Un pezzo di fumo per il viaggio di ritorno


Me lo passa dal finestrino, lo prendo e lo passo al mio amico che sta seduto dietro. Il pezzo di fumo è per lui, lo so, a darglielo è quel ragazzino che molti anni fa voleva provare tutte le droghe che il mio amico si faceva. Adesso si sono rivisti e quel ragazzino è un uomo di trent’anni, credo voglia ringraziare il mio amico, dopo una serata alcolica che ci ha visto barcollare tra i tavolini vuoti di una trattoria del monferrato. Io provo sempre un pò di schifo per questi pezzi di semiterra marroncina, non mi interessa molto cosa facciano o non facciano, ma mi sembrano proprio pezzetti di cacca. Anche se volessi drogarmi, avrei voglia di qualcosa di più bello. Il mio amico prende il pezzo di fumo e l’altro sorride, dall’altra macchina accostata sull’unica strada del paese: ha smesso di piovere da poco, è notte, non ci sono rumori, solo una donna che porta via la spazzatura trascinando un sacco nero. “E’ per il viaggio di ritorno”, queste parole mi suonano in testa da troppi giorni. Sono le parole del ragazzo, mentre mi passa il fumo ed io vorrei dirgli grazie, ma sono troppo ubriaco e assonnato, vorrei dirgli grazie perché il suo è un gesto bello e disperato, di chi non vorrebbe tornare ma deve farlo. La disperazione è di chi si accontenta di amare, sparare, colpire, parlare, giocare per poi voler ritornare, sempre.

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