Stress da lavoro, una legge, due leggi, cento leggi…


Stiamo aspettando i risultati, per vedere se gli impiegati accuratamente scelti per essere testati, hanno recitato bene la lor parte da svampiti e incoscienti.

Chi credevate facessimo rientrare nel campione? Quelli sull’orlo di una crisi di nervi, quelli che piangono, quelli che urlano, quelli che si ammalano spesso? Gli stessi consultenti ci hanno detto di scegliere un “Campione Rappresentativo”, mica tutti.

Rappresentativo di che? Chiedo io. Beh… quello che ci consente di condurre la ricerca senza troppi disturbi o situazioni difficili, che inficerebbero i risultati. Ergo?

Mi sono ritrovato davanti la lista di tutti i dipendenti e l’invito a scegliere i più idonei: nel campione sono finiti quelli che fanno finta di non capire, quelli che non capiscono, quelli che non se la prendono perché non capiscono, quelli a cui si da poco da fare perché combinano sempre casini se fanno qualcosa, quelli che non fanno nulla che non sia scritto nella loro job description…
Ecco che ho scoperto a cosa servono in azienda: a riempire le statistiche!

Ne sono morti tre in tre anni, uno suicida, un infarto, un ictus, età intorno ai 35 anni. Non sarebbero mai entrati nel campione.

Lo pseudo headhunter e la caccia grossa


Ti telefonano e con aria circospetta e ti chiedono: adesso può parlare? Certo che posso parlare, altrimenti non ti avrei risposto, pseudoheadhunter del cavolicchio! Ti dicono che hanno trovato il tuo curriculum in non so quale bidone dell’immondizia telematica e che vorrebbero scambiare quattro chiacchiere con te, perché sembri interessante.

Allora ti alzi dalla scrivania e con fare da automa preoccupato cerchi la prima uscita utile, vai verso il bagno, anzi no, che potrebbero esserci delle spie, vai verso le scale antiincendio, si, le scale esterne, dove non ti potrà sentire nessuno. Neppure ti viene in mente che se dall’interno vedono un appollaiato che gesticola sorridente al telefono possan pensare che il fortunato stia descrvendo i successi allo pseudoheadhunter.

E tu sei lì sulla scala antincendio e alla fine dici, si, lo voglio. Magari non te ne frega niente della proposta che ti fa l’headhunter, ma rispondi sì lo voglio e ti fai incastrare dallo pseudoheadhunter che a messo a segno un bel colpo: portare via dalla più importante e prestigiosa azienda etc etc il super manager che, guarda un pò, ha proprio voglia di andare a lavorare in quel paesino sperduto della bassa padana. Che colpaccio! E tu che vorresti già rimangiarti tutto quando lo pseudoheadhunter continua chiedendoti se per caso vuoi andartene dall’azienda dove sei. Alla tua risposta negativa, lo pseudo zittisce e ti domanda allora se la tua motivazione per la sua offerta c’è o non c’è. Alla tua risposta positiva – si voglio andarmene dall’azienda dove sono – lo pseudo risponde se per caso non ti trovi bene ed hai problemi di stress, perché se è così allora non vai bene per il suo cliente, che vuole il massimo dal mercato, non certo uno che è strssato e non vede l’ora di scappare.

Ma va a da via i ciap!

Voglio mollare tutto


Il film si intitolava così – Mollo tutto –  con un Renato Pozzetto versione semiseria, ma questo non è un film, è la mia vita e sono molto intenzionato a viverla, ma davvero. Per questo voglio mollare tutto, cioè il mio lavoro, perché ormai mi sento male al solo pensiero di mettere piede in azienda ogni giorno.

Che cos’è un lavoro in cui non ti riconosci più? E’ solo un mezzo per guadagnare, ma ne vale la pena? Sono molto indeciso, vorrei andare a fare il commesso in una libreria, ecco cosa vorrei fare. Invece sono qui, sono un manager – che poi sta cavolo di parola mi sta pure sulle palle -guadagno bene, ma per cosa? Non ho più una vita, sono sempre chiuso in questo ufficio, sempre a pensare al lavoro. Per cosa poi? Per avere i soldi. Per cosa poi? Per spenderli e comprare sempre più cose.

Ma io voglio il tempo e la vita.

Poi penso che tutte queste aziende siano così senza senso, solo macchine per legittimare se stesse, un pò ipocrite e un pò strumenti di tortura. Anche se va tutto bene, le aziende restano questo: macchine tritauomini, che ti dicono che diventi qualcuno e in cambio ti portano via la vita ogni giorno, 8-9-10-12-14 ore ogni giorno di vita rubata. Si diventi qualcuno, ma perdi te stesso: è questo ciò che vogliono.