Quando non puoi più mentire


Quando non puoi più mentire provi un grande senso di liberazione, ma allo stesso tempo ti accorgi che hai vissuto in un un mondo parallelo, dove ti sei fatto piacere le cose che in realtà ti facevano schifo.

Quando finalmente hai la consapevolezza di chi sei, ti sembra di non aver vissuto fino a quel momento e tutto quello che prima ti piaceva, adesso non ti piace più, è come se ti accorgessi all’improvviso di un mondo fasullo, dove però sei finito dentro da solo, nessuno ti ha spinto, almeno consapevolemente.

Rivedere i valori, gli affetti, le credenze è molto doloroso, ma non puoi fare altrimenti, portandoti dietro quel che resta del prima e mettendo tutta l’energia per vivere nell’oggi. Oggi che finalmente posso vivere per quello che sono, non ce la faccio più ad accettare quello che prima per me era normale, non riconosco più i miei desideri di un tempo, i miei sogni di un tempo: io non mento più. E improvvisamente l’immaginario della mia vita è scomparso. Sai quanto è difficile ricostruirne uno? L’immaginario è quell’idea di vita che ti sei fatto, quel vortice di immagini, voci, paure, energie che come nuvola leggera e carica ha rovesciato la sua forza nelle azioni della tua vita, quelle grandi e quelle piccole.

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La mamma lo sposo la nuora e il figlio gay (con fidanzato)


Mia madre piange tutti i giorni, continua a ripetermi fortunato tu con il tuo ragazzo, invece quel tuo povero fratello con quella brutta donna, quanto mi fa penare. E giù lacrime, singulti, voce flebile e dolori di testa. Ed io, figlio finocchio, che consolo una madre disperata per il matrimonio dell’altro figlio, mi sento dire che sono fortunato io ad aver trovato un bravo ragazzo. E’ arrivata a pronunciare la frase del secolo: io mi sento meglio quando sono con voi, è molto meglio lui (il mio fidanzato) di lei (la sua futura nuora).

Chi l’avrebbe mai immaginato: una madre che adora il “nuoro” e vorrebbe venire a vivere con noi (incrocio le dita affinché non accada mai!) famiglia anomala e ripudia l’altro figlio etero, si, quello per giunta anche sportivo, aitante, con superfiga al fianco e in procinto di sfornarle qualche pargolo. Io me ne parto per le vacanza ora, voglio uscire da questo casino al più presto, spero che mamma inciampi in una buccia di banana e rinsavisca, papà la finisca di stare zitto, il mio fratellino si decida a pensare che oltre agli aperitivi al bar, le scarpe griffate e la cocaina, esiste anche una tazza di latte caldo con la torta di mele.

Come la vedo grigia! Lei, povera mamma, così lontana e preoccupata. Ho la sensazione che in questi dieci giorni che mancano al matrimonio possa ammazzarsi, non volontariamente, ma di tristezza. Sai quegli scherzi che fa la pressione alta quando le cose non vanno bene… Io parto comunque per le spiagge selvagge. Penso a me, questa volta. Se succede qualcosa spero che succeda verso la fine della mia vacanza, ho deciso di non impicciarmi più e di godermi il mio status di coppia perfetta adorata da mamma e papà. Due palle.

A te che sei la colonna della nostra vita


Questa frase me l’ha scritta mia madre su un foglio di carta ripiegato e chiuso con lo scotch, con dentro i soldi per il mio compleanno. Mi ha detto, come sempre, non ho fatto in tempo a comprarti niente. Ma ha fatto quello che in 37 anni di età non era mai riuscita a fare, invece. Su un foglio ingiallito ha scritto questa frase: buon compleanno, a te che sei la colonna della nostra vita.

Ho preso in mano il pacchetto ed avrei voluto urlare, invece ho sorriso e l’ho messo nel borsone, ho trattenuto le lacrime e le ho dato un bacio veloce. Mi ha detto lo so che non ti servono, ma io te li do, anche se sono pochi. Per loro, per mia madre e per mio padre, sono il figlio che è riuscito a fare tante cose nella vita pur tanto incasinata: sono segnati un pò dal dolore per avermi perso dal loro grembo, per avermi dovuto vedere vivere la mia diversità con fin troppo entusiasmo, ma sono orgogliosi per i successi professionali e personali che mi hanno raggiunto. Orgogliosi senza farlo vedere, come solo i piemontesi sanno fare.

E mi caricano di questa responsabilità, adesso. Lo so che mia madre l’ha scritta un pò piangendo quella frase, ma ci crede. Pende dalle mie labbra, quando parlo. Così pure mio padre. A volte hanno paura di contraddirmi o di raccontare le loro piccole avventure quotidiane, quando ci vediamo. Sono arrivati a dire che preferiscono come nuora il mio compagno…e mia madre che si diverte a passare le giornate al mare con me e con lui e mio padre che si beve il cognac con lui dopo cena, fumando chissà quante sigarette.

Ma io ho perso la parte più giocosa di me in questa statica cartolina di una famiglia felice. Non sono mai riuscito ad essere figlio, ora mi ritrovo nonno di due sessantenni, senza essere mai stato padre: fa un pò male.

Dopo Ricky Martin arriva Gabriel Garko


Poteva mancare? La voce circola già da decenni, aspettiamo che sia lui a dirlo, visto che ci tiene tanto.

La voce dice abbia un amore, sempre quello, ma che lo viva di nascosto… ma chi se ne importa. Sarà Gabriel Garko, Tiziano Ferro, Massimo Giletti, Tim Burton, Michael Keaton, Alberto Bilà, Mario Venuti, Ron o Lucio Dalla, Massimo Lopez o Alessandro del Piero o Luca Vialli o….Ho citato tutti? No solo i migliori, ma perché avevate dubbi?

Facciamo un pò di eterofobia…questi sono solo alcuni degli esseri umani dal gusto sessuale (sarà pure affare loro o no?) dicevo dal gusto sessuale, beh, diaciamolo, come direbbe La Russa, dal gusto sessuale particolare, ma sempre secondo i pettegolezzi da dark room, tra una toccata e fuga (mi veniva figa, ma stona). E vi pare poco? Vi rendete conto? Se questi sono tutti gay, possiamo dire di avere conquistato il mondo con onore, di avere soldati e generali eccellenti, di poter annoverare i migliori dalla NOSTRA PARTE.

Tiè, tiè, tiè. Se non fose vero? Che questi sono tutti finocchi, intendo. Beh! pazienza, Mi piaceva pensarlo, per sentirmi un pò meno solo.

Spesso, per ritornare alla mia casa
prendo un’oscura via di città vecchia.
Giallo in qualche pozzanghera si specchia
qualche fanale, e affollata è la strada.

Qui tra la gente che viene che va
dall’osteria alla casa o al lupanare,
dove son merci ed uomini il detrito
di un gran porto di mare,
io ritrovo, passando, l’infinito
nell’umiltà.

Qui prostituta e marinaio, il vecchio
che bestemmia, la femmina che bega,
il dragone che siede alla bottega
del friggitore,
la tumultuante giovane impazzita
d’amore,
sono tutte creature della vita
e del dolore;
s’agita in esse, come in me, il Signore.

Qui degli umili sento in compagnia
il mio pensiero farsi
più puro dove più turpe è la via.

Umberto Saba

Mi voglio fare sbattere…fuori


Che sono gaio. Lo dico e spero in un licenziamento con buona uscita e buona pace del mio direttore e del mio presidente. Sono arrivato a questo punto, di voler giocare l’ultima carta: mai si terrebbero un dipendente gaio in una posizione come la mia e la mia gaiezza forse potrebbe aiutarmi in un downshifting con i fiocchi. Chi l’ha detto che è discriminazione? Magari lo fossi, discriminato. Sanno benissimo che non potrebbero criticarmi apertamente per il mio orientamento sessuale e sanno benissimo che non ho peli sulla lingua (tranne in rare occasioni…di fellatio arruffata e infuocata, actually) per informare le persone giuste del fattaccio.

Che brutto, sto cadendo e cedendo sulla logica del ricatto. Ma se funzionasse? D’altronde manca un piccolissimo passo. In realtà mi stanno già attaccando e se non fosse per il mio infinito giocare e prendere per il culo i perbenisti rispondendo con le battute più spiazzanti, sarei già finito in depressione. Battute del tipo che il megapresidente ti viene vicino, ti tocca la camicia e dice che è troppo sottile e che si vede che sei debole (Leggi: frocio), oppure l’altrocapone che ti vede con l’ombrello giallo e arancione – sinceramente a me piace e lo trovo molto maschio, ma questa è un’altra storia) – ed esclama dopo dieci minuti: ma di chi è st’ombrello da checca. Oppure che se ti prendi un’influenza e ritorni Lui ti dice che ti ammali troppo ed avresti bisogno di una bella esperienza forte…

Facciamola finita: datemi 200.000 euro e sparisco.