La cura e la gioia


Gli dico arrivederci o forse ciao, ma gli dico soprattutto grazie.

Lo dico a lui, a questo blog che non esiste, che non c’è, che c’è solo nella virtualità delle sue pagine. Se domani ci alzassimo e scomparisse internet, scomparirebbe pure lui. Puff…scomparso, perché non è mai esistito, non ho copie stampate o salvate da qualche parte.

Ma è finita, il blog ha esaurito la sua missione, mi ha permesso di coltivarmi e scoprirmi, oggi mi sento di nuovo intero, con le mie debolezze, paure, gioie, pieno di forza, con il mio ieri dentro l’oggi, custodito, alla faccia del godimento dell’attimo presente. Mi sono riappropriato del mio passato e adesso sta qui con me per accompagnarmi in questo mondo complesso, dove semplicemente si può vivere.

Ciao blog, dimenticami.

Mi vendo, mi compri?


Quanto sono belli e sani, questi giovani laureati!

Me ne sarei fatto almeno 8 su 10 oggi in occasione del Lovely&Jobs: loro erano lì per vendere l’anima alla multinazionale di turno, per vendere 18 ore al giorno di duro stage non retribuito, io li avrei presi volentieri e portati in bagno per una succulenta fellatio, retribuita.

Ah…quanto è difficile capire quale parte di sé valorizzare e vendere! Ora mi domando: ma se sei un gran figoo una gran figa, perché ti ostini a voler regalre la tua mente? Vendi il corpo, godi, straccia, succhia, accarezza, bacia, tocca, masturba, lecca.

Non mi serve il tuo cv, laureato. Mi servono le dimensioni del tuo pene. Mettile in evidenza. Non mi servono i punti della tua tesi, bocconiana. Mi servono i centimetri di vulva che possono accogliere il mio membro. Queste sono le uniche partnership cui sono interessato.

Si va bene, ok. Fingo ancora un pò di ascoltarti mentre mi racconti i tuoi sogni di marketing internazionale, ma dentro di me, da buon manager delle risorse umane, penso solo a quanto sarebbe utile una sana esplorazione anale.

Mi voglio fare sbattere…fuori


Che sono gaio. Lo dico e spero in un licenziamento con buona uscita e buona pace del mio direttore e del mio presidente. Sono arrivato a questo punto, di voler giocare l’ultima carta: mai si terrebbero un dipendente gaio in una posizione come la mia e la mia gaiezza forse potrebbe aiutarmi in un downshifting con i fiocchi. Chi l’ha detto che è discriminazione? Magari lo fossi, discriminato. Sanno benissimo che non potrebbero criticarmi apertamente per il mio orientamento sessuale e sanno benissimo che non ho peli sulla lingua (tranne in rare occasioni…di fellatio arruffata e infuocata, actually) per informare le persone giuste del fattaccio.

Che brutto, sto cadendo e cedendo sulla logica del ricatto. Ma se funzionasse? D’altronde manca un piccolissimo passo. In realtà mi stanno già attaccando e se non fosse per il mio infinito giocare e prendere per il culo i perbenisti rispondendo con le battute più spiazzanti, sarei già finito in depressione. Battute del tipo che il megapresidente ti viene vicino, ti tocca la camicia e dice che è troppo sottile e che si vede che sei debole (Leggi: frocio), oppure l’altrocapone che ti vede con l’ombrello giallo e arancione – sinceramente a me piace e lo trovo molto maschio, ma questa è un’altra storia) – ed esclama dopo dieci minuti: ma di chi è st’ombrello da checca. Oppure che se ti prendi un’influenza e ritorni Lui ti dice che ti ammali troppo ed avresti bisogno di una bella esperienza forte…

Facciamola finita: datemi 200.000 euro e sparisco.

Il fumo di Morgan e la fine di Max


Vergogna! E’ la prima parola che mi viene in mente, se penso al giornalista che ha raccolto l’intervista a Morgan. Vergogna, ancora, perché sapeva benissimo che pubblicando quelle parole avrebbe:

1) Diffuso il Morgan pensiero sulla droga, che, condivisibile o meno, è comunque pericoloso per ragazzini già fin troppo rimbambiti.
2) Stroncato la carriera ad un cantante, chiudendogli sicuramente le porte di Sanremo, di X Factor e chissà quali altre.
3) Rinverdito i fasti di un giornale la cui opinione talvolta fatica ad uscire tra i seni strizzati delle bellone del mese.

Io credo che Morgan abbia effettivamente detto quello che ha detto, ma un giornalista deve sapere discernere tra ciò che è pubblicabile e ciò che non lo è, deve coscienziosamente distinguere tra il diritto di cronaca – e non è questo il caso visto che di cronaca non si tratta – e il diritto di offesa.

Io sono veramente incavolato per quello che sta succedendo, mi dispiace per Morgan che non conosco neanche bene, ma l’effetto più nefasto del comportamento del giornale è la responsabilità nel diffondere il messaggio negativo. Morgan l’avevo detto forse su un divano ad un giornalista, offrendogli magari la stessa sigaretta rinforzata. Il giornalista l’ha detto al popolo intero come succulenta notizia.

Spero che Max chiuda presto i battenti della sua latrina.

Licenziato perché troppo bello


Non sono io quello licenziato, ma sono io quello che lo ha licenziato, mio malgrado. Accade anche che un angelo cada distrattamente dentro un’azienda, portando scompiglio, tra uomini e donne e che per il bene comune si decida di liberarsi della troppa bellezza.

Lui ha 25 anni, una pelle olivastra morbida e calda, capelli castano chiaro e occhi verdi, un collo da baciare, le mani da accarezzare. Quando cammina balla – cito i nuovi angeli, non a caso e non so quanti si ricordano la canzone… – e i suoi muscoli posteriori sembrano parlarti da dentro i pantaloni. D’estate il capezzolo gonfia la polo poco aderente, un pò aperta sul davanti lascia vedere pochi peli biondi. Lo chiami, ti guarda e sorride e quelle labbra bastano per farti dire si a qualunque richiesta.

Questo è troppo: con lui dici sempre si, con lui tutti in azienda dicevano sempre si, uomini e donne. Alla faccia delle policy. Processioni di ammiratrici sfacciate e ammiratori velati iniziavano la mattina nel suo ufficio, anche solo per godere del suo modo di salutare, assembramenti alla macchina del caffè, litigi in mensa per accapararsi il posto vicino a lui erano diventati imbarazzanti.

E lui si è ritrovato a casa, senza contratto. Io l’avrei anche tenuto, anzi mi sarei spaccato in quattro pur di godere del suo buongiorno la mattina – lavorava con me – ma anche io ho dovuto assecondare il volere di sua maestà il mio re supremo, nonché mega presidente inutile che ci domina e mal tollera la luce naturale della bellezza, preferendo circondarsi di grigiore illuminato dalla lampada.

Lo pseudo headhunter e la caccia grossa


Ti telefonano e con aria circospetta e ti chiedono: adesso può parlare? Certo che posso parlare, altrimenti non ti avrei risposto, pseudoheadhunter del cavolicchio! Ti dicono che hanno trovato il tuo curriculum in non so quale bidone dell’immondizia telematica e che vorrebbero scambiare quattro chiacchiere con te, perché sembri interessante.

Allora ti alzi dalla scrivania e con fare da automa preoccupato cerchi la prima uscita utile, vai verso il bagno, anzi no, che potrebbero esserci delle spie, vai verso le scale antiincendio, si, le scale esterne, dove non ti potrà sentire nessuno. Neppure ti viene in mente che se dall’interno vedono un appollaiato che gesticola sorridente al telefono possan pensare che il fortunato stia descrvendo i successi allo pseudoheadhunter.

E tu sei lì sulla scala antincendio e alla fine dici, si, lo voglio. Magari non te ne frega niente della proposta che ti fa l’headhunter, ma rispondi sì lo voglio e ti fai incastrare dallo pseudoheadhunter che a messo a segno un bel colpo: portare via dalla più importante e prestigiosa azienda etc etc il super manager che, guarda un pò, ha proprio voglia di andare a lavorare in quel paesino sperduto della bassa padana. Che colpaccio! E tu che vorresti già rimangiarti tutto quando lo pseudoheadhunter continua chiedendoti se per caso vuoi andartene dall’azienda dove sei. Alla tua risposta negativa, lo pseudo zittisce e ti domanda allora se la tua motivazione per la sua offerta c’è o non c’è. Alla tua risposta positiva – si voglio andarmene dall’azienda dove sono – lo pseudo risponde se per caso non ti trovi bene ed hai problemi di stress, perché se è così allora non vai bene per il suo cliente, che vuole il massimo dal mercato, non certo uno che è strssato e non vede l’ora di scappare.

Ma va a da via i ciap!

Colloquio di lavoro: sei gay?


Non capisco perché sia considerato una violazione della privacy chiedere l’orientamento sessuale durante un colloquio di lavoro e non cpaisco perché un’azienda non possa essere libera di rifiutare una persona se questa è gay. Perché questa intrusione nella libertà di scelta di un azienda? Ritengo molto più corretto chiedere ad una persona ed eventualmente se l’orientamento sessuale può rappresentare un ostacolo, comunicarlo alla persona. Non ci vedrei proprio nulla di male, solo trasparenza e sincerità.

E invece continuiamo a inventarci leggi per tutelare una privacy che mai come oggi è scomparsa. Cosa mi garantisce una legge? Che un’azienda non possa fare domande “impertinenti”.  E poi, cosa mi garantisce? Mi garantisce pertanto che l’azienda possa scegliere senza fare discrimanzioni? No. E allooooora, a cosa serve non chiederlo se intanto poi è importante saperlo. Io, gay, rispetto chi non ha piacere di avermi come suo collaboratore, né tanto meno vorrei esserlo io. Quindi è bene chiarire subito!

Che poi, se vogliamo proprio dirla tutta, questa storia di tacere sull’argomento, non fa altro che aumentare la discriminazione, anziché diminuirla. Ma oggi piace tanto sentirsi delle minoranze, prima ancora che degli uomini e delle donne…