Il Papa parla e tutti stanno zitti


Esiste una alternativa alla famiglia? Una struttura sociale diversa dalla famiglia, qualcosa dove non ci siano ruoli quali la madre, il padre, il figlio, il marito, la moglie socialmente definiti e predeterminati nei desideri e nei comportamenti?

Il Papa dice di no, dice che non può esistere una società sana senza la famiglia. C’è per caso qualcuno che abbia osato dire alla dolce Santità incartapecorita che potrebbe esserci una alternativa? Nessuno. Trovo così banale il papapensiero quando si ostina a sconfinare nel sociale, arrogandosi il ruolo di guida spirituale per tutti. La dolce santità, tutto sommato, fa bene a diffondere la sua visione del mondo, per me è banale, ma rispetto chi vuole credere alle sue parole; tuttavia è una tra le visioni possibili, incapace per giunta di accogliere la complessità, ridotta al rango di trasgressione, ambiguità .

Ciò che mi rattrista è che non c’è un meZzo di comunicazione che si sia posto criticamente il problema delle sue parole. La povera bianca Berlinguer rischia il posto perché ha osato sfumare il commento della dolce Santità ad un brano musicale…
La famiglia è uno dei modi in cui si può rappresentare l’unità minima di una società, è il modo più sicuro per l ‘ordine sociale e spirituale, ma non è l’unico.

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Sudamericani a Milano


Mentre gli altri corrono, loro giocano, loro uomini sudamericani di ogni età si ritrovano insieme e giocano. Li vedo ogni pomeriggio, mentre torno a casa dall’ufficio, sono in uno piccolo spiazzo di cemento e giocano a pallavolo. Intorno, sedute sulle panchine tra qualche albero e quello che resta di un prato, siedono le donne, non so se sono le mogli, forse no. Sono solo le donne che hanno la borsa frigo e distribuiscono bibite fresche ai loro atleti, che hanno le pentole con dentro il pollo e i peperoni. Si ritrovano qui, bestemmiano, forse bevono, ma ridono giocano parlano e si toccano, si buttano a terra cercando di prender la palla impossibile. Sono tanti e stanno insieme, fanno il loro happy hour, ma happy davvero. Io passo incravattato sul dorso della mia bici e mi sento sempre un povero sfigato, che corre sul tappeto rotante.

Erezione metropolitana milanese


I piedi, benedetti piedi, quelli mi hanno stregato: seduto in metropolitana leggo e sono colpito dai piedi dell’uomo seduto di fronte a me. Piedi curati, grossi, pianta larga, venosi, infilati in un paio di infradito nere. Si lo so, siamo a giugno, di solito le infradito a Milano mi fanno un po’ schifo, soprattutto vederle alle 8 del mattino in metropolitana. Ma queste no, tutt’altro. Il collo del del piede lascia intravvedere la peluria biondo scuro, su pelle già abbronzata. Il jeans è lungo e scolorito, la maglietta rossa a maniche corte: tutto il resto è pelle, corpo scoperto, braccia, collo, mani, labbra, occhi. Sorriso, si perché quest’uomo, questo ragazzo metropolitano delle otto del mattino, mi sta sorridendo mentre lo guardo, mentre lo mangio e lo sento già dentro la mia bocca.

Pensiero cattivo mio: si va bene, è una marchetta, rimettiamoci a leggere.

Pensiero qualunque mio, un pò meno cattivo: certo però che una marchetta alle 8 del mattino in metro… cosa ci fa? Ah, forse torna dal turno di notte.

Pensiero deprimente mio: si però che triste, questo mi ha scambiato per un ricco quarantenne frustrato in cerca di sesso veloce a pagamento.

I miei occhi sono fermi da circa 5 minuti sulla stessa riga del libro, sto diventando strabico nel tentativo di tenere un occhio sul libro e l’altro su di lui: mi sforzo, non riesco, alzo lo sguardo su di lui e scopro che adesso non sorride più, guarda dritto nei miei occhi ed in quel momento è come se mi spogliasse.

Ho un’erezione, ho i pantaloni dell’abito, l’erezione si vede, la copro con la borsa dell’ufficio ed anche lui ha un’erezione, ci appoggia sopra la mano. Io ho doppia erezione, tripla erezione a vedere la mano poggiata sull’erezione.

E tutt’intorno gli altri, quelle signore sfatte con la borsa di plastica e dentro la schiscetta, quelle che le vedi e capisci perché l’uomo le molla. Le donne, innocenti evasioni, non s’accorgono o forse, loro mi direbbero, fanno finta di non accorgersi. Io sento di avere già bagnato la mutanda con le prime gocce di rugiada, lui si alza e si dirige verso la porta per uscire. Avrà al massimo 30 anni, gli occhi sono grigi, visto in piedi è altto, il suo culo è molto muscoloso, il fisico è asciutto, mi guarda e con la mano fa cenno. Dice senza parlare: su andiamo, vuoi o non vuoi passare la mattinata con me a leccare la mia pelle ambrata? Ci facciamo una doccia insieme e puoi accarezzarmi, puoi succhiarmi, poi ti riempirò la bocca con il mio seme e ti piacerà ingoiarlo.

Che faccio?

Sono sceso con lui e vaffanculo al lavoro, quando mi ricapita più un’occasione così. No, non è vero, non sceso con lui, avevo già i pantaloni bagnati, troppo bagnati, appiccicati.

Le maschiefemmine


Capello rasato, pettorale scolpito, bicipite gonfio, tricipite stragonfio. Deltoide disegnato, trapezio ricamato, quadricipite esagerato, addominale stirato. Orecchino al lobo, gamba un pò arcuata, labbra carnose, occhio nero, naso greco, peli.
E’ maschio, maschissimo, mi fa andare nel mondo dei sogni, un pò cullato dall’antibiotico, un pò eccitato dal bagno turco e dal suo costume azzurro. Lo seguo fino allo spogliatoio, lo seguo fino alle docce, lo guardo con insistenza, mi guarda con prepotenza ed io pregusto già il duello.
Davanti allo specchio si massaggia, si spalma di crema, la facca, le spalle, il ventre, indugia. Si gira si spalma i glutei e fa andare la sua mano su e giù, su e giù, si intravede quasi un delicatissimo scuro burroso centimetro di pelle proibita.
Mi sto infilando la calza, per un attimo abbasso lo sguardo sul mio piede, lo perdo di vista e sento lo squittio.
Ma ciaaaaaaaaaaaaaaaaaao, anche tu qui! Si guarda con queste feste non se ne può proprio più. Ma guardami, sono tutta gonfia.Gonfia. Si.
Gonfia. Si
Le due maschiefemmine continuano a confrontarsi a colpi di anca e speedo.

Rumore attutito, tonfo profondo, urla.


La tapparella alzata, la finestra chiusa, la coperta addosso.

La nostra coperta è una vecchia coperta militare cui abbiamo cucito un pezzo di lenzuolo bianco per renderla più lunga, la finestra è quella della cucina, da dove si vede la ferrovia e poco più in là quella casetta con una grande serra. La tapparella è rimasta alzata ieri sera perché come sempre ho fatto tardi e mi sono dimenticato di tirarla giù.

Tra poco si sveglia anche l’amore mio e mi rimprovera. Ma dolcemente, magari con un bacio e intrecciando le gambe calde attorno alle mie mi dirà sei un piccolo disastro.

Che folle paura di non essere più capace di sentire il calore della sua pelle: questa sarebbe la più grande punizione, più grande di me. Mi spezzetterebe, mi ha spezzettato. Rotto, frantumato, disarticolato ho provato ancora a nascondermi con la testa tra la nebbia, sono sceso dall’auto in un campo ai bordi della tangenziale ed ho urlato per quietare le gambe tremanti. Rumore attutito, tonfo profondo, non è ancora neve, ma dentro è ghiaccio, dentro me.

Stress da lavoro, una legge, due leggi, cento leggi…


Stiamo aspettando i risultati, per vedere se gli impiegati accuratamente scelti per essere testati, hanno recitato bene la lor parte da svampiti e incoscienti.

Chi credevate facessimo rientrare nel campione? Quelli sull’orlo di una crisi di nervi, quelli che piangono, quelli che urlano, quelli che si ammalano spesso? Gli stessi consultenti ci hanno detto di scegliere un “Campione Rappresentativo”, mica tutti.

Rappresentativo di che? Chiedo io. Beh… quello che ci consente di condurre la ricerca senza troppi disturbi o situazioni difficili, che inficerebbero i risultati. Ergo?

Mi sono ritrovato davanti la lista di tutti i dipendenti e l’invito a scegliere i più idonei: nel campione sono finiti quelli che fanno finta di non capire, quelli che non capiscono, quelli che non se la prendono perché non capiscono, quelli a cui si da poco da fare perché combinano sempre casini se fanno qualcosa, quelli che non fanno nulla che non sia scritto nella loro job description…
Ecco che ho scoperto a cosa servono in azienda: a riempire le statistiche!

Ne sono morti tre in tre anni, uno suicida, un infarto, un ictus, età intorno ai 35 anni. Non sarebbero mai entrati nel campione.

Il profumo del gelsomino per me


Dietro di me, alle mie spalle è il mio gelsomino, ma ne sento il profumo e stasera non andrei più a dormire. Suona Tenco Vedrai vedrai…ho letto molto, oggi. Sulla sdraio che ho rimesso a posto io, con queste mie mani che adesso scrivono, la sdraio di cui ho inchiodati i legni, ho cucito la stoffa, facendo quel punto con il filo giallo e viola che tanto mi piaceva.

Intorno a me sono tutte le mie piante, le mie mie mie, lo vorrei ripetere cento volte. Sono soddisfatto del risultato, dopo giorni di lavoro: ogni anno c’è sempre un grande amore da distribuire a fine inverno, tra un rinvaso, un recupero, una potatura drastica. E Tenco ora canta Ognuno è libero di fare quello…boh, ho perso il filo. Ah…questa terrazza, eterno motivo di discussioni. C’è chi la vorrebbe chiudere parzialmente e farne una fascinosa veranda (mia suocera), c’è chi la vive come una piacevole spiaggia dove prendere il sole come mamma l’ha fatto (il mio compagno), c’è chi viene a fare delle grandi mangiate e a ballare ubriaco d’estate godendosi Milano dall’alto e la luce della Madunina che brilla (gli amici) e c’è chi qui vive, che sono io.

Mi sento vivo, in questo grande caos di piante e di fiori, li conosco tutti uno per uno, anche le erbacce, che non sradico, perché voglio vedere cosa fanno di bello Qui. Gli uccellini vengono a mangiare il pane che lascio la sera. La mattina salgo per fare colazione, alle 6 rinasco qui, con il mio latte e nescafe freddo. Domani mattina c’è la torta con la farina di castagne, le mele e l’uvetta, me l’ha fatta lui oggi.

Io, questa terrazza un pò selvaggia, un pò me, la vorrei lasciare sempre così. Vincerà la suocera?

Come cazzo ha fatto a diventare direttore del personale questo coglione


Me lo chiedo tutte le sante mattine, ma si sa, le strade del signore sono infinite, quelle delle aziende sono lastricate di croci e chi mette più croci, sale sale sale. Solo ora lo capisco: il bravo direttore del personale è quello che sa licenziare. Punto.

Dopo ogni partita dell’Inter mi chiede se ho visto la partita ed io da circa 3 anni gi rispondo che il calcio non mi interessa proprio

Ogni lunedì mattina mi dice che ha passato la domenica stravaccato sul divano a ber birra e ruttare, ascoltando i pink floyd e mi chiede: ma le paicciono i Pink floyd? Ed io rispondo sempre che non sono il mio genere. La conversazione si conclude con la laconica affermazione: Lei (si mi da del lei, retaggio della differenza di “classe” quando io ero un semplice impiegato e lui non dava del tu agli impiegati….) non capisce un cazzo di musica.

Al mercoledì va sempre a mangiare fuori con la moglie (oltre ad andare sempre al sabato mattina alle 8 in punto al supermercato, alle 11 al cimitero e alle 13 a pranzo dalla suocera, per poi guardare un film alle 16 a casa, generalmente scaricato gratis da Internet, perché 180 mila euro l’anno di stipendio non si buttano mica dalla finestra per comprare film originali in DVD…) e mi chiede: ma Lei è sposato? Si, sposato, magari pure con una strafiga…Io? Me lo chiedi da tre anni, cosa devo fare? Farmi tatuare una stella rosa?

L’uomo medio è lui, eccolo, è lui, solo lui. Non pensavo potesse esistere, l’uomo medio italiano. Ma di quella mediezza o medietà che non è la misura della normalità, che adoro. Ma della ipocrisia, che detesto.

Mamma li verdi (quelli veri)


Non parlate con quelli.

Questo potrebbe essere il sottotitolo di oggi, perché oggi c’è stato un grande problema in azienda e come sempre per risolvere un grande problema ci vuole un grande coglione, il cui messaggio alla nazione è stato più o meno questo…vista la annunciata preannunciata ripetutta minaccia di azione sulla nostra macchina produttrice… da parte di giovani estremisti sovvertitori dell’ordine (e io già godo) …nonché frange armate (di vanga) verdissime, si consiglia a tutti i dipendenti di non parlare a suddetti eventuali infiltrati appostati dietro l’angolo

Che poi tradotto significa: siamo a rischio attacco da parte di guerrieri verdi per alcuni problemini che abbiamo con l’ambiente…oggi o domani arrivano. Quindi visto che siamo a rischio, fate attenzione a quelli che vi avvicinano fuori dall’azienda, non parlate, non date confidenza, non credete sopratutto a quello che vi raccontano e segnalate ogni sospetto di infiltrato.

Non volevo credere alle parole lette. Preoccupato? Macché. Oramai me ne frego: ma è divertente, è stato divertente. Perché sulla scrivania io avevo il mio divertente e pericoloso “Terrorismo o rivoluzione” di Vaneigem, che leggo in metropolitana. Vai a vedere che ho trovato il modo per farmi cacciare! Adesso prendo il volumetto e lo piazzo a fianco al telefono, in bella vista. Potranno mai tollerare un finocchio rivoluzionario molto vicino all’internazionale situazionista e ai nuovi rurali? Nooooooo, nooooooo. Sarebbe troppo. Non l’ho fatto, anzi ho preso il mio libretto e me lo sono passato vicino al cuore, per pudore.

Spero domani di incontrare all’uscita della dorata company un contadino armato di zappa che cerca di convincermi delle sue idee su come cambiare il mondo

Tutti fuori, tutti fuori a mostrare il culo a colori


Devo farmene una ragione, oramai non c’è altra via di scampo. A Milano c’è il salone del mobile e c’è pure il fuori salone ed io odio quando la gente si riempie la bocca di cose di cui non capisce un cazzo: li vedi girare, turisti e non, milanesi e terroni, russi e guardarobiere, giapponesi e globetrotter, americani e artisti di strada, li vedi ammirare cose, guardare cose, ma soprattutto riempirsi la borsa di inutile carta, gadgets, li vedi trascinare le borse tutto il giorno e poi la sera tra un panino da 8 euro e una maschera di philip stark.

Design ridotto a occasione di consumo: che tristezza. Ma l’arte non era solo per pochi, per quelli che la sentono e la capiscono. E gli altri? Facciamo sentire loro la puzza d’arte mescolata alla porchetta e al dj set Albertino, una cosa è certa: spenderanno! Mandrie di buoi che ostruiscono le strade con i Suv bianchi, greggi di pecore in fila per scroccare un cocktail gratis, stormi di pappagalli che ripetono in coro: ma sei stato al fuori salone? No, non ci sono stato, anzi si ci sono stato per sbaglio. Un’esperienza triste, di gruppo, piena di froci e amiche dei froci con al seguito fidanzati zaino.