Cosa faresti con 200 euro?


Una giornata in una spa oppure una degustazione di vini d’annata? Il manifesto campeggia in metropolitana milanese e i 200 euro arrivano da un risparmio sulla sottoscrizione di una polizza assicurativa. C’è anche un concorso per chi riesce a individuare il modo migliore per spendere questi 200 euro di risparmio, con due esempi di possibili divertimenti e piaceri. Mi sono fermato a guardare questi due manifesti come un imbecille, aspettando che il treno arrivasse.

Cosa farei oggi con 200 euro? Creme per le rughe, sali per il pediluvio, saponi profumati, olio di oliva, vino bianco freddo freddo e focaccia genovese, magari ci starebbe pure un gelato della gelateria di corso Garibaldi, la gelateria senza nome, dove mi fermo per gustare il gelato alla crema più buono di milano, seduto sulla panchina di legno messa lì fuori davanti alla vetrina, con a fianco il tavolino del bookcrossing. Ma…ma! Se mi dicono che le risparmio, perché poi mi dicono che le devo spendere?

Risparmio, risparmiare: ridurre all’essenziale, mettere via, accantonare denaro per il futuro, evitare di spendere, spendere meno. Ma visto che il futuro era un’ipotesi e adesso non è neanche più quello, risparmiare vuole dire un pò morire senza aver scelto neppure la bara.

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La grande illusione


Io ci sono finito dentro, mi sono rotolato in Lei, nell’illusione di un mondo fatto di esseri che consumano, producono e consumano. Si sono dimenticati di dirmi che oltre a consumare e produrre, si può anche vivere, se lo sono dimenticati tutti quelli che mi hanno raccontato la vita. Mamma e papà ci sono finiti dentro per primi, nella grande illusione, lasciando la vita dietro il sogno di un tempo agiato.

La grande illusione. Quella di vivere in un mondo con i confini, di muovermi dentro uno spazio lineare, di ap-prezzare le cose, prima ancora di saperle creare.

La grande illusione. Quella di volere essere riempito, di riempire e di aspirare alla saturazione, in un continuo accumularsi dentro e fuori di me.

La grande illusione, che va bene così, dopo tutto, che in fondo in fondo non si sta troppo male e che il male è necessario, che si sopporta, dopo tutto.

Liberazione


Ci sono riuscito.
Mi sento libero dall’ultimo vincolo, finalmente libero. Ho dovuto litigare, finalmente litigare, ma senza urla, senza voce tremante.
Il peso dalla mia testa è volato via, gli altri mi guardano increduli, soprattutto perché sono contento, contentissimo di avere ascoltato me stesso, padrone della mia scelta e della mia vita.

Arrivato a 37 anni ho deciso di rischiare ancora, mi sento più giovane e deciso a rispettarmi ancora di più, non più prono alla maleducazione e al ricatto in cambio di scampoli di esistenza. Da settembre sarò disoccupato: per la prima volta da 12 anni, senza un lavoro, senza neanche l’ansia di cercarne uno nuovo, mi guardo le mani, la faccia, gli occhi e sono orgoglioso di me e di quello che queste mani potranno fare: tutto, tutto quello che vorrò far loro fare.

Pensano che sia solo una bufala, gli altri. Pensa che sia definitivamente esaurito, il mio capo. Ma poi s’incazza perché invece di vedermi depresso, mi vede ridere, ridere, ridere. Ha commentato, con la mia collega: …è proprio andato di testa! Si, si, sono andato, partito, vi saluto e vi lascio nel mondo delle certezze.

La fabbrica, la casa, la Bovisa


Accanto a casa mia a Milano c’è un edificio basso e lungo, che fino a pochi anni fa era la sede di un’azienda di telecomunicazioni. E’ abbandonato, solo con i suoi oleandri bellissimi fioriti all’entrata ed una lavanda che si è impdronita di tutto l’ingresso strabordando dai vasi giganti. Ma è abbandonato e a volte le cose abbandontate che vedi tutti i giorni e immagini di trasformare oggi in piscina, domani in libreria, dopodomani in sala giochi, a volte ti vengono a cercare nel dormiveglia e ti dicono ciò che vogliono essere.

Durante un assolato pomeriggio trascorso su una spiaggia dell’adriatico del nord, tra vulve decrepite e piselli micro nascosti da pance gonfie di birre, la cosa è venuta a me, imprigionandomi la mente, gli occhi, le orecchie. La cosa è un’idea, l’idea è che l’edificio basso e lungo deve diventare una scuola con tutti maestri e tutti allievi, una scuola dove io posso insegnare quello che amo e un altro può insegnare quello che ama a chi vuole ascoltare. Nessuno è pagato con soldi, nessuno è pagato e basta: io vado e incontro una persona che mi parla di come coltivare le gardenie, un’altra mi spiega come fare un impianto idraulico, una mi spiega come fare il cemento e fare un muretto. Io potrei parlare di che cosa? Di tante cose, magari ci sono persone che hanno bisogno di quello che io so ed io ho bisogno di quello che loro sanno.

Una scuola libera? No direi meglio uno spazio dove aiutarsi direttamente, dove trasmettere veramente quello che si vuole. Potremmo spaziare dalle lezioni molto pratiche su aspetti della vita quotidiana a quelle su letteratura, arte, poesia, biologia. Sono forse illuso, ma credo che i veri appassionati di ciascuna materia, arte o pratica, per il solo fatto di poterne parlare, sarebbero disponibili. Non vorrei professori, luminari, accreditati laureati diplomati, ma solo appassionati.

Mi piace la passione, l’essere pervasi dalla vita che ti fa fare le cose.

La lampadina a basso consumo e il pelo pubico


Ho un problema: non riesco a trovare una lampadina per il mio bagno. Quella che avevo si è bruciata e in commercio trovo solo lapadine a basso consumo: non le voglio, non me ne importa nulla, ma voglio decidere io come consumare meno, nessuno mi deve imporre una lampadina che fa questo schifo di luce bassa da morto. E’ una imposizione e per giunta pure costosa, perché le nuove lampadine, quelle che ci dicono essere indispesnabili per il risparmio energetico costano almeno 8-9 volte le altre. E allora dove sta il risparmio? Certo non sta nelle mie tasche!

Devo accettare una luce fioca in cambio di che cosa? Della promessa di un mondo migliore? In commercio non si trovano più le vecchie lampadine, non le fanno più, mi dicono. Bene, anzi male. Perché io voglio essere educato a consumare meno, cioè a compiere azioni che mi consentano di risparmiare energia, non ad acquistare prodotti che costano di più oggi e mi promettono un mondo migliore domani. Ci sono città illuminate a giorno pure di notte, insegne enormi e tutti però rassicurano che si tratta di luci a basso consumo, ma non mi serve questa rassicurazione. Voglio le luci spente, di notte, soprattutto quelle commerciali e voglio potermi ammirare in santa pace l’uccello se vado a pisciare di notte, senza spaventarmi di fronte ad un presunto pelo pubico grigio ma che invece è semplicemente biondo ma illuminato dalla luce grigia. Meglio il buio

In casa mia non ci sono mai più luci accese contemporaneamente. A volte mi diverto anche a fare le cose al buio, si fa tutto con più calma, senza luce artificiale, si toccano di più le cose, si acquista un senso della dimensione del mondo. Arrivo a casa la sera tardi, mi spoglio, mi faccio la doccia al buio, bevo al buio, mi lavo i denti al buio. Non sempre, ma talvolta è emozionante. E risparmio, davvero.