Quando non puoi più mentire


Quando non puoi più mentire provi un grande senso di liberazione, ma allo stesso tempo ti accorgi che hai vissuto in un un mondo parallelo, dove ti sei fatto piacere le cose che in realtà ti facevano schifo.

Quando finalmente hai la consapevolezza di chi sei, ti sembra di non aver vissuto fino a quel momento e tutto quello che prima ti piaceva, adesso non ti piace più, è come se ti accorgessi all’improvviso di un mondo fasullo, dove però sei finito dentro da solo, nessuno ti ha spinto, almeno consapevolemente.

Rivedere i valori, gli affetti, le credenze è molto doloroso, ma non puoi fare altrimenti, portandoti dietro quel che resta del prima e mettendo tutta l’energia per vivere nell’oggi. Oggi che finalmente posso vivere per quello che sono, non ce la faccio più ad accettare quello che prima per me era normale, non riconosco più i miei desideri di un tempo, i miei sogni di un tempo: io non mento più. E improvvisamente l’immaginario della mia vita è scomparso. Sai quanto è difficile ricostruirne uno? L’immaginario è quell’idea di vita che ti sei fatto, quel vortice di immagini, voci, paure, energie che come nuvola leggera e carica ha rovesciato la sua forza nelle azioni della tua vita, quelle grandi e quelle piccole.

Lontano irrimediabilmente lontano


E’ molto duro tornare qui alla scrivania, oggi.

Lo so che è peggio tagliare le rotaie del tram, come stamattina stava facendo l’operaio sotto casa mia, ma ciò non esclude il mio profondo malessere di questi mesi: io sono lontano irrimediabilmente lontano dalla vita che sto facendo. Sto pensando di lasciare tutto, ma so che non è la soluzione ma solo un aggravarsi del mio malessere. Occorre lasciare quando si sta bene e non quando si è incavolati con il mondo.

Volevo vent’anni fa tutto quello che ho oggi ma di cui oggi non mi frega niente. Non è solo una questione di piccole cose, è proprio questione di un mondo diverso: volevo avere soldi, avere prestigio sociale, avere riconoscimenti, essere un uomo di successo secondo l’unico sistema di valori che conoscevo, allora.

Oggi sono deluso e stanco. Penso di avere sbagliato molto, ma in buona fede. La colpa è stata mia, che ho creduto in un sistema che oggi mi è estraneo. La responsabilità di chi ha costruito questo mondo mi è sempre più chiara e mi fa arrabbiare: ci siamo fatti colonizzare l’immaginario, il sogno, la speranza. Uso il “CI” un pò qualunquista perché abbiamo lasciato fare. Basta.