I want to be your umbrella


Mi chiamava mi pimpolin, mi diceva moro mou, mi infilava un dito in bocca e mi toccava la lingua.

Mi prendeva il membro tra le mani e mi diceva andiamo là dietro che ti bacio

Mi guardava con gli occhi blu e mi diceva ho 44 anni, ma in realtà ne aveva solo 38.

Mi portava a cena sulle alture e mi scostava la sedia per farmi accomodare.

Mi spezzava il pane per darmene un pezzo e mi versava il vino dalla caraffa di latta blu

Mi diceva cosa leggi ma poi si voltava verso il mare e diceva andiamo a far l’amore.

Alle otto il sole non c’è già più e lui mi porta dietro un agave spezzata all’ombra di un pino marittimo solitario. Mi dice I want to be your umbrella. Poi continua a succhiare fino in fondo. Mi guarda ancora e ripete I want to be your umbrella. I want I want I want to be to be to be. Now: eccoti servito. Devi prendere tutte le gocce che cadono, non perderne neppure una. Sei o non sei la mia umbrella? No, non lasciarle cadere, fai in modo che siano le tue labbra a raccoglierle.

E che sia la volta buona che Gabriel sparisca.

Addetto all’insalata con ingoio


Ma lo sai che mi devo legare una mano altrimenti vengo lì mentre stai mettendo a posto le bottiglie d’olio e ti do una pacca sul sedere. Ah, caro addetto all’insalata, ma dentro quei jeans le tue carni scoppiano, parlano, guardano. Ogni volta che entro spero sempre che tu ci sia, addetto all’insalata, solo per guardarti, s’intende. Non potrei certo abbordarti, al supermercato poi, tra un carrello e una cassa, ma tu addetto all’insalata, ci sei e mi basta.

Magari un giorno ti sfiorerò con il carrello e tu mi guarderai, penserai: però carino questo qua, guarda come mi sorride. Io abbasserei subito lo sguardo per il timore dell’insulto o dello sguardo di indifferenza – Certo a te piacciono le donne, addetto all’insalata! Ti si legge in faccia, o mi sbaglio? Mi sbaglio, si forse mi sto sbagliando, Oddio cosa fa, si avvicina. Succo di pomodoro, allora si questo mi serve. Si avvicina ancora, sorride un poco, di più. Che fai, maschio etero, mi prendi per il culo, guarda che potrei…crederci e poi innamorarmi. Ma che cavolo dico innamorarmi, a me basta una scopata di là nel retro, tu che mi dici – scusa ma tu per caso lavoravi in via valtellina? Si certo, ecco dove ti ho visto! Dai vieni che ci facciamo una birra di là. Dai si vengo.

Io che neanche so dove sia via valtellina.

In silenzio. Tic tac tic tac tic tac tic tac, l’orologio fa tic tac ed io sento la sua mano che stringe la mia testa, tic tac tic tac tic tac.

Giù

Quello strano senso di smarrimento che arriva dopo


Dopo una intensa attività autoerotica, in assenza temporanea di partner – temporanea di una sera, si intenda – che porta all’inequivocabile piacere visivo e tattile, nonché mentale, fisico, oddio non so più cosa, mi prende sempre quel senso di smarrimento lì, che poi non è proprio un senso di colpa, ma è una domanda.

Potevo farne a meno? Ah…adesso è facile dirlo, ma quando sei lì, che stai tornando a casa in autobus e la testa ti è scesa al livello del membro e con quello muovi i passi, che se incontrassi una vecchietta saresti disposto a farle uno sgambetto per arrivare a casa prima. Poi entri in casa, ti spogli freneticamente, ti butti sul letto, oppure ti infili sotto la doccia, ti siedi sul bordo del divano, ti fai. Ecco semplicemente ti fai qualcosa che arreca un piacere diverso.

E la devi fare solo, quella cosa. Magari gemendo in modo convulso, senza che qualcuno ti dica: ma cosa urli! Poi ti ritrovi lì, con le mutande in mano, lo sperma un pò sparso ovunque e guardi l’orologio. Che è l’oa dell’arrivo: vaglielo a spiegare, guarda mi sono fatto una sega aspettandoti, così adesso sono bello tranquillo e ti dedico tutto me stesso.

A casa di amici ti fanno il piedino sotto il tavolo


Cosa succede se ti senti desiderato, toccato, provocato? Improvvisamente di nuovo corteggiato, dopo anni e anni di tranquilla vita di coppia: sarà lo sguardo vivo riacceso da una improvvisa sensazione di libertà?
Credo di avere riacquistato la voglia di vita spericolata, dopo anni di torpore. Certo ora occorre difendersi dagli attacchi, perché questi giovani 22enni amanti del maturo 37enne hanno tecniche di avvicinamento veloci e dirette, mica come me alla loro età. In dicoteca ti si lanciano al collo e tirano subito fuori la lingua, sull’autobus ti sorridono e vengono a parlarti, a casa di amici ti fanno piedino sotto il tavolo. Come difendersi? Il mio amico E. dice che non ha senso fare la suora laica, cioè dice che o ci stai fino in fondo o te la fili subito.
Che drastica soluzione? Non ci si può stare a metà? Un’appoggiatina…!

Mi vendo, mi compri?


Quanto sono belli e sani, questi giovani laureati!

Me ne sarei fatto almeno 8 su 10 oggi in occasione del Lovely&Jobs: loro erano lì per vendere l’anima alla multinazionale di turno, per vendere 18 ore al giorno di duro stage non retribuito, io li avrei presi volentieri e portati in bagno per una succulenta fellatio, retribuita.

Ah…quanto è difficile capire quale parte di sé valorizzare e vendere! Ora mi domando: ma se sei un gran figoo una gran figa, perché ti ostini a voler regalre la tua mente? Vendi il corpo, godi, straccia, succhia, accarezza, bacia, tocca, masturba, lecca.

Non mi serve il tuo cv, laureato. Mi servono le dimensioni del tuo pene. Mettile in evidenza. Non mi servono i punti della tua tesi, bocconiana. Mi servono i centimetri di vulva che possono accogliere il mio membro. Queste sono le uniche partnership cui sono interessato.

Si va bene, ok. Fingo ancora un pò di ascoltarti mentre mi racconti i tuoi sogni di marketing internazionale, ma dentro di me, da buon manager delle risorse umane, penso solo a quanto sarebbe utile una sana esplorazione anale.

Mi voglio fare sbattere…fuori


Che sono gaio. Lo dico e spero in un licenziamento con buona uscita e buona pace del mio direttore e del mio presidente. Sono arrivato a questo punto, di voler giocare l’ultima carta: mai si terrebbero un dipendente gaio in una posizione come la mia e la mia gaiezza forse potrebbe aiutarmi in un downshifting con i fiocchi. Chi l’ha detto che è discriminazione? Magari lo fossi, discriminato. Sanno benissimo che non potrebbero criticarmi apertamente per il mio orientamento sessuale e sanno benissimo che non ho peli sulla lingua (tranne in rare occasioni…di fellatio arruffata e infuocata, actually) per informare le persone giuste del fattaccio.

Che brutto, sto cadendo e cedendo sulla logica del ricatto. Ma se funzionasse? D’altronde manca un piccolissimo passo. In realtà mi stanno già attaccando e se non fosse per il mio infinito giocare e prendere per il culo i perbenisti rispondendo con le battute più spiazzanti, sarei già finito in depressione. Battute del tipo che il megapresidente ti viene vicino, ti tocca la camicia e dice che è troppo sottile e che si vede che sei debole (Leggi: frocio), oppure l’altrocapone che ti vede con l’ombrello giallo e arancione – sinceramente a me piace e lo trovo molto maschio, ma questa è un’altra storia) – ed esclama dopo dieci minuti: ma di chi è st’ombrello da checca. Oppure che se ti prendi un’influenza e ritorni Lui ti dice che ti ammali troppo ed avresti bisogno di una bella esperienza forte…

Facciamola finita: datemi 200.000 euro e sparisco.