Una mano ed un braccio


Infilati in un culo, non li avevo mai visti prima d’ora, dal vivo, a due metri di distanza da me, reso consapevole solo da quel soave odore di merda diffuso. Che scultura, l’avambraccio è tutto dentro, è come se quell’anno se lo fosse inghiottito e, avido, non lo lasciasse più uscire: non si capisce chi è padrone di chi, chi è il master e chi è il masterizzato. Intorno materassi rossi di finta pelle, pezzi di carta bianca e schizzi di sperma secco, fumo di sigaretta e golosi rumori di ingoi improvvisati, seguiti da sputi e corse per rimediare, laddove si vuole, laddove non si soffoca. Qui tutto è permesso, ma proprio tutto, tutto tutto. E’ permesso farlo senza preservativo, è permesso passare da un culo all’altro, è permesso farsi pisciare in faccia, è permesso picchiare, è permesso gridare, è permesso baciare, spaccare, tagliare.

Lasciate tutto, voi che entrate. Lasciate tutto in un sacco nero dell’immondizia, tutto vi verrà restituito al vostro ritorno, se tornate. Vi scrivono un numero sulla spalla, con un pennarello, è il vostro numero, vi serve solo per recuperare il sacco con la vostra roba, ve lo scrivono perché dirvelo non servirebbe, ve lo dimentichereste. Dottori, Ingegneri, Geometri, Operai, Medici, Attori, Contabili, Presidenti, Idraulici, Scienziati, Cannonieri, Tennisti, Camerieri, Scrittori, Infermieri, Autisti, Doppiatori e Giostrai. Adesso siete solo quel numero sulla spalla: potete fare tutto, siete solo quel numero, potete non fare niente, solo un numero, ma non per gli altri, siete un numero per voi stessi.

Interno di un parcheggio milanese


Imbottigliati nel parcheggio chiuso di un multisala a Milano una sera d’autunno mentre fuori piove e dentro…beh dentro la testa si ripetono quelle parole: perché l’ho fatto?
Le auto bloccate, non c’è parcheggio, né si può uscire perché la coda è ferma, tutti con i motori accesi, nugoli di ragazzini che corrono da una parte all’altra di questo level 3 del maxi parcheggio: loro passano qui il sabato sera, sembrano a loro agio, fumano molto, urlano, sputano e si baciano. Chiusi dentro le auto, gli altri, coglioni come me, che hanno deciso di venire qui a vedere un film e si ritrovano come tanti criceti che corrono sulla ruota. E a fianco, al mio fianco, seduto accanto a me, quello che alcuni amici hanno soprannominato il santo per la capacità di sopportazione, che ripete, una due tre dieci volte:…..e io te l’avevo detto e io te l’avevo detto e io te l’avevo detto…! Me l’aveva detto che i multisala gli fanno schifo, appunto. E qui del multisala non c’è ancora traccia, siamo nel parcheggio, ancora. Bloccati, il film che avremmo voluto vedere è già iniziato e siamo qui nel parcheggio, ancora, bloccati.

Questi ragazzini intorno, però, forse si perdono molte più cose di noi. In fondo noi siamo capitati qui e non ci torneremo più. Loro invece vengono qui di proposito, in questi centri del divertimento, pieni di sushi bar, wienerplatz, old wilde west, burger king, roadhouse, calzedonia, apple store, virgin active fitness center, unieuro, mediaworld, initimissimi e jean luis david. E quando si stancano delle luci e dei colori dell’interno, arrivano qui, all’ultimo piano, tra i fumi di scarico delle auto in coda, magari per darsi un bacio o per pisciare dietro un auto.

Almeno mi avessero pisciato di fronte, così da vedere i loro piselli urinare e risvegliarsi dal torpore delle mutande superstrette dell’ultimo D&G.

Piscio in bocca (golden rain again)


Ossessione per vedere un pene che piscia, ossessione per sentire il caldo che bagna la pelle quando ancora vestito ti lasci andare, ossessione infinita di spiare l’altrui membro che piscia dentro i cessi di un autogrill.

Con la bocca aperta aspetto che giunga il getto forte dentro, poi un altro e un altro ancora e sento che non tutti imprimono la stessa forza. Certo molto dipende anche dalla larghezza del glande e del buco, non tutti i glandi sono fatti per il pissing. La pioggia deve uscire da un glande rosato e bello tondo, possibilmente con un pò di prepuzio e rigorosamente a riposo.

Nel pisciatoio di una famosa discoteca di Milano, tempo fa, anni fa c’era l’abitudine di toccare i membri degli altri mentre pisciavano, sporcandosi anche bene le mani: era uno di quei pisciatoi a parete ma la cosa bella era che andavi a pisciare proprio con la consapevolezza che quello era il posto dove potevi toccare gli altri mentre pisciavano. Quindi ti avvicinavi, tiravi fuori il tuo e poi cominciavi a guardare quello dei tuoi vicini e loro il tuo, ma appena iniziavi a pisciare c’era subito quello che ti metteva una mano davanti per sentire bene il piscio caldo che usciva.