Quando un libro in più fa cadere una parete


Siamo alle solite, mancano i libri in forno e poi abbiamo tappato tutti i buchi, o quasi. Apparentemente ordinati nella libreria, divisi per colore come piacciono all’uomo che ama le regine, succede che spuntino libri in mille altri posti impensabili in questa casa.

Oggi ne ho trovato uno in un vaso del terrazzo, dimenticato lì dopo una delle mie letture seminotturne: bagnato, asciufato, ribagnato, come minimo è lì da un mese. L’ho letto e finito, anzi mi ricordo di averlo finito e di essermi addormentato sognando come spesso capita di essere dentro il romanzo a fare il personaggio che manca. Poi mi sono risvegliato talmente lontano dalla realtà che mi sono alzato e sicuramente avventato su una banana, su un budino al cioccolato o su un’albicocca secca.

Ovviamente i miei libri sono una specie di copertina per me, li porto ovunque, spesso in passato mi vergognavo di leggere, da ragazzino soprattutto, non potevo far vedere troppo la mia passione perché temevo la presa in giro degli amici della strada, dei parenti non avvezzi. Ci mancava che mi dessero del ricchione e pure noioso perché per loro – ma anche per molti oggi – la lettura era essenzialmente noia.

Io entrai in una biblioteca la prima volta a dieci anni e ricordo che il signore anziano mi guardava con un misto tra la sorpresa, il viscido desiderio (l’ho capito anni dopo che era viscido…) e la preoccupazione. Non potevo permettermi di comprare libri e allora decisi di usare il servizio pubblico, ma non feci i conti con l’età. Io mi sentivo diciottenne, ma avevo solo dieci anni: forse ero abituato a vivere con troppe preoccupazioni già allora e mi sentivo più grande e in diritto di frequentare la biblioteca. Quel signore mi rispedì a casa, ma tornai dopo qualche giorno e gli spiegai la mie ragioni: non c’era nessuno e acconsentì alla mia esplorazione degli schedari. Presi il Conservatorio di Santa Teresa e da quel momento è inziata la storia.

Strano che mi ricordi un titolo, di solito li dimentico. A volte non ricordo neppure il titolo del libro che sto leggendo, a volte li abbandono a metà, a volte li finisco. Ne leggo almeno tre contemporanemanente e non rileggo mai, se non qualche pagina, magari a distanza di anni. I libri…Li vendo, qualcuno bello lo lascio per strada nella speranza che anche altri possano godere della bellezza, poi lo ricompro, se proprio ne sento il bisogno. Il mio muro cade quando vedo una libreria: sento un impulso fortissimo ad entrare, toccare, sfogliare e mi si apre una porta verso la comprensione di me.

Un’isola d’amore in Grecia


Sono arrivato all’alba, primo a scendere dalla nave, primo a vedere tutti quelli che affittano case camere studio hotel barche, con i loro cartelli e il loro book di foto. Io sono andato dritto verso il furgoncino rosso: è sempre lo stesso da dieci anni, quello che porta verso Maragas, verso il luogo dove le persone si guardano e si baciano.

La mia camera ha una terrazza sulla spiaggia, vedo il mio mare, vedo la chiesetta in lontananza, bevo Latte freddo e Nescafe, con qualche biscotto e mi godo il silenzio dopo la due giorni di MK. Cappello di paglia, la mia maglia militare, che è proprio quella che mi sono portato via dopo l’anno di leva, i miei pantaloni larghi scoloriti, infradito e vado, sono pronto per vivere un’altra vita nell’isola dell’amore.

A settembre questa è l’isola dell’amore, tutti hanno voglia di amare, di perdersi nella gioia di guardare l’altro lentamente. Un ragazzo si avvicina e mi parla in greco, poi mi accarezza la testa e mi invita ad unirmi a lui e al suo amico, arrivano altri ragazzi, parliamo tutti, tutti parlano con tutti, sulla spiaggia del tramonto. C’è chi ti offre l’uva, ma poi magari non ti parla tutto il giorno, c’è chi ti dice che hai una bella bocca e poi continua a leggere e anche tu senti che puoi dire tutto ciò che vuoi e non senti nessun vincolo, nessun obbligo.

In acqua tutti insieme i miei nuovi amici ed io, ci tocchiamo, ci accarezziamo, con molto amore e attenzione ai nostri corpi, senza aspettativa, senza andare oltre perché va bene così. Tutto è consentito, sulla spiaggia dell’amore, nessuno guarda con sospetto, ma solo con piacere e condivisione, dalla spiaggia ci salutano, mentre noi facciamo capriole e giochiamo a improvvisi piaceri d’acqua.

C’è Cristos, Vassilis, Vangelis, Dimitri, Jorgos, l’altro Jorgos, Cristopher e poi Maria e Ana e William con Linda. Ci guardiamo i nostri sessi e a volte restiamo in erezione, ma nessuno è spaventato, le donne a volte si accarezzano con le mani e giocano con le loro dita, alcuni ragazzi si tolgono curiosità ed inibizioni. Poi la sera capita che ci si riveda, magari a cena, senza programma alcuno, capita che si ceni insieme o che si resti con la compagnia del proprio libro e la luce fioca di una lampadina sul tavolo, bevendo raki o nulla.

Chiamami con il tuo nome di André Aciman


Questo libro è controverso nelle reazioni che suscita.
Io l’ho finito due anni fa quando ero a Naxos in spiaggia. Non riuscivo più ad alzarmi da terra, mi sentivo svuotato di energie, disperato, senza neppure più la forza di piangere, mi batteva il cuore.
Bruno l’ha finito anche lui in spiaggia, ma l’anno dopo e su un’altra spiaggia, quella di Paros, sempre in Grecia. Si è alzato ed è corso in acqua a piangere ed è andat al largo per non farsi vedere perché le lacrime continuavano.
Massimiliano l’ha letto e l’ha trovato una cavolata per adolescenti in crisi d’astinenza da pisello, Benedetto l’ha letto e per poco non s’addormentava dopo venti pagine.
Siamo tutti e 4 lettori abituali. Io preferisco saggi di filosofia che strizzano l’occhio all’ermeneutica, Bruno è un architetto con la passione per la paesaggistica, Massimiliano legge tutta la saggistica finanziaria che viene pubblicata, Benedetto legge una quantità infinita di libri, romanzi in particolare, con il cuore vicino alla letteratura ebraica.
Divisi a metà: in casa, quel libro non riesce proprio a metterci d’accordo. Con gli amci ancora meno: scontro aperto. Le pagine con il racconto della pesca poi sono determinanti: io ho la salivazione azzerata quando le ricordo, altri hanno il vomito.