesistenti.

Lei, la Torre, è rimasta lì, simbolo di anni passati, quando questa parte di Milano, tra Maciachini e la Bovisa, era la zona operaia, di fabbriche e trattorie, di fumi e tute blu, di tram e campagne abbandonate. Adesso questi edifici tutti specchi e luci sono vuoti per buona parte: c’è la Zurich, ci sono la Montblanc, la Universal Music, la Sorin, la Levis, un paio di bar carini, ma c’è ancora moltissimo spazio non utilizzato.

Da qualche settimana qui è arrivata la vita: è gioia pura sotto la Torre. Non c’è traccia di disordine, solo ragazzi stranieri extracomunitari, ragazzi e ragazze che hanno deciso di bivaccare lì, sotto la pioggia, con i loro sacchi a pelo, qualche tenda. Così, nel mezzo della città, tra macchine che vanno e vengono lungo la via Imbonati e luci multicolor dei palazzoni nuovi disabitati ma sempre illuminati, stanno queste persone. Rivolgono gli occhi al cielo, alla cima della Torre, dove sono arroccati altri ragazzi extracomunitari, saliti lassù per protestare contro la burocrazia nella quale sono incastrate le domande di regolarizzazione di milioni di stranieri. Sotto la Torre c’è vita, ci sono sedie sparse e ragazzi con la chitarra, ci sono improvvisazioni teatrali e crepes fatte sul momento da una mamy nigeriana. Sotto la Torre ci sono persone che parlano e discutono di diritti, di doveri, di lavoro. Non ho visto sigle politiche, solo tanta serietà e consapevolezza.

Mi sono fermato, incantato.

Noi non siamo più capaci di riunirci, se non per protestare contro Berlusconi. Non siamo più capaci di riunirci, se non siamo sicuri che tutte le tv, opportunamente preallertate siano lì a riprenderci e i giornali a scrivere di noi. E poi a discutere sui numeri dei partecipanti, per giorni e giorni, con accuse e rivendicazioni. Il vicesindaco di Milano ha decretato che quello che sta accadendo al Carlo Erba è un fallimento perché i partecipanti sono solo lo 0,1% degli stranieri a Milano…Quanta tristezza, Vicesindaco, nelle sue parole. Perché non risponde veramente alla domanda cruciale di quelle persone: perché le domande del 2007 sono ancora ferme in Questura? Lei dice che gli italiani delle case intorno sono stufi e arrabbiati. Sono così tanto disturbati dalla musica e dalle parole di questi ragazzi? Disturbati perché non riescono a seguire le vicende di Maria de Filippi al sabato in TV o perché non riescono a vedere una prima su Sky? Magari questi italiani scendessero in strada! Anzi, io che passo di lì tutti i giorni, vedo sempre più italiani mescolarsi tra questi ragazzi e non sono gli italiani con la bandiera della CGIL sulle spalle e le Hogan da 300 euro ai piedi. Sono gli altri Italiani, magari figli o nipoti di quegli operai che qui sono nati.

Alla Torre Carlo Erba c’è traccia di vita, di complessità. Non dobbiamo sentirci dire di cosa siamo stufi perché lo sappiamo bene di cosa siamo stufi: dei tombini perennemente intasati, di prendersi delle lavate colossali dalle auto che passano perché qualche stronzo non fa pulire i tombini e le strade si allagano anche se piscia un bambino. Non siamo stufi di vita, ma di cacca che esce dalle bocche e non riesce neppure a finire nelle fogne.

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2 Pensieri su &Idquo;Carlo Erba a Milano, per stare insieme.

  1. Il senso comunitario generato da una “attesa comune” genera davvero un clima bellissimo. Visto che siamo in periodo, aggiungo che lo spirito natalizio (per chi ancora ci crede) è uno dei suoi figli..

  2. Sono d’accordo al 100% con te….ma c’è anche da dire che spesso certe situazioni degenerano, è un po’ un equilibrio precario.
    Comunque condivido a pieno tutto il tuo disappunto…

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