La voglia la cazzia l’indecenza la miopia


Ho male agli occhi stamattina, sto diventando miope? Forse. Forse invece sono andato a letto tardi e mi sono alzato molto presto per affrontare il colloquio di lavoro, sto scegliendo il mio prossimo datore di lavoro, alla faccia della crisi. M’ama non m’ama, m’ama non m’ama…sto spetalando i piccoli crisantemi del mio giardino.

Finirò ancora con il mio carnefice preferito? Stamattina ho fatto innamorare l’ennesimo muso giallo, mi sono messo l’abito del colore che lui ama, la cravatta del colore che lui adora, l’inchino fatto al momento giusto il tutto per farmi dire si, ti voglio, voglio te nella mia azienda, ti do tutti i soldi che vuoi, ma voglio te. So essere una brava puttanella… Si ma io non voglio te, eppure ho fatto di tutto per conquistarti, muso giallo.

Perché sono cretino, perché non so resistere alla conquista dell’altro, perché ho sempre voglia di conferme, come dice la mia pseudofidanzata. Oggi mi ha detto che sono un grande insicuro ed io le ho risposto che non c’è nulla di male ad esserlo e chi ti fa credere che il mondo è dei forti e sicuri forse si riferisce al loro mondo, io preferisco quello dell’instabilità che loro non colgono, dell’ambiguità che loro non percepiscono. La mia pseudofidanzata è la donna di cui leccherei le ferite dopo averla accoltellata, per assaporare la differenza tra una lacrima e uno sputo, tra una carezza e uno schiaffo.

Conferme?

Meglio non lavorare


Tutti a casa, sotto le coperte oppure davanti ad una bella tazza di caffè, la vestaglia stropicciata intorno al corpo e un bel muratore da spiare mentre arrampicato sulla casa di fronte mostra i muscoli. Ah, questa si che è vita!! Ah….Ah….Fannullone a chi? Io sto benissimo per quanto mi riguarda, sarò fannullone secondo il mio capo, la mia azienda, il giornale padronale che tanto ama le inchieste sul lavoro, ma io sto benissimo e contribuisco alla mia personale crescita, al mio benessere. O qualcuno vuole dirmi che stare così a poltrire mi fa male? Trastullarsi con un buon libro, o semplicemente con una mano, se vogliamo essere proprio goderecci fino in fondo, può forse danneggiare la nostra persona? Quando avrò voglia tornerò a lavorare, nel frattempo si arrangino, si ammazzino di lavoro. Io non sono nato per lavorare. Sta forse scritto da qualche parte che è lodevole lavorare e disdicevole non lavorare. Saranno fatti miei se non lavoro e non mi piace affatto che qualcuno mi definisca fannullone se preferisco trascorrere le ore al bar o a fare shopping! Al limite, se proprio al mio datore di lavoro non piace avere un dipendente che si gode adeguate pause, mi licenzierà, ma continuano ad essere fatti miei. Fannullone è colui che non fa nulla per il proprio benessere, che si lascia morire nel sogno di un impiego, nel sorriso di un superiore, nel premio per una vita spesa a produrre.

Preferisco coltivare.

Gli umani che ho intervistato


Dovrebbero dare una indennità a quelli che nella vita fanno selezione del personale, una specie di pensione per ritemprarsi dalle fatiche psicologiche. Per farlo davvero bene occorre avere almeno tre o quattro mesi di decompressione dopo sette o otto mesi di interviste quotidiane.

Sentire le vite di decine di persone al giorno è molto impegnativo, soprattutto se si ascolta veramente quello che queste persone raccontano ed io lo faccio. Sto mettendo in ordine le mie scrivanie, gli armadi i cassetti e sto per portare in cantina le migliaia di schede di candidati intervistati in questi anni, mi diverto ad aprirne alcune e a rileggere i miei appunti, quei pezzi di cartaccia che sono preziosi per gli scarabocchi fatti, le note, i disegnini, i colori.

C’è sempre una parte, di solito in alto a destra dove traccio i caratteri fisici della persona, nulla di formale, vado molto al sodo perché l’obiettivo è ricordarmi la persona: tette giganti, bocca carnosa, capelli lunghi tinti male, occhiali D&G vecchio modello, ha una gonna da mercato orientale, la sciarpina gialla poteva evitarla, le unghie sono eccezionali, secondo me sono finte. Peli sulle braccia.

Poi voglio sapere cosa sogna, non mi interessano i lavori cui aspira, ma i sogni che porta con se: vuole comparare casa in Marocco (+), vuole salvare l’umanità dalle guerre (-), vuole dedicare tempo alla solidarietà (-), vuole andare in vacanza con la fidanzata (+), vuole farsi frate (boh!), vuole comprare casa (che palle!), vuole trovare un lavoro (questi li caccio dopo dieci minuti), vuole leggere tutto Pavese (mi sta simpatico).

Misuro poi la resistenza al peccato, non solo quello carnale, ma la disponibilità ad accettare le proprie voglie, difetti, errori a convivere con ciò. Questo è l’aspetto più importante quando assumo una persona, una volta verificate le competenze hard: non mi interessano quelli che non hanno mai preso una strada sbagliata, che non hanno mai rischiato, che non sarebbero disposti a mandarmi affanculo.

Ma per la seconda volta nella mia vita, ho fatto indigestione di colloqui di selezione. Troppe vite nella mia testa, chiudo tutto: prendi pure, caro facchino, porta giù in cantina. Questi non servono più.

Il Responsabile delle Risorse Umane


Guarda il mare, che è meglio, guarda le navi sullo sfondo, che controllano la costa di San Giovanni d’Acri dagli attacchi libanesi. Una mattina di giugno all’alba mi accorgo di essere stato ingannato, guardando l’orizzonte chiuso dalla navi e poi la cittadina chiusa dalle mura e poi l’albergo di lusso alle mie spalle, con la spiaggia recintata, chiusa alla vita fuori controllo.

Volevo cambiare le persone, povero illuso, farle crescere e fiorire dentro l’azienda. Si, fiorire, è proprio questo il mio scopo quando decido di occuparmi di risorse umane. Sai quante illusioni quando ai primi colloqui mi chiedevano quale fosse la mia idea di gestione del personale. Allora ero molto più giovane e oggi penso che alcuni si divertissero a sentire le mie risposte piene di amore per il lavoro, amore per gli altri, pensando dentro di sè: povero illuso. Avevano ragione loro: mi sono serviti dieci anni di risorse umane per capire che la crescita delle persone, in azienda, non interessa nessuno.

I conti devono tornare, sempre, anche tra le risorse umane. E se a New York hanno deciso che in Italia quest’anno devi allontanare 5 teste, lo devi fare e devi inventarti dei motivi per giustificarlo. I fatturati sono alle stelle, tutti lavorano abbastanza bene, mi chiedo perché? Perché la politica prevede che 5 persone siano allontanate quest’anno e devi farlo perché se non lo fai non raggiungi il tuo obiettivo e…Sostituirai le 5 allontante con 5 nuove persone – mi dicono. Scegli magari quelle un pò più vecchie, che sono in azienda da tanti anni. Quelle che sono convinte che nessuno le tocchi perché sanno fare bene il loro lavoro.

Senza senso, senza senso, senza senso.

L’azienda più omofobica d’Italia


Doveva capitare proprio a me, giovane Responsabile del personale – posso dirlo ancora a 36 anni? intendo “giovane”? Boh? – a me, gay risolto e risoluto, allegro e spensierato, di finire nell’azienda più omofobica d’Italia, dove anche l’ultima delle verginelle dal muso giallo commenta il mio scarso calore umano, nel senso che ho spesso freddo, con un laconico: che uomo strano sei…di solito sono le donne ad avere freddo.

Ecco io sono finito lì, nell’azienda di musi gialli più omofobica che potessi incontrare sul mio accidentato percorso. Cosa fare? Ho sempre pensato che se uno non ti chiede nulla, non dovresti importunarlo con i tuoi gusti sessuali. Così quando fui assunto un pò di anni fa, mi venne rivolta la domanda: ma sei sposato? Ed io risposi: no, non è ancora il momento. Allora fidanzato, continuarono. Certo, fidanzato, risposi. La conversazione finì lì. Oggi però mi rompe molto stare dentro un guazzabuglio di eteromani, si avete letto bene, eteromani.

Posso sopportare, anzi mi divertono le battute sui finocchi e di solito, quando si fanno in compagnia, ho sempre la risposta pronta che spiazza e stuzzica il maschio pseudoetero. Ma quando si va oltre la battuta, si arriva alle considerazioni un pò mezze silenziose mezze biascicate, quando l’interesse per la sessualità si tramuta in interesse per la vita sociale del soggetto, con chiare allusioni alla povertà che una mancata eterosessualità potrebbe provocare, allora mi intristisco e penso a come sarebbe bello tornare ad Anafi a tuffarmi nel mare.

E poi può esistere un responsabile del personale gay!? Chissà quante sfide fa perdere, come è debole, come è pericoloso…ragazzi rischio il posto.