Un’isola d’amore in Grecia


Sono arrivato all’alba, primo a scendere dalla nave, primo a vedere tutti quelli che affittano case camere studio hotel barche, con i loro cartelli e il loro book di foto. Io sono andato dritto verso il furgoncino rosso: è sempre lo stesso da dieci anni, quello che porta verso Maragas, verso il luogo dove le persone si guardano e si baciano.

La mia camera ha una terrazza sulla spiaggia, vedo il mio mare, vedo la chiesetta in lontananza, bevo Latte freddo e Nescafe, con qualche biscotto e mi godo il silenzio dopo la due giorni di MK. Cappello di paglia, la mia maglia militare, che è proprio quella che mi sono portato via dopo l’anno di leva, i miei pantaloni larghi scoloriti, infradito e vado, sono pronto per vivere un’altra vita nell’isola dell’amore.

A settembre questa è l’isola dell’amore, tutti hanno voglia di amare, di perdersi nella gioia di guardare l’altro lentamente. Un ragazzo si avvicina e mi parla in greco, poi mi accarezza la testa e mi invita ad unirmi a lui e al suo amico, arrivano altri ragazzi, parliamo tutti, tutti parlano con tutti, sulla spiaggia del tramonto. C’è chi ti offre l’uva, ma poi magari non ti parla tutto il giorno, c’è chi ti dice che hai una bella bocca e poi continua a leggere e anche tu senti che puoi dire tutto ciò che vuoi e non senti nessun vincolo, nessun obbligo.

In acqua tutti insieme i miei nuovi amici ed io, ci tocchiamo, ci accarezziamo, con molto amore e attenzione ai nostri corpi, senza aspettativa, senza andare oltre perché va bene così. Tutto è consentito, sulla spiaggia dell’amore, nessuno guarda con sospetto, ma solo con piacere e condivisione, dalla spiaggia ci salutano, mentre noi facciamo capriole e giochiamo a improvvisi piaceri d’acqua.

C’è Cristos, Vassilis, Vangelis, Dimitri, Jorgos, l’altro Jorgos, Cristopher e poi Maria e Ana e William con Linda. Ci guardiamo i nostri sessi e a volte restiamo in erezione, ma nessuno è spaventato, le donne a volte si accarezzano con le mani e giocano con le loro dita, alcuni ragazzi si tolgono curiosità ed inibizioni. Poi la sera capita che ci si riveda, magari a cena, senza programma alcuno, capita che si ceni insieme o che si resti con la compagnia del proprio libro e la luce fioca di una lampadina sul tavolo, bevendo raki o nulla.

In vacanza senza valigia


L’avevo già fatto dieci anni fa, lo ripeto quest’anno. Un pò per necessità, un pò per piacere. Non vado lontano, vado in Grecia, in un’isola che conosco bene e che non è Mykonos. Vado altrove, dove c’è una camera sulla spiaggia, una taverna, la tunasalada, il tarama, i pomodori ripieni, lo stifado. Mi porto solo uno zainetto con qualche maglietta, un paio di calzoni corti e un pò di libri. Non c’è musica, non ci sono pettorali gonfi, non ci sono cocktail, al massimo qualche cocktale. Abbandonerò le magliette usate e puzzolenti e tornerò senza nulla, solo con i libri, sempre che non decida di abbandonarne qualcuno molto bello.

…Sentivo lo scricchiolio,
nel buio, delle mie scarpe:
sentivo quasi di talpe
seppellite un rodio
sul volto, ma sentivo
già prossimo ventilare
anche il respiro del mare.

L’ha scritta Giorgio Caproni, io scrivo arrivederci. Tornerai desiderio innocente follia.

Il profumo del gelsomino per me


Dietro di me, alle mie spalle è il mio gelsomino, ma ne sento il profumo e stasera non andrei più a dormire. Suona Tenco Vedrai vedrai…ho letto molto, oggi. Sulla sdraio che ho rimesso a posto io, con queste mie mani che adesso scrivono, la sdraio di cui ho inchiodati i legni, ho cucito la stoffa, facendo quel punto con il filo giallo e viola che tanto mi piaceva.

Intorno a me sono tutte le mie piante, le mie mie mie, lo vorrei ripetere cento volte. Sono soddisfatto del risultato, dopo giorni di lavoro: ogni anno c’è sempre un grande amore da distribuire a fine inverno, tra un rinvaso, un recupero, una potatura drastica. E Tenco ora canta Ognuno è libero di fare quello…boh, ho perso il filo. Ah…questa terrazza, eterno motivo di discussioni. C’è chi la vorrebbe chiudere parzialmente e farne una fascinosa veranda (mia suocera), c’è chi la vive come una piacevole spiaggia dove prendere il sole come mamma l’ha fatto (il mio compagno), c’è chi viene a fare delle grandi mangiate e a ballare ubriaco d’estate godendosi Milano dall’alto e la luce della Madunina che brilla (gli amici) e c’è chi qui vive, che sono io.

Mi sento vivo, in questo grande caos di piante e di fiori, li conosco tutti uno per uno, anche le erbacce, che non sradico, perché voglio vedere cosa fanno di bello Qui. Gli uccellini vengono a mangiare il pane che lascio la sera. La mattina salgo per fare colazione, alle 6 rinasco qui, con il mio latte e nescafe freddo. Domani mattina c’è la torta con la farina di castagne, le mele e l’uvetta, me l’ha fatta lui oggi.

Io, questa terrazza un pò selvaggia, un pò me, la vorrei lasciare sempre così. Vincerà la suocera?