L’uomo nero e l’uomo bianco


Un uomo che cambia pelle, che si fa spaccare il naso e mettere quello uguale a Diana Ross, che si fa impiantare il mento, che si fa ingrandire gli occhi modificandone la forma, un uomo così non è re di niente, se non dei suoi capricci.

Non ho mai voluto credere alle accuse di pedofilia rivolte contro quell'uomo, non è questo che mi interessa: la sua musica è passata attraverso gli anni ottanta e novanta, come la musica di tanti altri, con l'unica differenza che quegli altri hanno saputo fare quello che hanno fatto, senza inventarsi un personaggio tenuto in piedi da artifici plastici: hanno usato la voce, la fantasia, la poesia, non hanno usato se stessi.

Il comportamento di Michael Jackson dovrebbe essere condannato per quello che lui ha fatto a se stesso: capricci, solo capricci uno dietro l'altro, finzione e presa per i fondelli, come l'ultima, quella dei 50 concerti. Ma chi voleva prendere in giro? Tutti i fan grazie ai quali ha giocato a fare la modella per trent'anni.

Mi vergogno un pò e mi viene voglia di ascoltare "Avevo un cuore che ti amava tanto" di Mino Reitano oppure di  correre a stringere la mano ad Albano per risentire ancora "I cigni di Balaka".