Non volevo sbagliare mai


Ho sempre lottato per arrivare prima degli altri, per fare meglio degli altri, come se avessi una colpa speciale da scontare. Mi sono convinto con gli anni che dovevo dimostrare più degli altri il mio valore, per far accettare la mia omosessualità a me stesso: l’eccellenza nel fare per pulire la vergogna dell’essere.
Poi mi sono stancato ed ho scoperto che la vita è fatta anche di sbagli, di arrivi a metà, di cose incomplete.

Io, un bambino, un ragazzo, un uomo felice ma in perenne tensione verso non so neanche io più che cosa, improvvisamente mi sono perso nella ricchezza della normalità. Quella grassa, comoda e calda normalità fatta di risate e carezze, di pianti e indecisioni, di immobilità nell’attesa oggi mi avvolge facendomi accettare un pò di più come uomo.

Non volevo sbagliare mai per timore che mi dicessero è normale che tu sbagli, sei finocchio. Tremendo, ma vero.

Addetto all’insalata con ingoio


Ma lo sai che mi devo legare una mano altrimenti vengo lì mentre stai mettendo a posto le bottiglie d’olio e ti do una pacca sul sedere. Ah, caro addetto all’insalata, ma dentro quei jeans le tue carni scoppiano, parlano, guardano. Ogni volta che entro spero sempre che tu ci sia, addetto all’insalata, solo per guardarti, s’intende. Non potrei certo abbordarti, al supermercato poi, tra un carrello e una cassa, ma tu addetto all’insalata, ci sei e mi basta.

Magari un giorno ti sfiorerò con il carrello e tu mi guarderai, penserai: però carino questo qua, guarda come mi sorride. Io abbasserei subito lo sguardo per il timore dell’insulto o dello sguardo di indifferenza – Certo a te piacciono le donne, addetto all’insalata! Ti si legge in faccia, o mi sbaglio? Mi sbaglio, si forse mi sto sbagliando, Oddio cosa fa, si avvicina. Succo di pomodoro, allora si questo mi serve. Si avvicina ancora, sorride un poco, di più. Che fai, maschio etero, mi prendi per il culo, guarda che potrei…crederci e poi innamorarmi. Ma che cavolo dico innamorarmi, a me basta una scopata di là nel retro, tu che mi dici – scusa ma tu per caso lavoravi in via valtellina? Si certo, ecco dove ti ho visto! Dai vieni che ci facciamo una birra di là. Dai si vengo.

Io che neanche so dove sia via valtellina.

In silenzio. Tic tac tic tac tic tac tic tac, l’orologio fa tic tac ed io sento la sua mano che stringe la mia testa, tic tac tic tac tic tac.

Giù

Il battesimo del figlio della cugina scomparsa


Mi aveva invitato al suo matrimonio due anni fa e in un accesso di masochismo sono andato, ma ora pure al battesimo della figlia no. Eh no! Chi se ne frega! La cugina scomparsa per 15 anni che si materializza per invitarti al matrimonio e poi non cagarti per tutta la cerimonia, adesso è di nuovo passata all’attacco e mi vuole al desco famialire di una domenica pomeriggio di luglio per festeggiare la pargola di cui neppure so il nome. Eal telefono mi dice anche che le farebbe tantooooooooooooooooopiacereeeeeeeeeeeee vedermi. Cosa c’è: vuole espormi come oggetto interessante a qualche sua collega o amica che non crede alla storia del cugino finocchio che però non sembra ma sotto sotto forse un pò si vede? Allora io domenica pomeriggio potrei nell’ordine: prendere il sole in terrazza in compagnia di un buon libro e con il mio fidanzato accanto seminudo, che è sempre un belvedere, mangiarmi dodici pesche bianche e gelato alla panna, dormire al fresco nel lettone, trapiantare l’origano, uccidere il formicaio che mi sta rovinando l’impatiens, spiare i vicini di casa sperando che si tolgano ste cazzo di mutande di dosso e si facciano almeno un pompino. Sono buone ragioni per evitare la cugina semisconosciuta, la zia immpicciona, la mamma semiaddormentata per la stanchezza un furetto puzzolente come animale domestico in una villetta di provincia con tanto cemento tutt’intorno?

Manager inutile manager


Anche stasera è andata male, mi sono trovato davanti l’ennesimo addormentato. Gli voglio tanto bene, ma il mio amico Davide di passaggio in Italia in arrivo dal Canada, è votato alla carriera, parla di carriera, di piano di sviluppo personale, fatto con tanto di grafici e gant, fatto da lui stesso per autovalutarsi.

… vedi Davide oggi non capisco più il senso di quello che faccio, penso che non ne valga più la pena, che la vita sia un’altra, che le multinazionali per cui lavoriamo ci stiano prendendo in giro con sta storia della carriera, forse alla fine siamo stati ingannati all’università con sta storia del marketing e della comunicazione.

A me oggi non me ne frega un cazzo di sapere quali sono i bisogni della gente, di segmentare la popolazione in tante piccole celle per colpirle meglio, anzi sta cosa mi fa anche un pò schifo e penso, ma non c’è un modo migliore di passare il tempo? I soldi, si i soldi, ma a me manca il resto, sono carico di soldi – non è vero, diciamo che ne ho abbstanza per vivere bene – ma non ho fatto niente nella mia vta a parte fare soldi e questa è davvero una cosa senza senso, non ti pare?

Io voglio fare altro, voglio pensare, leggere, costruire, scoprire e invece sono qui a riempirmi le tasche di soldi. Ma nel nostro caso, caro Davide, nel nostro caso che siamo anche finocchi, chi ce lo fa fare? Di ammazzarci così, dobbiamo forse costruire un futuro per qualcuno? No, e allora a maggior ragione, dobbiamo renderci conto che c’è qualcosa che non va. Io sono preoccupato perché non me la sento più di continuare così, no, non mi fraintendere, non voglio ammazzarmi. Tiè, voglio solo dirti che secondo me ci siamo sbagliati tutti, noi e i nostri Sono un inutile Manager, ma non perché non sono utile, ma perché è tutto finto, una bolla di sapone, vorrei essere un impiegato ragioniere che conta le mozzarelle al mercato comunale e le scrive spunta sulla bolla, quella di carta

Stronggrond non bacia le donne


La guancia rosa di Deborah è lì, vorrei baciarla. Lei è la mia bambina preferita, con i capelli riccioli, un pò boccoli un pò no, ride sempre quando sta insieme a me, io l’ammiro perché è allegra ed ha uno sguardo dolce.
Vorrei baciarla, oggi all’intervallo, quando non so, ma secondo me arriva il momento di farlo, lo sento.

Adesso, ecco lì, che parla con Cinzia ed io sono inebetito, vorrei solo darle un bacio, sento che anche lei lo vuole. Dal mio banco, mi alzo e vado verso il suo, la mia mano è tormentata dalle torture inflitte al graffio sulla pelle che mi accompagnerà per tutta la vita. Ciac. Fatto, l’ho baciata, l’ho baciata e lei si sta voltando verso di me, la vedo, sorride.

Stronggrond, che cosa hai fatto!?

Urla la maestra dalla cattedra. Stronggrond, ma non ti vergogni? Non si fanno queste cose!

L’ho presa alla lettera. Per sempre.

Siamo nel 1979, il piccolo stronggrond ha sei anni e da lì diventa finocchio.

L’azienda più omofobica d’Italia


Doveva capitare proprio a me, giovane Responsabile del personale – posso dirlo ancora a 36 anni? intendo “giovane”? Boh? – a me, gay risolto e risoluto, allegro e spensierato, di finire nell’azienda più omofobica d’Italia, dove anche l’ultima delle verginelle dal muso giallo commenta il mio scarso calore umano, nel senso che ho spesso freddo, con un laconico: che uomo strano sei…di solito sono le donne ad avere freddo.

Ecco io sono finito lì, nell’azienda di musi gialli più omofobica che potessi incontrare sul mio accidentato percorso. Cosa fare? Ho sempre pensato che se uno non ti chiede nulla, non dovresti importunarlo con i tuoi gusti sessuali. Così quando fui assunto un pò di anni fa, mi venne rivolta la domanda: ma sei sposato? Ed io risposi: no, non è ancora il momento. Allora fidanzato, continuarono. Certo, fidanzato, risposi. La conversazione finì lì. Oggi però mi rompe molto stare dentro un guazzabuglio di eteromani, si avete letto bene, eteromani.

Posso sopportare, anzi mi divertono le battute sui finocchi e di solito, quando si fanno in compagnia, ho sempre la risposta pronta che spiazza e stuzzica il maschio pseudoetero. Ma quando si va oltre la battuta, si arriva alle considerazioni un pò mezze silenziose mezze biascicate, quando l’interesse per la sessualità si tramuta in interesse per la vita sociale del soggetto, con chiare allusioni alla povertà che una mancata eterosessualità potrebbe provocare, allora mi intristisco e penso a come sarebbe bello tornare ad Anafi a tuffarmi nel mare.

E poi può esistere un responsabile del personale gay!? Chissà quante sfide fa perdere, come è debole, come è pericoloso…ragazzi rischio il posto.