Il Papa parla e tutti stanno zitti


Esiste una alternativa alla famiglia? Una struttura sociale diversa dalla famiglia, qualcosa dove non ci siano ruoli quali la madre, il padre, il figlio, il marito, la moglie socialmente definiti e predeterminati nei desideri e nei comportamenti?

Il Papa dice di no, dice che non può esistere una società sana senza la famiglia. C’è per caso qualcuno che abbia osato dire alla dolce Santità incartapecorita che potrebbe esserci una alternativa? Nessuno. Trovo così banale il papapensiero quando si ostina a sconfinare nel sociale, arrogandosi il ruolo di guida spirituale per tutti. La dolce santità, tutto sommato, fa bene a diffondere la sua visione del mondo, per me è banale, ma rispetto chi vuole credere alle sue parole; tuttavia è una tra le visioni possibili, incapace per giunta di accogliere la complessità, ridotta al rango di trasgressione, ambiguità .

Ciò che mi rattrista è che non c’è un meZzo di comunicazione che si sia posto criticamente il problema delle sue parole. La povera bianca Berlinguer rischia il posto perché ha osato sfumare il commento della dolce Santità ad un brano musicale…
La famiglia è uno dei modi in cui si può rappresentare l’unità minima di una società, è il modo più sicuro per l ‘ordine sociale e spirituale, ma non è l’unico.

Good as you e la rivoluzione


Ho visto il film e mi è piaciuto perché trasmette un’idea di famiglia non convenzionale, finalmente.

Mi ha colpito la battuta di una dei protagonisti che, rivolgendosi al personaggio interpretato da Enrico Silvestrini, in crisi con il fidanzato perché l’altro lo costringe nel ruolo di fidanzato appunto, dice, più o meno, così: ma che bisogno avete di scimmiottare le famiglie degli altri, cercate di vivere in modo diverso, voi che potete…

Una frase del genere, ascoltata una sera d’aprile in un cinema minuscolo del centro storico di Genova, dopo una due giorni di amorevoli pranzi e cene con genitori, suoceri e amici dei suoceri, può suonare come liberatoria, può incitare alla rivoluzione, può convincere a troncare la felicità (altrui) per la perfetta famiglia gay style.

Dobbiamo aspirare ad altro, a qualcosa di diverso dalla famiglia, noi omosessuali.  Invece abbiamo finito per trovarci invischiati nei miasmi della putrescente famiglia, aspiriamo a riprodurne le strutture, aspiriamo a rincorrerne i sogni, aspiriamo a goderne le gioie. E’ sempre una forma di controllo sociale, dopo tutto. Quale migliore garanzia, infatti, di una tranquilla vita di consumatori è quella di giocare alla famiglia perfetta.  E’ solo questione di tempo, ma ci daranno questo privilegio: tra pochi anni saremo anche noi omosessuali fieri del diritto di formare una famiglia, fondata sull’amore, la fedeltà e l’aiuto reciproco, oltre che sui viaggi di nozze, sugli sconti in crociera, sull’acquisto della casa.

Siamo sicuri che è quello che vogliamo o stiamo solo aspirando alle briciole di un’istituzione che non ci appartiene e che non gode – per fortuna – di buona salute.

Il mio compagno ed io, che viviamo apertamente con tutti la nostra relazione, abbiamo lottato per anni affinché i nostri genitori non si conoscessero, affinché le nostre famiglie restassero separate, affinché potessimo restare anormali, senza obblighi di sorta, senza convenzioni da rispettare o ipocriti scambi di effusioni, ma non ce l’abbiamo fatta.

Famiglia, Impresa e Chiesa


Lo tollero, questo Governo, ma preferivo la faccia della Carfagna e non perché fosse bella, ma perché occorre rischiare, osare e non rifugiarsi nelle certezze, anche nella scelta dei Ministri.

Tutti professionisti, celebratissimi (da chi poi? Da quelle stesse famiglie di imprenditori professionisti leccapiedi eccetera eccetera…) apprezzatissimi (dalla stessa cultura produttivista di cui sopra) ma lontani, lontani dalla società reale, quella che è diventata oggi e non quella che è rimasta nelle teste di questi oversettanta della buona società. La società fatta di contraddizioni, che non sempre e non necessariamente si devono risolvere o nascondere con il sapere, la conoscenza e la competenza, quella società ridotta a lustrini e squinzie, che ci si illude di spazzare via con il buon esempio dei completi grigio fumo e del triplo giro di perle.

Siano Banchieri o Professori, siano Supermanager d’Europa o Prefetti d’acciaio sono sempre simbolo dell’ordine e del risultato a tutti costi.
Siamo un popolo di falliti, che adesso accetta di affidare il proprio destino nelle mani dei titolati, siamo un popolo di falliti con il complesso dell’ignoranza perenne che si affida al Pronto sempre più Pronto soccorso dei matusalemme pensionati di gran cervello.

Non c’è nessun buonsenso in tutto ciò, perché ci siamo fatti fregare come sempre il nostro diritto, quello di chiedere un rendiconto dell’operato ai politici che ci hanno governato e quello di scegliere in base ad una informazione corretta e completa.

In fretta ci hanno detto…scusate, c’è la crisi, abbiamo fatto tutti un gran casino, adesso passiamo la palla in mano a questi signori dotati dei superpoteri, intanto noi ci organizziamo e ci vediamo alle elezioni tra un pò, così anche gli uomini dei superpoteri provano un pò l’ebbrezza e poi tornano a giocare a burraco, mentre noi torniamo – TUTTI – a prendervi di nuovo per i fondelli.

La mamma lo sposo la nuora e il figlio gay (con fidanzato)


Mia madre piange tutti i giorni, continua a ripetermi fortunato tu con il tuo ragazzo, invece quel tuo povero fratello con quella brutta donna, quanto mi fa penare. E giù lacrime, singulti, voce flebile e dolori di testa. Ed io, figlio finocchio, che consolo una madre disperata per il matrimonio dell’altro figlio, mi sento dire che sono fortunato io ad aver trovato un bravo ragazzo. E’ arrivata a pronunciare la frase del secolo: io mi sento meglio quando sono con voi, è molto meglio lui (il mio fidanzato) di lei (la sua futura nuora).

Chi l’avrebbe mai immaginato: una madre che adora il “nuoro” e vorrebbe venire a vivere con noi (incrocio le dita affinché non accada mai!) famiglia anomala e ripudia l’altro figlio etero, si, quello per giunta anche sportivo, aitante, con superfiga al fianco e in procinto di sfornarle qualche pargolo. Io me ne parto per le vacanza ora, voglio uscire da questo casino al più presto, spero che mamma inciampi in una buccia di banana e rinsavisca, papà la finisca di stare zitto, il mio fratellino si decida a pensare che oltre agli aperitivi al bar, le scarpe griffate e la cocaina, esiste anche una tazza di latte caldo con la torta di mele.

Come la vedo grigia! Lei, povera mamma, così lontana e preoccupata. Ho la sensazione che in questi dieci giorni che mancano al matrimonio possa ammazzarsi, non volontariamente, ma di tristezza. Sai quegli scherzi che fa la pressione alta quando le cose non vanno bene… Io parto comunque per le spiagge selvagge. Penso a me, questa volta. Se succede qualcosa spero che succeda verso la fine della mia vacanza, ho deciso di non impicciarmi più e di godermi il mio status di coppia perfetta adorata da mamma e papà. Due palle.