Addetto all’insalata con ingoio


Ma lo sai che mi devo legare una mano altrimenti vengo lì mentre stai mettendo a posto le bottiglie d’olio e ti do una pacca sul sedere. Ah, caro addetto all’insalata, ma dentro quei jeans le tue carni scoppiano, parlano, guardano. Ogni volta che entro spero sempre che tu ci sia, addetto all’insalata, solo per guardarti, s’intende. Non potrei certo abbordarti, al supermercato poi, tra un carrello e una cassa, ma tu addetto all’insalata, ci sei e mi basta.

Magari un giorno ti sfiorerò con il carrello e tu mi guarderai, penserai: però carino questo qua, guarda come mi sorride. Io abbasserei subito lo sguardo per il timore dell’insulto o dello sguardo di indifferenza – Certo a te piacciono le donne, addetto all’insalata! Ti si legge in faccia, o mi sbaglio? Mi sbaglio, si forse mi sto sbagliando, Oddio cosa fa, si avvicina. Succo di pomodoro, allora si questo mi serve. Si avvicina ancora, sorride un poco, di più. Che fai, maschio etero, mi prendi per il culo, guarda che potrei…crederci e poi innamorarmi. Ma che cavolo dico innamorarmi, a me basta una scopata di là nel retro, tu che mi dici – scusa ma tu per caso lavoravi in via valtellina? Si certo, ecco dove ti ho visto! Dai vieni che ci facciamo una birra di là. Dai si vengo.

Io che neanche so dove sia via valtellina.

In silenzio. Tic tac tic tac tic tac tic tac, l’orologio fa tic tac ed io sento la sua mano che stringe la mia testa, tic tac tic tac tic tac.

Giù

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Feel it


Mi sento la vodka al melone che scende freddissima in gola, una bottiglia in due per trovare il coraggio di entrare allo Smile.
Dentro sono soli uomini che guardano, ballano, spogliano mentre suona Fell it e la luce illumina un ragazzo sul palco: è il ballerino, moro con indosso solo la salopette di jeans. Vedo il tenente M che beve, lui mi vede, si gira e va in bagno. Mi volto e il moro sul palco ha sganciato la salopette, il suo petto è coperto dai peli. Feel it nella versione dance, non quella di MJ, ma quella dei Tampere feat. Maya, con le campane che suonano e la gente che suda intorno e la palla che luccica rotenado in alto. Feel it continua e la salopette scende improvvisamente scoprendolo, grande, a riposo, gonfio, largo. Lui continua a ballare, Feel it, con la salopette ai piedi, i riccioli scuri, e una scultura tra le gambe.

Il tenente M che beve, mi guarda e non sorride…

In questa caserma, sappiatelo, non c’è posto per chi vuole fare il pubblicitario.

Ricordi di anni pieni di piattole, quelle vere.

Anche io sarei risuscitato, con Marco Carta davanti. Ma nudo.


Ah…che meraviglia! Svegliarsi dal coma e ritrovarsi lì davanti Marco Carta, che magari ti accarezza.

Lo so, sono un pò esagerato, ma quel venticinquenne sardo mi fa salire il sangue alla testa, anzi a dire il vero mi fa scendere il sangue tutto alla verga. Quante volte l’ho sognato non so dirvi, certo alla mia età di uomo quasi quarantenne suona un pò come la storia del daddy che cerca il son – e non so neanche se si dica così. Forse si dice il daddy che cerca il boy.

Diciamo pure che io mi risveglio dal letargo quando lo vedo in tv, se poi parla mi si induriscono i capezzoli, se ride sono già in piedi davanti allo schermo con una mano nella patta. E mi fermo qui, perché ci sono i bambini che leggono.

Quando qualche settimana fa sono comparse le foto di Marco Carta a bordo piscina con il suo agente, io sono andato in tilt per un pomeriggio: dovevo fare formazione ad un nuovo dirigente, ma il mio p…ensiero tornava sempre là, allo slippino bianco che lasciava intravvedere un rigonfiamento formato, di quelli che li guardi e si capisce che forma ha la cappella. Dopo un lungo pomeriggio a dire cavolate al giovane dirigente, sono corso in bagno alle sei e mezzo per svuotare il serbatoio spermatico.