Il profumo del gelsomino per me


Dietro di me, alle mie spalle è il mio gelsomino, ma ne sento il profumo e stasera non andrei più a dormire. Suona Tenco Vedrai vedrai…ho letto molto, oggi. Sulla sdraio che ho rimesso a posto io, con queste mie mani che adesso scrivono, la sdraio di cui ho inchiodati i legni, ho cucito la stoffa, facendo quel punto con il filo giallo e viola che tanto mi piaceva.

Intorno a me sono tutte le mie piante, le mie mie mie, lo vorrei ripetere cento volte. Sono soddisfatto del risultato, dopo giorni di lavoro: ogni anno c’è sempre un grande amore da distribuire a fine inverno, tra un rinvaso, un recupero, una potatura drastica. E Tenco ora canta Ognuno è libero di fare quello…boh, ho perso il filo. Ah…questa terrazza, eterno motivo di discussioni. C’è chi la vorrebbe chiudere parzialmente e farne una fascinosa veranda (mia suocera), c’è chi la vive come una piacevole spiaggia dove prendere il sole come mamma l’ha fatto (il mio compagno), c’è chi viene a fare delle grandi mangiate e a ballare ubriaco d’estate godendosi Milano dall’alto e la luce della Madunina che brilla (gli amici) e c’è chi qui vive, che sono io.

Mi sento vivo, in questo grande caos di piante e di fiori, li conosco tutti uno per uno, anche le erbacce, che non sradico, perché voglio vedere cosa fanno di bello Qui. Gli uccellini vengono a mangiare il pane che lascio la sera. La mattina salgo per fare colazione, alle 6 rinasco qui, con il mio latte e nescafe freddo. Domani mattina c’è la torta con la farina di castagne, le mele e l’uvetta, me l’ha fatta lui oggi.

Io, questa terrazza un pò selvaggia, un pò me, la vorrei lasciare sempre così. Vincerà la suocera?

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Tollerante sarai tu, ignorante sindaco di Roma


Un ragazzo viene pestato a morte dopo essere uscito da un locale gay a Roma e il sindaco di Roma, Sig. Alemanno, dice che “Roma è una città tollerante, certi episodi non devono più accadere”.

E chi se ne importa della tolleranza di Roma? Roma non ha da essere tollerante perchè non c’è nulla da “tollerare”, caro Sig. Alemanno. Tollerare? Perché un gay è uno da tollerare, al pari delle zanzare, dei ladri, dell’inquinamento atmosferico, dei criminali? Non voglio la tua tolleranza, ignorante Sig. Alemanno.

Questo ragazzo sta perdendo un occhio e lui si dichiara tollerante, auspica una maggiore tolleranza, difende lo spirito di telleranza, si batte per la tolleranza. Ma se si battesse per l’ignoranza sua e di tutti quelli che vogliono tollerare gli altri perché non sopportano il proprio puzzo di muffa cerebrale forse riuscirebbe ad assumere un espressione meno contrita nelle sue pubbliche esternazioni.

Non mi sono mai battuto per enfatizzare il pietismo verso i gay sopratutto quando vengono pestati perché per me è grave a prescindere dal fatto che siano gay. I media vogliono riempirsi la pancia con le disgrazie etichettate perché così hanno già il lessico adeguato a inquadrare qualcosa di scomodo e sconosciuto, i politici parlano subito di omofobia, tolleranza, rispetto. Ma che cosa siamo? Uomini o scomodi inconvenienti da tollerare?

Ho mangiato un Ipad. Era secco secco…


Non so neppure come si scrive, ma mi è già antipatico. Scusate ma questa tavoletta dove me la metto?

Sono costretto a girare con la borsetta tutto il giorno. Si, perché ti dicono che così puoi leggere il giornale, leggere i libri, più libri, guardarti un film, giocare…ovunque tu sia.

Ma allora mi devo sempre portare la borsa dietro e già questo mi rompe. Il libro di solito me lo infilo in tasca, se è un tascabile o se è un Sellerio o se è un Einaudi…il giornale poi lo compro e lo spiegazzo tutto, poi l’abbandono in metropolitana, certo anche se l’ho pagato, ma una volta che ha assolto la sua funzione, cioè tenermi impegnato il tempo di percorrenza da casa a lavoro, non me lo tengo per scoprirci dentro i segreti del mondo. Suvvia è un quotidiano, mica la Bibbia. E poi a cosa ci serve poter consultare “ovunque” il tuo giornale preferito sull’Ipad se trascorriamo 20 ore al giorno in ufficio a succhiare notizie e altro davanti al PC? Capita pure che ogni tanto si dia un’occhiatina alle edizione on line dei quotidiani e allora cosa me ne faccio del gionale on line sul mio Ipad, se ho passato tutta la giornata a navigare in Internet tra le notizie della Gazzetta. Il film ancora…comodo, non so dove andare e mi prendo la tavoletta magica e mi ci vedo un film. Comodo vero? Magari andare al cinema, no? Fare una passeggiata per andarvi e una per tornare, no?

Si lo so che tutte queste cose posso continuare a farle, che l?Ipad non toglie nulla ma aggiunge solo, bla bla bla, che noia questi amanti della tecnologia per la tecnologia…Con l’Ipad posso fare tutto con una cosa sola…!! Interessante…molto interessante…Perché fare tutto con tutte le cose è disdicevole? Forse è “scomodo” stare senza Ipad o come dicono i guru oggi, L’ipad fa risparmaire un sacco di tempo. Ma ne abbiamo bisogno? Di risparmiare tempo, intendo. Noi noi, io e te, abbiamo bisogno di risparmiare tempo, per cosa?

Come cazzo ha fatto a diventare direttore del personale questo coglione


Me lo chiedo tutte le sante mattine, ma si sa, le strade del signore sono infinite, quelle delle aziende sono lastricate di croci e chi mette più croci, sale sale sale. Solo ora lo capisco: il bravo direttore del personale è quello che sa licenziare. Punto.

Dopo ogni partita dell’Inter mi chiede se ho visto la partita ed io da circa 3 anni gi rispondo che il calcio non mi interessa proprio

Ogni lunedì mattina mi dice che ha passato la domenica stravaccato sul divano a ber birra e ruttare, ascoltando i pink floyd e mi chiede: ma le paicciono i Pink floyd? Ed io rispondo sempre che non sono il mio genere. La conversazione si conclude con la laconica affermazione: Lei (si mi da del lei, retaggio della differenza di “classe” quando io ero un semplice impiegato e lui non dava del tu agli impiegati….) non capisce un cazzo di musica.

Al mercoledì va sempre a mangiare fuori con la moglie (oltre ad andare sempre al sabato mattina alle 8 in punto al supermercato, alle 11 al cimitero e alle 13 a pranzo dalla suocera, per poi guardare un film alle 16 a casa, generalmente scaricato gratis da Internet, perché 180 mila euro l’anno di stipendio non si buttano mica dalla finestra per comprare film originali in DVD…) e mi chiede: ma Lei è sposato? Si, sposato, magari pure con una strafiga…Io? Me lo chiedi da tre anni, cosa devo fare? Farmi tatuare una stella rosa?

L’uomo medio è lui, eccolo, è lui, solo lui. Non pensavo potesse esistere, l’uomo medio italiano. Ma di quella mediezza o medietà che non è la misura della normalità, che adoro. Ma della ipocrisia, che detesto.

Mi piace ballare il venerdì


A 16 anni tornavo a casa alle 7 del mattino dopo le serate in discoteca a ballare, con mia madre che mi aspettava dietro la porta con la scopa, a diciotto anni ero a San Francisco, fuggiasco, a ballare nei locali di Castro, con le tenere baffute che mi riempivano di attenzioni, a 20 ero un ballerino spogliarellista nelle discoteche più puzzolenti di Torino, ma sopratutto nelle case di simpatici amici overquaranta, a 25 anni ballavo i balli delle valli piemontesi nelle feste dell’astigiano, a 26 anni arrotondavo ballando sui tavoli alle feste di leva di simpatici cinquantenni, mimando un ampleso con una donna di facili, facilissimi costumi, mia compagna di serate. A 28 anni ero il dj ufficiale delle feste private, non potendo più essere il ballerino.

Oggi ballo in casa il venerdì, sulle note di Germanie Jackson e Pia Zadora: ballo per me, quando sono solo. Mi bevo vodka limone e ghiaccio con una foglia di menta, poi a volte una grappa, magari una mastika o quel cavolo che trovo in casa e poi ballo, magari mi accendo una sigaretta e mi illudo di saperla ancora fumare e poi ballo.

Bimbi in azienda, padri al parco


Le aziende hanno aderito: evviva, i pargoletti possono entrare in azienda per vedere dove lavorano la mamma e il papà!

Evviva? Ma sento una strana puzza di anni cinquanta, diciamo di un piacevole ritorno, piacevole per la sicurezza che da ai cervelli addomesticati e addormentati e alle aziende per l’idea di fare del bene.

Perché far vedere ad un bambino il posto dove diventerà schiavo per la vita? C’è del masochismo, cattiveria, ipocrisia. Accadrà, nel giorno dei bimbi in azienda, poi che magari il bimbo in questione sieda alla scrivania dove siede la mamma e finga di scrivere al computer, magari fingerà di rispondere al telefono oppure manderà una email.

Perché allora non facciamo il giorno dei “Papà al parco”, un giorno in cui i padri escono dalle care companies alle due del pomeriggio e provano a fare una passeggiata con il pargolo, ma in un giorno della settimana, così, tanto per fare sentire ai figli che loro sono anche padri, non solo lavoratori.

Bimbi in azienda: per fare sentire a tuo figlio che tu stai bene dove stai durante il giorno, meglio che stare con lui. Chissà se il bambino capirà? E che cosa capirà?