Quando non puoi più mentire


Quando non puoi più mentire provi un grande senso di liberazione, ma allo stesso tempo ti accorgi che hai vissuto in un un mondo parallelo, dove ti sei fatto piacere le cose che in realtà ti facevano schifo.

Quando finalmente hai la consapevolezza di chi sei, ti sembra di non aver vissuto fino a quel momento e tutto quello che prima ti piaceva, adesso non ti piace più, è come se ti accorgessi all’improvviso di un mondo fasullo, dove però sei finito dentro da solo, nessuno ti ha spinto, almeno consapevolemente.

Rivedere i valori, gli affetti, le credenze è molto doloroso, ma non puoi fare altrimenti, portandoti dietro quel che resta del prima e mettendo tutta l’energia per vivere nell’oggi. Oggi che finalmente posso vivere per quello che sono, non ce la faccio più ad accettare quello che prima per me era normale, non riconosco più i miei desideri di un tempo, i miei sogni di un tempo: io non mento più. E improvvisamente l’immaginario della mia vita è scomparso. Sai quanto è difficile ricostruirne uno? L’immaginario è quell’idea di vita che ti sei fatto, quel vortice di immagini, voci, paure, energie che come nuvola leggera e carica ha rovesciato la sua forza nelle azioni della tua vita, quelle grandi e quelle piccole.

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Quando un libro in più fa cadere una parete


Siamo alle solite, mancano i libri in forno e poi abbiamo tappato tutti i buchi, o quasi. Apparentemente ordinati nella libreria, divisi per colore come piacciono all’uomo che ama le regine, succede che spuntino libri in mille altri posti impensabili in questa casa.

Oggi ne ho trovato uno in un vaso del terrazzo, dimenticato lì dopo una delle mie letture seminotturne: bagnato, asciufato, ribagnato, come minimo è lì da un mese. L’ho letto e finito, anzi mi ricordo di averlo finito e di essermi addormentato sognando come spesso capita di essere dentro il romanzo a fare il personaggio che manca. Poi mi sono risvegliato talmente lontano dalla realtà che mi sono alzato e sicuramente avventato su una banana, su un budino al cioccolato o su un’albicocca secca.

Ovviamente i miei libri sono una specie di copertina per me, li porto ovunque, spesso in passato mi vergognavo di leggere, da ragazzino soprattutto, non potevo far vedere troppo la mia passione perché temevo la presa in giro degli amici della strada, dei parenti non avvezzi. Ci mancava che mi dessero del ricchione e pure noioso perché per loro – ma anche per molti oggi – la lettura era essenzialmente noia.

Io entrai in una biblioteca la prima volta a dieci anni e ricordo che il signore anziano mi guardava con un misto tra la sorpresa, il viscido desiderio (l’ho capito anni dopo che era viscido…) e la preoccupazione. Non potevo permettermi di comprare libri e allora decisi di usare il servizio pubblico, ma non feci i conti con l’età. Io mi sentivo diciottenne, ma avevo solo dieci anni: forse ero abituato a vivere con troppe preoccupazioni già allora e mi sentivo più grande e in diritto di frequentare la biblioteca. Quel signore mi rispedì a casa, ma tornai dopo qualche giorno e gli spiegai la mie ragioni: non c’era nessuno e acconsentì alla mia esplorazione degli schedari. Presi il Conservatorio di Santa Teresa e da quel momento è inziata la storia.

Strano che mi ricordi un titolo, di solito li dimentico. A volte non ricordo neppure il titolo del libro che sto leggendo, a volte li abbandono a metà, a volte li finisco. Ne leggo almeno tre contemporanemanente e non rileggo mai, se non qualche pagina, magari a distanza di anni. I libri…Li vendo, qualcuno bello lo lascio per strada nella speranza che anche altri possano godere della bellezza, poi lo ricompro, se proprio ne sento il bisogno. Il mio muro cade quando vedo una libreria: sento un impulso fortissimo ad entrare, toccare, sfogliare e mi si apre una porta verso la comprensione di me.

La mamma lo sposo la nuora e il figlio gay (con fidanzato)


Mia madre piange tutti i giorni, continua a ripetermi fortunato tu con il tuo ragazzo, invece quel tuo povero fratello con quella brutta donna, quanto mi fa penare. E giù lacrime, singulti, voce flebile e dolori di testa. Ed io, figlio finocchio, che consolo una madre disperata per il matrimonio dell’altro figlio, mi sento dire che sono fortunato io ad aver trovato un bravo ragazzo. E’ arrivata a pronunciare la frase del secolo: io mi sento meglio quando sono con voi, è molto meglio lui (il mio fidanzato) di lei (la sua futura nuora).

Chi l’avrebbe mai immaginato: una madre che adora il “nuoro” e vorrebbe venire a vivere con noi (incrocio le dita affinché non accada mai!) famiglia anomala e ripudia l’altro figlio etero, si, quello per giunta anche sportivo, aitante, con superfiga al fianco e in procinto di sfornarle qualche pargolo. Io me ne parto per le vacanza ora, voglio uscire da questo casino al più presto, spero che mamma inciampi in una buccia di banana e rinsavisca, papà la finisca di stare zitto, il mio fratellino si decida a pensare che oltre agli aperitivi al bar, le scarpe griffate e la cocaina, esiste anche una tazza di latte caldo con la torta di mele.

Come la vedo grigia! Lei, povera mamma, così lontana e preoccupata. Ho la sensazione che in questi dieci giorni che mancano al matrimonio possa ammazzarsi, non volontariamente, ma di tristezza. Sai quegli scherzi che fa la pressione alta quando le cose non vanno bene… Io parto comunque per le spiagge selvagge. Penso a me, questa volta. Se succede qualcosa spero che succeda verso la fine della mia vacanza, ho deciso di non impicciarmi più e di godermi il mio status di coppia perfetta adorata da mamma e papà. Due palle.

Un uomo una donna una casa


La scelta delle tende, delle piastrelle, dei piatti, dei calici, del colore delle pareti, delle luci, degli asciugamani, dei coltelli, dei quadri.
C’è un uomo che sta per andare a convivere con la sua donna, ma queesta casa non sembra mai pronta! Ogni giorno si aggiunge un dettaglio cui io, zingaro naturale, non avevo pensato. Come si fa ad andare a convivere nella casetta linda nuova nuova di quelle tutte uguali, alla periferia di Milano, se non hai comprato almeno un secondo servizio di piatti per gli ospiti o se mancano i lampadari del bagno?

Lui mi dice che sono sempre d’accordo su tutto, c’è una sintonia perfetta: nella scelta dei modelli, dei colori, dei prezzi. Sintonia? Che razza di sintonia è questa? Io mi aspettavo comunanza di idee, di sogni, di piaceri. Un uomo una donna una casa e il sogno di un consumo perfetto pemanente, l’ancora cui legare l’effimera volontà di creazione rimasta. Ma la chicca, quella che mi ha fatto venire freddo a metà agosto è stata la domanda fatale: sai dove si possono comprare dei libri? Per un secondo mi si accende la lampadina, poi il suo sguardo mi riporta alla realtà: dei libri, si di quelle collane carine, quelli con le copertine uguali, ma i titoli diversi? Per fare una bella biblioteca sopra la tv.

La grande illusione


Io ci sono finito dentro, mi sono rotolato in Lei, nell’illusione di un mondo fatto di esseri che consumano, producono e consumano. Si sono dimenticati di dirmi che oltre a consumare e produrre, si può anche vivere, se lo sono dimenticati tutti quelli che mi hanno raccontato la vita. Mamma e papà ci sono finiti dentro per primi, nella grande illusione, lasciando la vita dietro il sogno di un tempo agiato.

La grande illusione. Quella di vivere in un mondo con i confini, di muovermi dentro uno spazio lineare, di ap-prezzare le cose, prima ancora di saperle creare.

La grande illusione. Quella di volere essere riempito, di riempire e di aspirare alla saturazione, in un continuo accumularsi dentro e fuori di me.

La grande illusione, che va bene così, dopo tutto, che in fondo in fondo non si sta troppo male e che il male è necessario, che si sopporta, dopo tutto.

Smettere di fumare


Non lo voglio fare, non mi impegno per farlo, non lo desidero. Ma sta accadendo: sto smettendo di fumare.
Non ho più voglia di fumare, continuo a portarmi avanti e indietro dal lavoro il mio pacchetto di galousies blu, il mio accendino bianco, giallo, verde o di chissà quale colore mi capita di prendere al mattino ma non riesco più a fumare. Prima fumavo circa 5 sigarette al giorno, sono andato avanti così per 15 anni. La domanda sul perché sta accadendo questo mi arrovella: perché sto smettendo di fumare senza volerlo?

Stasera ho provato anche a farmi una tazza di latte caldo e cioccolata, così, per vedere se mi stimolava al fumo, ma non è accaduto nulla. Fatico anche a sopportare il fumo del mio fidanzato, che mi guarda come se fossi diventato un alieno. Forse la ragione è che sto scoprendo di essere sempre più felice ogni giorno? Sto assaporando la vita dopo molti anni di apparente soddisfazione ma profonda tristezza inconsapevole? Secondo me è così, è vero, è come se fosse scattato dentro un meccanismo che mi fa cercare solo l’eccellenza dei sensi ne godere il rapporto con la natura.

Guardo di più, mi fermo di più, mi tocco di più, mi sento di più e …puff. La sigaretta è diventata un passatempo noioso. Parlo di più, cammino di più, paziento di più e …la sigaretta mi fa perdere tempo di vita. Tutte queste cose che ho iniziato a fare mi hanno portato ad abbandonare la sigaretta, involontariamente.