La grande illusione


Io ci sono finito dentro, mi sono rotolato in Lei, nell’illusione di un mondo fatto di esseri che consumano, producono e consumano. Si sono dimenticati di dirmi che oltre a consumare e produrre, si può anche vivere, se lo sono dimenticati tutti quelli che mi hanno raccontato la vita. Mamma e papà ci sono finiti dentro per primi, nella grande illusione, lasciando la vita dietro il sogno di un tempo agiato.

La grande illusione. Quella di vivere in un mondo con i confini, di muovermi dentro uno spazio lineare, di ap-prezzare le cose, prima ancora di saperle creare.

La grande illusione. Quella di volere essere riempito, di riempire e di aspirare alla saturazione, in un continuo accumularsi dentro e fuori di me.

La grande illusione, che va bene così, dopo tutto, che in fondo in fondo non si sta troppo male e che il male è necessario, che si sopporta, dopo tutto.

Quando il gay è troppo integrato


Ha la borsa grande di pelle, ha il pantalone stretto di jeans, ha l’iphone all’orecchio, ha il capello bloccato, ha l’andatura da Kate Moss sul tacco 12 e la vita di Vanessa Paradis in crisi da bulimia: è il gay integrato, troppo integrato, è il gay conformista che per darsi un aspetto intelligente è anche comunista e scusate la rima, ma mi sono cascati i corleoni.

Si parla tanto di discriminazione, di isolamento, di maltrattamenti, di minori opportunità, ma oggi il gay è l’emblema dell’uomo perfettamente integrato nel modello di consumo contemporaneo. Anzi, trovi pure le ricerche dei guru della marketing intelligence che te lo additano come persona ad elevata propensione al consumo.

Il gay integrato è amato inseguito voluto coccolato. Il gay non integrato aspira ad integrarsi e poi, è tutto finito.

Manager inutile manager


Anche stasera è andata male, mi sono trovato davanti l’ennesimo addormentato. Gli voglio tanto bene, ma il mio amico Davide di passaggio in Italia in arrivo dal Canada, è votato alla carriera, parla di carriera, di piano di sviluppo personale, fatto con tanto di grafici e gant, fatto da lui stesso per autovalutarsi.

… vedi Davide oggi non capisco più il senso di quello che faccio, penso che non ne valga più la pena, che la vita sia un’altra, che le multinazionali per cui lavoriamo ci stiano prendendo in giro con sta storia della carriera, forse alla fine siamo stati ingannati all’università con sta storia del marketing e della comunicazione.

A me oggi non me ne frega un cazzo di sapere quali sono i bisogni della gente, di segmentare la popolazione in tante piccole celle per colpirle meglio, anzi sta cosa mi fa anche un pò schifo e penso, ma non c’è un modo migliore di passare il tempo? I soldi, si i soldi, ma a me manca il resto, sono carico di soldi – non è vero, diciamo che ne ho abbstanza per vivere bene – ma non ho fatto niente nella mia vta a parte fare soldi e questa è davvero una cosa senza senso, non ti pare?

Io voglio fare altro, voglio pensare, leggere, costruire, scoprire e invece sono qui a riempirmi le tasche di soldi. Ma nel nostro caso, caro Davide, nel nostro caso che siamo anche finocchi, chi ce lo fa fare? Di ammazzarci così, dobbiamo forse costruire un futuro per qualcuno? No, e allora a maggior ragione, dobbiamo renderci conto che c’è qualcosa che non va. Io sono preoccupato perché non me la sento più di continuare così, no, non mi fraintendere, non voglio ammazzarmi. Tiè, voglio solo dirti che secondo me ci siamo sbagliati tutti, noi e i nostri Sono un inutile Manager, ma non perché non sono utile, ma perché è tutto finto, una bolla di sapone, vorrei essere un impiegato ragioniere che conta le mozzarelle al mercato comunale e le scrive spunta sulla bolla, quella di carta