Una mano ed un braccio


Infilati in un culo, non li avevo mai visti prima d’ora, dal vivo, a due metri di distanza da me, reso consapevole solo da quel soave odore di merda diffuso. Che scultura, l’avambraccio è tutto dentro, è come se quell’anno se lo fosse inghiottito e, avido, non lo lasciasse più uscire: non si capisce chi è padrone di chi, chi è il master e chi è il masterizzato. Intorno materassi rossi di finta pelle, pezzi di carta bianca e schizzi di sperma secco, fumo di sigaretta e golosi rumori di ingoi improvvisati, seguiti da sputi e corse per rimediare, laddove si vuole, laddove non si soffoca. Qui tutto è permesso, ma proprio tutto, tutto tutto. E’ permesso farlo senza preservativo, è permesso passare da un culo all’altro, è permesso farsi pisciare in faccia, è permesso picchiare, è permesso gridare, è permesso baciare, spaccare, tagliare.

Lasciate tutto, voi che entrate. Lasciate tutto in un sacco nero dell’immondizia, tutto vi verrà restituito al vostro ritorno, se tornate. Vi scrivono un numero sulla spalla, con un pennarello, è il vostro numero, vi serve solo per recuperare il sacco con la vostra roba, ve lo scrivono perché dirvelo non servirebbe, ve lo dimentichereste. Dottori, Ingegneri, Geometri, Operai, Medici, Attori, Contabili, Presidenti, Idraulici, Scienziati, Cannonieri, Tennisti, Camerieri, Scrittori, Infermieri, Autisti, Doppiatori e Giostrai. Adesso siete solo quel numero sulla spalla: potete fare tutto, siete solo quel numero, potete non fare niente, solo un numero, ma non per gli altri, siete un numero per voi stessi.

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Quando non puoi più mentire


Quando non puoi più mentire provi un grande senso di liberazione, ma allo stesso tempo ti accorgi che hai vissuto in un un mondo parallelo, dove ti sei fatto piacere le cose che in realtà ti facevano schifo.

Quando finalmente hai la consapevolezza di chi sei, ti sembra di non aver vissuto fino a quel momento e tutto quello che prima ti piaceva, adesso non ti piace più, è come se ti accorgessi all’improvviso di un mondo fasullo, dove però sei finito dentro da solo, nessuno ti ha spinto, almeno consapevolemente.

Rivedere i valori, gli affetti, le credenze è molto doloroso, ma non puoi fare altrimenti, portandoti dietro quel che resta del prima e mettendo tutta l’energia per vivere nell’oggi. Oggi che finalmente posso vivere per quello che sono, non ce la faccio più ad accettare quello che prima per me era normale, non riconosco più i miei desideri di un tempo, i miei sogni di un tempo: io non mento più. E improvvisamente l’immaginario della mia vita è scomparso. Sai quanto è difficile ricostruirne uno? L’immaginario è quell’idea di vita che ti sei fatto, quel vortice di immagini, voci, paure, energie che come nuvola leggera e carica ha rovesciato la sua forza nelle azioni della tua vita, quelle grandi e quelle piccole.