La gerarchia e la distrazione


Stamattina non trovavo le chiavi del lucchetto della bici, poi non trovavo le chiavi della cantina per prendere la seconda bici, quella del fidanzato, che intanto non la usa perché ha male alla spalla, poi ho trovato le chiavi della cantina, ho preso la bicicletta, l’ho portata alla luce, ma a quel punto mi sono accorto di aver lasciato in casa, settimo piano, le chiavi del lucchetto di questa bici, allora sono risalito in casa ed ho preso le chiavi del lucchetto di questa bici, ma ho lasciato sul tavolo del soggiorno le chiavi di casa…
Il fidanzato con il piumino acchiappapolvere in mano, il lucidavetri nell’altra e tanta voglia di casalinghitudine mi ha urlato: ma te ne vaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaai, si o no?
Si, si vado, caro. Sono bello? Dimmi di si, stamattina ne ho bisogno!
Caruccio, ma hai una macchia sulla cravatta. Di grasso della catena della bicicletta. Eh no, non ci provare, glielo leggo negli occhi, non entrare che ho appena passato la cera, no….non farlo.
Ok, te lo leggo neglio occhi che mi ami, ma vado a lavorare.
Ecco bravo, stooon.
La porta sbatte, la cravatta di chanel rosa è sporca di nero, sono le 9 e volevo arrivare in ufficio alle 8,30. Quanto basta per partorire l’ira finocchia più tremenda del lunedì.

Ma poi…la sera, ah la sera, la sera porta sempre buoni consigli!
La sera il mio dolce bisogno di erba mi porta al parco, seduto su una vecchia panchina scolorita ad assaporare i marocchini dagli occhi gialli. Purtropo, al parco di pomeriggio, ci sono le donne. Le mamme, che sono una sottospecie di donna. Le mamme…urlano, io sto già con il pensiero nel letto pulcioso di Mohammed, e la sento, la vedo ancora prima di girarmi. CAMMINA, MUOVITI, NON CORRERE, FERMATI, GUARDA AVANTI, NON TOCCARTI I CAPELLI, NON ANDARE sull’erba, RALLENTA. Sento la sua voce che ripete di filata tutti questi ordini, uno di seguito all’altro. E poi, chiosa: sono io che comando, quando sarai grande poi comanderai tu. E’ la GERARCHIA, hai capito Virginialudovicamia, devi impararla un po’, la gerarchia, altrimenti ti perdi e non capisci più chi comanda e chi ubbidisce.
Oh madre, adesso è tutto chiaro.
La gerarchia…altrimenti ti perdi, o perdi le chiavi della bicicletta, in un mattino di primavera, mentre il nerboruto fidanzato sta spolverando il lampadario a gocce.

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Piccole distruzioni continue


Una mazza ed un colpo, alla vetrina di fronte a me, all’auto parcheggiata: solo per il desiderio di distruggere. Che parola consueta quanto nemica dell’oggi è “distruggere: ne abbiamo paura, l’abbiamo connotata in senso negativo, caricata di significati simbolici. Distruggere è cancellare, eliminare, spaccare a pezzi, svuotare, allontanare, annientare, annullare. Etimologicamente è de-struere, de-costruire, l’opposto di costruire che è lodato e ricercato: costruire una casa, costruirsi una carriera, costruire un gioco, costruire una relazione, costruire una società. Costruire è un pò mettere insieme alcune cose per arrivare ad un’altra cosa finale. Solo per questo è buona cosa? Perché avere un fine è buona cosa? Perché senza fine non si può stare?

Distruggere è separare gli elementi messi insieme e annullare la cosa. Oggi abbiamo più bisogno di distruggere, che di costruire. Distruggere non ha un fine, distruggere è liberare spazio, mentale e fisico. Creare vuoto: quanta paura fa il vuoto? Occorre subito riempirlo, ci hanno insegnato, perché non riusciamo a stare dentro il vuoto. Se distruggiamo un palazzo, lo riempiamo con un altro o se si affaccia la coscienza ecologica, con un parco, se si affaccia quella sociale, con un luogo di ritrovo. Piccole distruzioni, continue…portano libertà che è la capacità di muoversi nel vuoto, senza vedersi riflessi in nulla. E’ difficile, ma li capisco, i distruttori arrabbiati.

La voglia di vita


La voglia di vita è tornata. La voglia di fare bene per il piacere di farlo e non per accontentare qualcuno é finalmente qui con me. Mi accompagna, mi coccola, mi sta vicino.