La cura e la gioia


Gli dico arrivederci o forse ciao, ma gli dico soprattutto grazie.

Lo dico a lui, a questo blog che non esiste, che non c’è, che c’è solo nella virtualità delle sue pagine. Se domani ci alzassimo e scomparisse internet, scomparirebbe pure lui. Puff…scomparso, perché non è mai esistito, non ho copie stampate o salvate da qualche parte.

Ma è finita, il blog ha esaurito la sua missione, mi ha permesso di coltivarmi e scoprirmi, oggi mi sento di nuovo intero, con le mie debolezze, paure, gioie, pieno di forza, con il mio ieri dentro l’oggi, custodito, alla faccia del godimento dell’attimo presente. Mi sono riappropriato del mio passato e adesso sta qui con me per accompagnarmi in questo mondo complesso, dove semplicemente si può vivere.

Ciao blog, dimenticami.

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La voglia la cazzia l’indecenza la miopia


Ho male agli occhi stamattina, sto diventando miope? Forse. Forse invece sono andato a letto tardi e mi sono alzato molto presto per affrontare il colloquio di lavoro, sto scegliendo il mio prossimo datore di lavoro, alla faccia della crisi. M’ama non m’ama, m’ama non m’ama…sto spetalando i piccoli crisantemi del mio giardino.

Finirò ancora con il mio carnefice preferito? Stamattina ho fatto innamorare l’ennesimo muso giallo, mi sono messo l’abito del colore che lui ama, la cravatta del colore che lui adora, l’inchino fatto al momento giusto il tutto per farmi dire si, ti voglio, voglio te nella mia azienda, ti do tutti i soldi che vuoi, ma voglio te. So essere una brava puttanella… Si ma io non voglio te, eppure ho fatto di tutto per conquistarti, muso giallo.

Perché sono cretino, perché non so resistere alla conquista dell’altro, perché ho sempre voglia di conferme, come dice la mia pseudofidanzata. Oggi mi ha detto che sono un grande insicuro ed io le ho risposto che non c’è nulla di male ad esserlo e chi ti fa credere che il mondo è dei forti e sicuri forse si riferisce al loro mondo, io preferisco quello dell’instabilità che loro non colgono, dell’ambiguità che loro non percepiscono. La mia pseudofidanzata è la donna di cui leccherei le ferite dopo averla accoltellata, per assaporare la differenza tra una lacrima e uno sputo, tra una carezza e uno schiaffo.

Conferme?

Gli umani che ho intervistato


Dovrebbero dare una indennità a quelli che nella vita fanno selezione del personale, una specie di pensione per ritemprarsi dalle fatiche psicologiche. Per farlo davvero bene occorre avere almeno tre o quattro mesi di decompressione dopo sette o otto mesi di interviste quotidiane.

Sentire le vite di decine di persone al giorno è molto impegnativo, soprattutto se si ascolta veramente quello che queste persone raccontano ed io lo faccio. Sto mettendo in ordine le mie scrivanie, gli armadi i cassetti e sto per portare in cantina le migliaia di schede di candidati intervistati in questi anni, mi diverto ad aprirne alcune e a rileggere i miei appunti, quei pezzi di cartaccia che sono preziosi per gli scarabocchi fatti, le note, i disegnini, i colori.

C’è sempre una parte, di solito in alto a destra dove traccio i caratteri fisici della persona, nulla di formale, vado molto al sodo perché l’obiettivo è ricordarmi la persona: tette giganti, bocca carnosa, capelli lunghi tinti male, occhiali D&G vecchio modello, ha una gonna da mercato orientale, la sciarpina gialla poteva evitarla, le unghie sono eccezionali, secondo me sono finte. Peli sulle braccia.

Poi voglio sapere cosa sogna, non mi interessano i lavori cui aspira, ma i sogni che porta con se: vuole comparare casa in Marocco (+), vuole salvare l’umanità dalle guerre (-), vuole dedicare tempo alla solidarietà (-), vuole andare in vacanza con la fidanzata (+), vuole farsi frate (boh!), vuole comprare casa (che palle!), vuole trovare un lavoro (questi li caccio dopo dieci minuti), vuole leggere tutto Pavese (mi sta simpatico).

Misuro poi la resistenza al peccato, non solo quello carnale, ma la disponibilità ad accettare le proprie voglie, difetti, errori a convivere con ciò. Questo è l’aspetto più importante quando assumo una persona, una volta verificate le competenze hard: non mi interessano quelli che non hanno mai preso una strada sbagliata, che non hanno mai rischiato, che non sarebbero disposti a mandarmi affanculo.

Ma per la seconda volta nella mia vita, ho fatto indigestione di colloqui di selezione. Troppe vite nella mia testa, chiudo tutto: prendi pure, caro facchino, porta giù in cantina. Questi non servono più.

Come cazzo ha fatto a diventare direttore del personale questo coglione


Me lo chiedo tutte le sante mattine, ma si sa, le strade del signore sono infinite, quelle delle aziende sono lastricate di croci e chi mette più croci, sale sale sale. Solo ora lo capisco: il bravo direttore del personale è quello che sa licenziare. Punto.

Dopo ogni partita dell’Inter mi chiede se ho visto la partita ed io da circa 3 anni gi rispondo che il calcio non mi interessa proprio

Ogni lunedì mattina mi dice che ha passato la domenica stravaccato sul divano a ber birra e ruttare, ascoltando i pink floyd e mi chiede: ma le paicciono i Pink floyd? Ed io rispondo sempre che non sono il mio genere. La conversazione si conclude con la laconica affermazione: Lei (si mi da del lei, retaggio della differenza di “classe” quando io ero un semplice impiegato e lui non dava del tu agli impiegati….) non capisce un cazzo di musica.

Al mercoledì va sempre a mangiare fuori con la moglie (oltre ad andare sempre al sabato mattina alle 8 in punto al supermercato, alle 11 al cimitero e alle 13 a pranzo dalla suocera, per poi guardare un film alle 16 a casa, generalmente scaricato gratis da Internet, perché 180 mila euro l’anno di stipendio non si buttano mica dalla finestra per comprare film originali in DVD…) e mi chiede: ma Lei è sposato? Si, sposato, magari pure con una strafiga…Io? Me lo chiedi da tre anni, cosa devo fare? Farmi tatuare una stella rosa?

L’uomo medio è lui, eccolo, è lui, solo lui. Non pensavo potesse esistere, l’uomo medio italiano. Ma di quella mediezza o medietà che non è la misura della normalità, che adoro. Ma della ipocrisia, che detesto.

Mamma li verdi (quelli veri)


Non parlate con quelli.

Questo potrebbe essere il sottotitolo di oggi, perché oggi c’è stato un grande problema in azienda e come sempre per risolvere un grande problema ci vuole un grande coglione, il cui messaggio alla nazione è stato più o meno questo…vista la annunciata preannunciata ripetutta minaccia di azione sulla nostra macchina produttrice… da parte di giovani estremisti sovvertitori dell’ordine (e io già godo) …nonché frange armate (di vanga) verdissime, si consiglia a tutti i dipendenti di non parlare a suddetti eventuali infiltrati appostati dietro l’angolo

Che poi tradotto significa: siamo a rischio attacco da parte di guerrieri verdi per alcuni problemini che abbiamo con l’ambiente…oggi o domani arrivano. Quindi visto che siamo a rischio, fate attenzione a quelli che vi avvicinano fuori dall’azienda, non parlate, non date confidenza, non credete sopratutto a quello che vi raccontano e segnalate ogni sospetto di infiltrato.

Non volevo credere alle parole lette. Preoccupato? Macché. Oramai me ne frego: ma è divertente, è stato divertente. Perché sulla scrivania io avevo il mio divertente e pericoloso “Terrorismo o rivoluzione” di Vaneigem, che leggo in metropolitana. Vai a vedere che ho trovato il modo per farmi cacciare! Adesso prendo il volumetto e lo piazzo a fianco al telefono, in bella vista. Potranno mai tollerare un finocchio rivoluzionario molto vicino all’internazionale situazionista e ai nuovi rurali? Nooooooo, nooooooo. Sarebbe troppo. Non l’ho fatto, anzi ho preso il mio libretto e me lo sono passato vicino al cuore, per pudore.

Spero domani di incontrare all’uscita della dorata company un contadino armato di zappa che cerca di convincermi delle sue idee su come cambiare il mondo

Le pillole del direttore


Avete mai lavorato con un capo che passa dall’euforia alla tristezza nel giro di 5 minuti, che da del tu o del lei a seconda dell’inquadramento contrattuale della persona che ha davanti, che si stampa tutte le mail, le legge, le archivia e poi per rispondere scrive prima su un blocco di carta e dopo trascrive su una pagina word, che passa sotto scanner e quindi invia? Non sto parlando di un ultra settantenne, ma di un tranquillo 45 enne che disgrazia vuole mi sono ritrovato sopra nell’organigramma aziendale.

Quando gli parli, lui non sente anche se ti guarda in faccia e appena finisci di parlargli, lui ti racconta la sua disgrazia quotidiana, se c’è un’urgenza, una decisione da prendere, dice: poi ne parliamo. Se deve incontrare qualcuno che non vuole incontrare, appena odora l’arrivo della persona si mette al telefono e ci sta per ore, secondo me non telefona neppure ma sta semplicemente con il telefono attaccato all’orecchio anche per 20 minuti e con la testa bassa sul block notes fino a che il malcapitato se ne va dall’ufficio mio di anticamera.

Se provi a suggerire un modo per riorganizzare il lavoro, entra in agitazione e ti accusa di essere un sobillatore in preda all’ansia. Poi apre il cassetto e tira fuori una pillolina. “Tenga”, mi dice (mi da ancora del lei, anche se sono un quadro aziendale, perché quando ho avuto il passaggio di livello mi sono rifiutato di accettare il “tu”, dovuto alla promozione. Fanculo). “Tenga, fanno bene, sa. Io le prendo da venta’anni”

Il Responsabile delle Risorse Umane


Guarda il mare, che è meglio, guarda le navi sullo sfondo, che controllano la costa di San Giovanni d’Acri dagli attacchi libanesi. Una mattina di giugno all’alba mi accorgo di essere stato ingannato, guardando l’orizzonte chiuso dalla navi e poi la cittadina chiusa dalle mura e poi l’albergo di lusso alle mie spalle, con la spiaggia recintata, chiusa alla vita fuori controllo.

Volevo cambiare le persone, povero illuso, farle crescere e fiorire dentro l’azienda. Si, fiorire, è proprio questo il mio scopo quando decido di occuparmi di risorse umane. Sai quante illusioni quando ai primi colloqui mi chiedevano quale fosse la mia idea di gestione del personale. Allora ero molto più giovane e oggi penso che alcuni si divertissero a sentire le mie risposte piene di amore per il lavoro, amore per gli altri, pensando dentro di sè: povero illuso. Avevano ragione loro: mi sono serviti dieci anni di risorse umane per capire che la crescita delle persone, in azienda, non interessa nessuno.

I conti devono tornare, sempre, anche tra le risorse umane. E se a New York hanno deciso che in Italia quest’anno devi allontanare 5 teste, lo devi fare e devi inventarti dei motivi per giustificarlo. I fatturati sono alle stelle, tutti lavorano abbastanza bene, mi chiedo perché? Perché la politica prevede che 5 persone siano allontanate quest’anno e devi farlo perché se non lo fai non raggiungi il tuo obiettivo e…Sostituirai le 5 allontante con 5 nuove persone – mi dicono. Scegli magari quelle un pò più vecchie, che sono in azienda da tanti anni. Quelle che sono convinte che nessuno le tocchi perché sanno fare bene il loro lavoro.

Senza senso, senza senso, senza senso.

Licenziata perché ha la faccia da colf


Il mio augusto generale dagli occhi a mandorla mi ha chiamato nel suo ufficio e mi ha detto:
Tu, gigante merdaccia, come ti sei permesso di assumere una colf in azienda?
Io, che ho già capito dove vuole arrivare, abbasso lo sguardo ed aspetto la quotidiana umiliazione.
Lui continua…

Tu, gigante merdaccia, lo sai che facciamouna figuraccia con i nostri clienti, se loro vedono che abbiamo una con la faccia da colf, una filippina! Ti sembra normale, eh…! Tu, gigante merdaccia mi stai facendo arrabbiare: cosa pensi che siamo un’organizzazione di beneficienza!

La poverella in questione è una bellissima ragazza, molto solare e con una disponibilità davvero encomiabile, sorride spesso, parla 4 lingue europee ed è nata in Italia. Si è laureata in Italia, ma è figlia di sua madre e di suo padre, ovviamente, è filippina nei tratti somatici.

Al mio Gran Generale dagli occhi a mandorla non piace la filippina perché la filippina lui la vede solo inginocchiata a pulire le sue scarpe, non può tollerare che si aggiri in azienda, che partecipi alle riunioni.

Lui mi sta sempre urlando le parole che escono dal cesso del suo vano digerente, io non l’ascolto neppure più, combattuto tra il desiderio fare una torta di mele e quello di andare dalla ragazza e chiederle scusa, dicendole la verità. Così magari arriva un tram carico di filippini e va diritto dritto dall’eminenza gialla a darli una lustratina. Al tubo digerente, s’intende.

Mi vedo vecchio, di colpo


Mi vedo vecchio di colpo, cosa posso fare?

Guardo le foto di qualche anno fa e fatico ad accettarmi oggi a 36 anni, per meglio dire mi accetto ma improvvisamente mi sono accorto di essere diventato un signore e non più un ragazzo: le rughe sulla fronte, le occhiaie, la pancia molle, pochi capelli, le guance cadenti.

Ho sempre pensato che va bene così, che è bello invecchiare, ma non avrei pensato così all’improvviso: ieri al supermercato mi sono fermato un quarto d’ora a guardare le creme antirughe, ma mi sentivo un pò stupido e non capivo nulla. Mi suocera dice che avrei dovuto iniziare ad usarle 10 anni fa, ormai è tardi.

Voglio mollare tutto


Il film si intitolava così – Mollo tutto –  con un Renato Pozzetto versione semiseria, ma questo non è un film, è la mia vita e sono molto intenzionato a viverla, ma davvero. Per questo voglio mollare tutto, cioè il mio lavoro, perché ormai mi sento male al solo pensiero di mettere piede in azienda ogni giorno.

Che cos’è un lavoro in cui non ti riconosci più? E’ solo un mezzo per guadagnare, ma ne vale la pena? Sono molto indeciso, vorrei andare a fare il commesso in una libreria, ecco cosa vorrei fare. Invece sono qui, sono un manager – che poi sta cavolo di parola mi sta pure sulle palle -guadagno bene, ma per cosa? Non ho più una vita, sono sempre chiuso in questo ufficio, sempre a pensare al lavoro. Per cosa poi? Per avere i soldi. Per cosa poi? Per spenderli e comprare sempre più cose.

Ma io voglio il tempo e la vita.

Poi penso che tutte queste aziende siano così senza senso, solo macchine per legittimare se stesse, un pò ipocrite e un pò strumenti di tortura. Anche se va tutto bene, le aziende restano questo: macchine tritauomini, che ti dicono che diventi qualcuno e in cambio ti portano via la vita ogni giorno, 8-9-10-12-14 ore ogni giorno di vita rubata. Si diventi qualcuno, ma perdi te stesso: è questo ciò che vogliono.