Famiglia, Impresa e Chiesa


Lo tollero, questo Governo, ma preferivo la faccia della Carfagna e non perché fosse bella, ma perché occorre rischiare, osare e non rifugiarsi nelle certezze, anche nella scelta dei Ministri.

Tutti professionisti, celebratissimi (da chi poi? Da quelle stesse famiglie di imprenditori professionisti leccapiedi eccetera eccetera…) apprezzatissimi (dalla stessa cultura produttivista di cui sopra) ma lontani, lontani dalla società reale, quella che è diventata oggi e non quella che è rimasta nelle teste di questi oversettanta della buona società. La società fatta di contraddizioni, che non sempre e non necessariamente si devono risolvere o nascondere con il sapere, la conoscenza e la competenza, quella società ridotta a lustrini e squinzie, che ci si illude di spazzare via con il buon esempio dei completi grigio fumo e del triplo giro di perle.

Siano Banchieri o Professori, siano Supermanager d’Europa o Prefetti d’acciaio sono sempre simbolo dell’ordine e del risultato a tutti costi.
Siamo un popolo di falliti, che adesso accetta di affidare il proprio destino nelle mani dei titolati, siamo un popolo di falliti con il complesso dell’ignoranza perenne che si affida al Pronto sempre più Pronto soccorso dei matusalemme pensionati di gran cervello.

Non c’è nessun buonsenso in tutto ciò, perché ci siamo fatti fregare come sempre il nostro diritto, quello di chiedere un rendiconto dell’operato ai politici che ci hanno governato e quello di scegliere in base ad una informazione corretta e completa.

In fretta ci hanno detto…scusate, c’è la crisi, abbiamo fatto tutti un gran casino, adesso passiamo la palla in mano a questi signori dotati dei superpoteri, intanto noi ci organizziamo e ci vediamo alle elezioni tra un pò, così anche gli uomini dei superpoteri provano un pò l’ebbrezza e poi tornano a giocare a burraco, mentre noi torniamo – TUTTI – a prendervi di nuovo per i fondelli.

Spero nella legalità


Mi dispiace un pò che Silvio Berlusconi termini così il suo mandato, non lo merita. Quasi malmenato, non solo metaforicamente, da un popolo di pecoroni la cui massima aspirazione è fare ciao con il telefonino in mano, agitandosi dietro le telecamere dei telegiornali, salvo poi intonare cori da stadio e salti da scimmia al passaggio del Presidente del Consiglio. Cos’era? Un dittatore, forse? Ricordiamoci che è stato eletto da cittadini italiani, che, per quanto privi di senso critico, restano sempre cittadini italiani, con una dignità e motivazioni da rispettare. Comprendo una certa soddisfazione nel vedere allontananrsi un avversario politico, ma mi duole vedere manifestazioni di giubilo miste a finti pianti, neanche fossimo stati prigionieri di guerra. Un po’ di realismo non guasta.

Primo: l’Italia di Berlusconi, la cultura di Berlusconi e dei suoi scudieri e avversari di bassa lega, resta, purtroppo resta ed è tanto disseminata che neppure nei prossimi dieci anni sarà possibile restaurare un barlume di giustizia ed eticità.
Secondo: la stessa cultura, fatta di personalismo e mancanza di senso di responsabilità, illegalità e superficialità, contraddistingue oggi tutte le forze politiche, più interessate al mantenimento dello status quo che al cambiamento. Più ancora la stessa cultura informa di sé le singole persone, le aziende, gli ospedali, la scuola.
Terzo: sono tutti vecchi, stramaledettamente vecchi, questi politici o tecnici che siano, questi professori o capi d’azienda, questi megamanager, ministri e generali. Resta molto forte il pregiudizio Vecchiaia = Saggezza e competenza.

Spero nella legalità, d’ora in poi. E Spero in un risveglio di cattiveria verso i vecchi papponi, in un nipote che dica al nonno o allo zio: taci tu, che racconti solo palle e cerchi sempre di farla franca, che cerchi di dirmi che in fondo in fondo è tutto questione di opinioni.
Mi accontento della piccola legalità, spero che le persone si incazzino di fronte alle cose scorrette e che alzino la voce, in ogni ambiente, sul lavoro, a scuola, negli uffici pubblici, a casa: ciascuno nel suo piccolo, per far capire che una cosa FALSA è FALSA e STOP, che un ponte è pericolante e STOP, che un raccomandato è una persona da rimuovere e STOP, senza ma, senza forse, che dichiarare il falso per truffare lo stato è un crimine e STOP, che non pagare i debiti è meschino e STOP. Non ci interessano più le opinioni, perché su alcuni argomenti non ci devono essere opinioni, non ci interessano più gli affabulatori qualunquisti, non vogliamo più sentire due persone che affermano contemporaneamwente due verità opposte sostenendo che entrambe sono vere. Persone di questo tipo devono essere dichiarate inabili alla cittadinanza, delinquenti, presi in gruppo e mandati via dall’Italia a predicare altrove le belezze della democrazia verosimile.
Spero nella legalità, spero che tutti pretendano, d’ora in poi, la verità.

Interno di un parcheggio milanese


Imbottigliati nel parcheggio chiuso di un multisala a Milano una sera d’autunno mentre fuori piove e dentro…beh dentro la testa si ripetono quelle parole: perché l’ho fatto?
Le auto bloccate, non c’è parcheggio, né si può uscire perché la coda è ferma, tutti con i motori accesi, nugoli di ragazzini che corrono da una parte all’altra di questo level 3 del maxi parcheggio: loro passano qui il sabato sera, sembrano a loro agio, fumano molto, urlano, sputano e si baciano. Chiusi dentro le auto, gli altri, coglioni come me, che hanno deciso di venire qui a vedere un film e si ritrovano come tanti criceti che corrono sulla ruota. E a fianco, al mio fianco, seduto accanto a me, quello che alcuni amici hanno soprannominato il santo per la capacità di sopportazione, che ripete, una due tre dieci volte:…..e io te l’avevo detto e io te l’avevo detto e io te l’avevo detto…! Me l’aveva detto che i multisala gli fanno schifo, appunto. E qui del multisala non c’è ancora traccia, siamo nel parcheggio, ancora. Bloccati, il film che avremmo voluto vedere è già iniziato e siamo qui nel parcheggio, ancora, bloccati.

Questi ragazzini intorno, però, forse si perdono molte più cose di noi. In fondo noi siamo capitati qui e non ci torneremo più. Loro invece vengono qui di proposito, in questi centri del divertimento, pieni di sushi bar, wienerplatz, old wilde west, burger king, roadhouse, calzedonia, apple store, virgin active fitness center, unieuro, mediaworld, initimissimi e jean luis david. E quando si stancano delle luci e dei colori dell’interno, arrivano qui, all’ultimo piano, tra i fumi di scarico delle auto in coda, magari per darsi un bacio o per pisciare dietro un auto.

Almeno mi avessero pisciato di fronte, così da vedere i loro piselli urinare e risvegliarsi dal torpore delle mutande superstrette dell’ultimo D&G.